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La celeberrima riservatezza tedesca tra mito e realtà

L’invito è arrivato tramite una conoscente del marito supersonico, una vicina di casa con cui prende regolarmente il bus il mattino. L’evento si sarebbe svolto un sabato pomeriggio, nella via dietro casa nostra. Abbiamo deciso quindi di accettare. “Perché no?” ci siamo detti. E così il pomeriggio dell’appuntamento abbiamo atteso che la ragazza ci venisse a prelevare e siamo andati. Fatti pochi metri a piedi, girando l’angolo, abbiamo visto le panchine e i tavoli con le tovaglie bavaresi (ossia a quadretti bianchi e azzurri) allestiti sulla strada; poi abbiamo notato bevande di ogni genere, dal caffè all’acqua, all’Apfelschorle, all’immancabile birra, lì a disposizione di tutti. Torte e dolcetti di vario genere facevano bella mostra di sé su un tavolo, mentre i barbecue attendevano soltanto l’orario giusto per essere accesi. Da parte nostra abbiamo contribuito al magna-magna generale con una bella ciambella all’italiana, che abbiamo appoggiato sul tavolo, quindi tagliato e condiviso con i presenti. In pratica abbiamo partecipato alla nostra prima festa del vicinato alla tedesca. Come siamo arrivati, le persone sedute al nostro stesso tavolo, gentilissime, si sono presentate. “Hallo! Grüß Gott, ich bin der Werner! Ich wohne hier gegenüber in dem grünen Haus!” (Ciao, salve, sono Werner, abito qui di fronte nella casa verde!“). Ciascuno dava il nome e la posizione geografica, tanto per aiutare l’altro ad orientarsi. “Ti ho già visto, mi sembra, ma non ricordo dove” ha detto un signore dall’aria sorniona al marito supersonico. Poi di colpo è giunta l’illuminazione: “Aaaah sì, ho capito. Mi capita di passare spesso davanti a casa tua e attraverso le finestre, ti vedo cucinare!” Eh già è proprio lui. Intanto il bambino bionico, con fare circospetto, osservava i numerosi bambini del circondario anche loro intervenuti alla festa: ce n’era di tutte le età, dai 2 agli 11 anni. “Certo, è carina questa festa, è stata una bella idea organizzarla!” ha detto uno. “Eh sì, perché in questa zona siamo in tanti, ma praticamente non ci conosciamo.”, gli ha fatto eco un altro. “Ci si saluta, ci si sorride, ma poi finisce lì, non c’è un vero rapporto ed è un peccato!” ha aggiunto una signora lì a fianco. Ma allora è vero, mi sono detta io, è proprio come mi sembrava: questi tedeschi fanno più fatica di noi a fare amicizia tra di loro. Non sono solo io che, a causa della mia leggendaria timidezza, ci metto anni per lasciarmi andare oltre a un “Ciao” con chi non conosco. Qua sono tutti come me! Ciò da una parte conferma il mito dei tedeschi riservati, chiusi, distanti. D’altra parte però, guardando la scena in cui eravamo immersi, facevo fatica a pensare a gente fredda e poco sociale. Vedevo sorrisi a bizzeffe, mani e sguardi che s’incontravano, birre bevute assieme, sentivo risate comunitarie, udivo persone che non si erano mai viste prima tra loro, parlare come se si conoscessero da anni. Tedeschi asociali e gelidi? A quanto sembra stasera, direi di no, dicevo tra me e me. Addirittura in più di una occasione sono stata avvicinata spontaneamente da persone gentilissime, che mi hanno fatto ogni sorta di domanda su di me, con curiosità e vero interesse. Non c’era niente di formale o vuoto nel loro approccio, ma solo desiderio di conoscermi meglio. “Da quanto vivete qui? E dove lavori tu? E il bimbo dove va all’asilo? Ah sei italiana? Ah io sono stata in vacanza in Italia quest’estate. Roma, Genova, che meraviglia! È quello sul monopattino il tuo bimbo, vero? Che carino!”. Io trasecolavo, impressionata da tanta cordialità (fino a questo punto si spingevano i miei pregiudizi sui tedeschi: fino a rimanere stupita dalla loro simpatia!). All’inizio della festa, lo ammetto, mi sentivo come il solito baccalà decorativo. Nelle  situazioni sociali nuove, come ormai avrete capito, mi sento solitamente poco sciolta e tendenzialmente non vedo l’ora di andare via. Eppure dopo qualche ora, durante questa festa, ho iniziato a rilassarmi. Ho cominciato, udite udite, a sentirmi a mio agio. Robe da matti. Verso sera, mentre le chiacchiere andavano avanti e nuove persone arrivavano a getto continuo, qualcuno ha portato la legna e un contenitore di metallo ed ha acceso il fuoco. Poi fuori i bastoni, fuori i marshmellows e via coi bimbi intorno alle fiamme a cuocerli! Il buio scendeva, il freddo aumentava, ma l’allegria intorno a noi, oltre al fuoco, ci hanno scaldati parecchio. Abbiamo scoperto di vivere in una zona piuttosto internazionale del quartiere: oltre ai tedeschi provenienti da ogni parte della Germania, abbiamo incontrato greci, ungheresi e non ricordo più bene quale altra nazionalità. La festa, col passare delle ore, si animava sempre di più, il via vai di gente è stato continuo e ad un certo punto c’è stato anche chi ha iniziato a cantare.

Verso le dieci di sera, “stanchi, ma felici”, ci siamo decisi a tornare a casa. Abbiamo salutato tutti con un sorriso e ricevuto indietro altrettanti sorrisi.  “Tschüüüß! Gute Nacht! Bis bald! Danke für die Einladung! Wiedersehen” (Ciao, buonanotte, grazie dell’invito, arrivederci). E forse da questa esperienza, ci siamo portati dietro la fine di una leggenda e il crollo di un mito inossidabile: quello dei teutonici gelidi e inavvicinabili!

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Schrannenhalle Viktualienmarkt

Avviso: questo non è un post sponsorizzato! Ho scritto tutto di mia iniziativa e non avrò per questo articolo retribuzione alcuna.

No, tranquilli, il titolo di questo post non è, nonostante l’apparenza, un’imprecazione in tedesco! Non è neppure una formula magica tipo “Hocus Pocus Maleficus”. Non è un codice fiscale, né un codice segreto da decifrare, ma il nome di un posto magico di Monaco di Baviera. Se passate di qui o addirittura ci vivete, vale totalmente la pena di farci il classico salto. Schrannenhalle Viktualienmarkt si trova a pochi passi dall’altro Viktualienmarkt, quello tradizionale, il più celebre, il famoso mercato all’aperto dove si vendono cibi freschi, quali frutta verdura, pane, carne, Würstel e ogni altro bendiddio. Schrannenhalle è, in buona sostanza, il suo fratello “di lusso”. Al chiuso, raffinato, ordinato, invitantissimo. Aperto tutti i giorni dalle 9 alle 20, riserva gioie infinite per gli occhi e trionfi di sapori, colori, odori. Vi sono vari banchetti dove la merce, tutta di primissima qualità, tutte Delikatessen provienenti da tutto il mondo, è esposta in file disciplinate dalle quali non riuscivo personalmente a staccare lo sguardo. Cibo italiano, cibo asiatico, cibo esotico, cibo nostrano, tutto di prima classe. Confezioni invitanti, sacchettini colorati, pacchetti di design. Té profumato, riso di prima categoria, pasta selezionata, dolcetti gustosissimi,  condimenti superiori, pane sopraffino. Una manna.

Come ho messo piede dentro a Schrannenhalle, non ho potuto fare a meno di pensare: qua devo fare un reportage fotografico; questo ambiente è troppo magico, troppo unico, troppo imperdibile per non fare un paio di scatti da regalare ai lettori del mio blog. E allora ho tirato fuori il coraggio (vi ho detto che sono negata per la fotografia) e il cellulare e ho iniziato  a scattare. Portate pazienza se la qualità è quella che è, vi prometto che migliorerà.

Ecco a voi il risultato delle mie fatiche!

Sotto vedete il banchetto di O&CO. Si tratta di ottimi prodotti tutti a base di olio di oliva. Il gentilissimo commesso mi ha fatto assaggiare un olio di oliva a dir poco strepitoso, miscelato con una sorta di aceto per condire l’insalata veramente ottimo, dolce, fruttato. Un’esperienza gustativa, olfattiva e visiva da raccomandare!

Come vedete, si trova un po’ di tutto, non solo cose mangerecce.

Spero che questa carrellata di immagini vi sia piaciuta e vi abbia fatto venire voglia di passare da Schrannenhalle e magari assaggiare qualcosa. Noi abbiamo preso delle brioches e un Brezen  che ci hanno davvero deliziato il palato. Sto già pensando alla prossima volta in cui passerò da lá e farò scorta di prelibatezze.

E adesso, in esclusiva per voi, una grande sorpresa, un regalo, una perla imperdibile, una di quelle cose che succedono una volta ogni cent’anni e forse neanche.

Vi dico la verità. Per questo evento speciale mi sono ispirata ad un celeberrimo blog mammesco, che parla anche di vita all’estero. L’autrice del blog pubblica spesso foto della sua bimba; foto in cui però della piccola si vedono soltanto dettagli: un occhio, un piedino, la gonnellina, i capelli, il visetto coperto da un palloncino e via dicendo.  Allora, mi sono detta, perché non posso anche io regalare ai miei lettori delle foto-perla del bambino bionico, naturalmente visto solo in dettaglio o semi-nascosto? Accontentiamo schiere di fan in attesa delirante di vedere un angolino del b.b., un suo dettaglio, un particolare, magari la foto delle scarpine delicate, che, nel caso del blog di cui sopra, hanno pure fatto aumentare le vendite delle calzature fotografate? Non posso sottrarmi e quindi ecco a voi!

Visto che roba? Visto che inquadratura, che prospettiva, che angolatura? Visto che bimbo?

Visto che poesia, che tocco artistico, che foto misteriosa? Ci ho messo ore per ottenere questa sfumatura. Sfumatura, non “fuori fuoco” ok?

E ora la perla più assoluta, lo scatto più imperdibile, la foto che tutti sognano. Il dettaglio che vi farà capire più di ogni altro il carattere del b.b. : le scarpine delicateeee! Visto che esclusiva?

E ora mi aspetto almeno 46 commenti deliranti sul tipo: “Oddio, ma é meraviglioso il bambino bionico!! Siete stupendi! Che invidia, ti ammiro tantissimo per quello che fai. Fai delle fotografie meravigliose, vorrei tanto essere come te! Ti prego, fai altri post così, che mi fai sognareeee! Un bacio al piccolo!”

Ahahahahahahahahah!

Il cibo degli dei?

 

 

 

 

 

 

In una pigra mattina di poco tempo fa, me ne stavo al computer senza avere uno scopo in particolare. Navigavo tra una pagina web e l’altra, quando all’improvviso mi capita un’e-mail da una delle mie numerose sorelle. Dentro all’e-mail vi era un link ad un articolo. Eccolo:

http://www.bbc.co.uk/news/magazine-17753372

La sorella mi ha chiesto conferma della verità di quanto scritto. “È vero che in Germania si è appena aperta la stagione dell’asparago? È vero che ci sono festival dell’asparago un po’ ovunque?  È vero che tutti i ristoranti offrono specialità a base di asparago? Eireen, illuminami.”. Ora, dovete sapere che io ho uno strano rapporto col cibo. Quello che mi trovo davanti, se non rientra nella gamma di cibi che aborro, lo mangio e non distinguo troppo: mi va bene anche un piatto di spaghetti scotti con il sugo pronto, anche se non scaldato. Per dire. Se poi considerate che, in più, ho dei gusti particolarissimi, per cui mangio solo alcuni tipi di cibi* e l’asparago non rientra tra quelli, insomma, avrete capito non sono esattamente la persona più adatta per questa inchiesta approfondita sull’asparago in Germania. Quindi che esso fosse una prelibatezza e che addirittura ci fosse qui una stagione specifica per inneggiarlo, beh, mi era proprio sfuggito! Ma proprio mentre riflettevo su questa ed altre importanti questioni, tipo c’è una vita oltre la morte, esiste la reincarnazione, e se sì, mi reincarnerò in un asparago? Proprio in quel momento, dicevo, sento la diri, ossia la dirimpettaia, la collega tedesca che siede di fronte a me, che parla al telefono con un ristorante, per decidere il menù di un’imminente cena ufficiale. E che cosa sta discutendo nello specifico?  Il lettore più acuto e attento avrà già capito: una serie di portate con protagonista l’asparago. Entrecôte a base di asparagi, risotto con salsa d’asparagi, bollito con contorno di asparagi in umido, budino all’asparago con salsa di fragoline di bosco, caffè con punta d’asparago, liquore all’asparago e infine, omaggio della casa: bignettini farciti con crema d’asparago. Un trionfo! Ma allora è proprio vero, mi sono detta: l’asparago domina.

E nel frattempo si era scatenato il confronto via e-mail tra me e tutte le sorelle. Una quadrangolatura tra la Germania, l’UK, l’Italia e persino l’Australia. Un dibattito accesissimo sull’asparago e le sue numerose qualità, in barba al fuso orario che separa Londra da Sydney! A me l’asparago piace da impazzire, scrive una, e quando è la stagione giusta, non me lo nego. Io lo odio, ma come puoi? ribatte l’altra. Ma Eireen, tu non capisci che è una squisitezza, un cibo degli dei, rilancia una terza. Provate l’asparago bollito con un filo d’olio d’oliva: delicatissimo, conclude la quarta e chiude la bocca a tutte. Io, non paga di quanto appreso fino a quel momento, decido che avrei approfondito l’argomento e che avrei conosciuto tutte le sfumature della cultura dell’asparago in terra teutonica. Così ho scoperto che esistono, solo a mo’ di esempio:

– il sito web spargel.de, interamente dedicato al prelibato ortaggio; “ein Geschenk der Natur”, un regalo della natura, come viene definito dal sito stesso. Vi si trovano ricette a base d’asparago, fotografie di asparagi, moduli per ordinare a casa quantità sconfinate di asparagi.

– il sito Spargel-Treffen, ossia “l’incontro degli asparagi”, che indica i luoghi in Baviera in cui viene coltivata la verde-bianca golosità.

– feste locali dell’asparago (una c’è il 17 maggio: sono ancora in tempo a farci un salto) così organizzate e ricche di eventi, da far vergognare al confronto una qualunque Sagra della Porchetta nostrana.

– negozi virtuali on lain nei quali si trova tutto, ma proprio tutto, a riguardo dell’asparago, compreso l’apposito coltello per pelarlo. In tre diversi modelli.

– la Spargellauf, la corsa dell’asparago, che si tiene il 1 giugno 2012 nella cittadina di Deinste. Fermi, fermi, fermi, non correte ad iscrivervi, perchè i posti sono già tutti presi, spiacente. Tuttavia potete prenotarvi adesso per la corsa del 2013. Affrettatevi!

Insomma, tutto questo pout-pourri di iniziative è roba da fantascienza, almeno per me. Chi l’avrebbe mai detto? Chi sapeva che i tedeschi – e a questo punto, sospetto, non solo loro – adorano l’asparago e che hanno sviluppato un’incredibile sottocultura al riguardo? L’articolo in inglese, quello mandatomi dalla sorella, parlava addirittura dell’elezione di una reginetta dell’asparago. Pensate che emozione, essere per un giorno la più bella tra gli asparagi, la signora dell’ortaggio, la principessa dell’orto. Quasi quasi mi candido.

E voi? Che specialità alimentare si festeggia nei vostri paesi e in che modo? Quali tradizioni e festival sono legati a quale cibo in particolare? Dite la vostra!

*(ad esempio no assoluto al formaggio, a parte la mozzarella sulla pizza e il grana sulla pasta; no agli insaccati, escluso il prosciutto, ma crudo; no alle verdure cotte, ma fredde, ma per le carote si fa un’eccezione e via dicendo. In pratica mi rimangono solo la frutta, il riso e i biscotti)

Oktoberfest

Per chi si trova a Monaco, evitare l’Oktoberfest è praticamente impossibile. Se ci vivi, non puoi non parteciparvi: non si parla d’altro, tutti ci vanno e alla fine, anche se sei molto anticonformista, un salto ce lo fai comunque. Se sei un turista, quasi certamente in questo periodo sei a Monaco per quello. Se sei nella capitale della Baviera per affari, sicuro che il cliente o il fornitore ti ci porteranno a fare un giro. L’Oktoberfest è il festival popolare più grande al mondo, con un afflusso annuale medio di sei milioni di visitatori; noi italiani abbiamo anche il “Week-end italiano” all’interno della manifestazione, dedicato a noi, perché ci presentiamo là in maniera decisamente massiccia.  Quest’anno la celebrazione della birra compie 201 anni. 201 anni fa, infatti, si sposavano proprio a Monaco il Principe Ludwig e la Principessa Teresa di Saxe-Hildburghausene e per l'occasione fu organizzata una grande festa. Da allora non si è mai smesso di festeggiare il loro anniversario di nozze, mentre la festa diventava sempre più grande e turusitica di anno in anno. L’estate scorsa, appena arrivata a Monaco, ho avuto la fortuna di assistere all’Umzug, la parata di apertura, insieme a dei tedeschi, che mi hanno raccontato tutto quanto ho scritto sopra. Quest’anno non ho voluto perdere l’occasione di far partecipi di questo evento imperdibile il marito supersonico e il bambino bionico. Anche questa volta ho trovato l’Umzug spettacolare, divertente, affascinante e assolutamente degno di essere visto. Se si va in metro, come noi, si possono notare decine e decine di persone vestite coi tradizionali costumi bavaresi, il Dirndl per le donne e i Lederhosen per gli uomini. Se ne vedono di tutti i tipi, coloratissimi e allegri; le signore, poi, si vede benissimo, curano l’intero look per ore prima di uscire, attente ad ogni dettaglio, dai capelli, al trucco, alla borsetta, alle scarpe e alla fine paiono tutte bellissime. Scesi dalla metro, ci siamo accodati alla folla immensa che si stava spostando per assistere all’Umzug. Ovviamente c’erano spiegamenti di polizia ovunque. Ci siamo ritagliati il nostro posticino in qualche modo e abbiamo atteso con ansia. Poi la sfilata è cominciata. Abbiamo visto i carri, uno per ciascuna marca di birra, che passavano con sopra barilotti decorati, fiori in abbondanza e decine di persone vestite tipiche che salutavano la folla. Abbiamo visto cortei di gente a piedi, i cavalli, le mucche (ne ho viste di enormi, mai viste così grosse in vita mia), abbiamo sentito la musica delle bande che accompagna il tutto, eravamo in mezzo al pubblico che applaudiva, urlava, rideva, salutava a sua volta e fotografava, con i bimbi in spalla ai papà e i neonatini addosso alle mamme. Il sole splendeva fortissimo: abbiamo avuto l’onore di avere un ultimo scampolo d’estate. Tutto era praticamente perfetto. Finita la sfilata ci siamo buttati, insiemea tutti gli altri, sul Theresienwiese, il luogo dove si svolge la festa vera e propria, con giostre di tutti tipi, baracchini che vendono dolciumi, bevande, cibo e poi le celeberrime tende sotto le quali, se si trova posto, ci si può sedere e bere fiumi di birra. Pensate che i lavori per l’allestimento dell’intero “baraccone” iniziano già a luglio, ben due mesi prima. Quindi vi lascio solo immaginare l’estensione in metri quadrati di tutto l’ambaradan e l’allegra confusione che regna sul Theresienwiese per circa due settimane all’anno.
Solitamente evito i luoghi troppo affollati e chiassosi, gli eventi a cui tutti vanno perché “ci vanno tutti” e non sono nemmeno una fan della birra, che praticamente non bevo, dato che non mi piace. Quindi in teoria dovrei provare repulsione per l’Oktoberfest, combinazione di tutti e tre gli elementi sopra descritti. Invece…invece…trovo che questa festa abbia in sé qualcosa di magico, di irresistibile, di unico, forse legato a Monaco, alla atmosfere bavaresi, alla Germania in generale. Non lo so, ma forse non è neppure necessario trovare una spiegazione: basta stare bene e divertirsi.oktoberfest 1Oktoberfest_umzugoktoberfest_wiese

Scarpe e ananas

Ci sono abitudini e modi di fare dei tedeschi che non ho mai fatto fatica a capire, che agli altri sembravano inconcepibili e a me perfettamente naturali. Ad esempio la tradizione di fare merenda la domenica pomeriggio con una tazza di caffè e una fetta gigantesca di torta e poi saltare la cena. Noi in famiglia, fino a che io ho avuto una certa età, l’abbiamo fatto regolarmente e io non ci ho mai visto niente di bizzarro; anche se quando lo raccontavo agli amici, questi facevano facce stralunate e probabilmente pensavano fossi un po’ strana. Tuttavia alcune cose dei tedeschi ancora oggi mi risultano assolutamente incomprensibili e fuori da ogni logica. Due esempi a caso: le scarpe e l’ananas.
Le scarpe: È fatto risaputo che i tedeschi, in generale, non hanno alcun gusto per l’abbigliamento e gli accessori, che si vestono a caso, senza abbinare minimamente colori e materiali e che non hanno idea di che cosa significhi valorizzare i propri punti forti e camuffare i punti critici (anche se, con la globalizzazione, anche loro in questo senso sono migliorati e oggi si vedono in giro sempre meno persone con sandaletti Birkenstock e calzino ai piedi). Ma oltre a ciò, è stupefacente constatare l’assenza totale di senso estetico con il quale decidono di esporre in vetrina nei loro negozi delle scarpe che già di per sè sono orrende. “Come le espongono?” direte voi. Semplicemente hanno l’abitudine di mettere in vetrina il numero più grande possibile per ciascun modello. Non ci vuole Miuccia Prada  per capire che sarebbe meglio mettere fuori un grazioso 35 o un dolce 36 al massimo, che risulterebbero carini e attraenti. No, loro si ostinano a mettere in bella mostra i 39, i 40, i 41, che assomigliano a barche sfondate o pinne da sub. Che uno le guarda e gli passa all’istante la voglia di comprare. Già sono brutte e di plastica, se poi devono essere anche enormi, no grazie!

L’ananas: Ormai ho capito che l’ananas è uno degli ingredienti principe dei piatti tedeschi, un sapore al quale difficilmente essi rinunciano. Qua, ad esempio, trovi la pizza Hawaii, una margherita con l’ananas, che solo a pensarci mi fa venire la nausea. Ieri poi al supermercato ho notato una salsa al curry con l’ananas; ma magari è una tipica ricetta orientale gustosissima e io non lo so. Ma il massimo è quando vado a prendere la "piadina" in pausa pranzo nello stand  di fronte al mio posto di lavoro: nel menù spesso compare come proposta del giorno la "piadina" con l’ananas (salame e ananas; peperoni, feta e ananas; Leerdammer, mais e ananas sono solo alcune delle proposte indecenti della gestrice). Per quanto io mi sforzi, proprio non capisco come si possa apprezzare questo mischione blasfemo tra dolce e salato, tra ingredienti che non c’entrano nulla l’uno con l’altro. Che cosa ci troveranno mai i tedeschi in questo che, secondo me, è un insanabile contrasto? Eppure, dicevano i latini, de gustibus non disputandum est. Perciò d’ora in poi ho deciso che mi limiterò a osservare, rinunciando a capire.
 

Caffè

Oggi tenterò un’impresa degna di Wetten daß…? (uno dei programmi più seguiti della televisione tedesca, il parallelo dello Scommettiamo che…? nostrano): ribaltare l’opinione comune sul caffè tedesco. Per tutti gli italiani, questa bevanda nordica è una brodaglia imbevibile. Questo personalmente non l’ho mai capito. Forse perché a caffé tedesco ci sono cresciuta, ma io posso affermare con sicurezza di non capire il caffè italiano. Ebbene sì! Visto che di questi tempi va di gran moda fare coming out, anche io ho fatto il mio. Per me il piacere di un caffè tedesco è ineguagliabile: intenso, saporito, lo si può gustare a lungo e con calma. Niente a che vedere col buttare giù di colpo una striminzita tazzina di espresso, amaro e … brevissimo! La classica tazzulella mi dà l’idea di doverla trangugiare di corsa, di non poter essere veramente gustata. E poi l’espresso all’italiana, nonostante ci si possano mettere dentro anche due bustine di zucchero, rimane comunque sempre amaro. Anzi… con lo zucchero diventa un mix dolce-amaro indefinibile, che mi dà quasi fastidio. Per me invece non c’è niente come arrivare in ufficio la mattina e riempirmi la tazzona di porcellana con un gustoso caffettone alla tedesca: una bella tazza grande, consistente, calda. Aggiungerci la Kaffeesahne (una sorta di panna-latte), poi, è il massimo della vita. Infine un cucchiaino di zucchero e sono in paradiso: gusto il mio mix, il mio beverone, la mia linfa vitale  e mi sento in pace con il mondo. E volete mettere quando si gusta il caffé la domenica pomeriggio con l'accompagnamento di una golosa e ricca fetta di torta tedesca? Le torte bavaresi sono giustamente note per la loro bontà! Insieme, la torta e il caffè, formano la coppia ideale: un idillio per il palato, un trionfo dei sensi, una melodia del gusto, un'armonia perfetta! Vi prego: non offritemi un espresso o mi togliete tutto il sapore della vita…caffe

Una vita sulla A22

A22Ho passato parte della mia infanzia sulla A22 del Brennero e tutt’oggi quando la percorro interamente, mi diverto moltissimo, sia che io guidi, sia che io sia il passeggero. Per me rappresenta un mondo: si parte da Modena, da casa, per arrivare prima al Brennero e poi a Monaco, mentre lungo il percorso il paesaggio, il clima e le persone cambiano gradualmente. È un viaggio spazio-tempo-culturale. Spaziale perchè, va da sè, si percorrono diverse centinaia di chilometri; temporale perchè, logicamente, si comincia il viaggio ad un dato momento e lo si termina ore dopo e culturale perchè si può osservare come usi, costumi e lingue parlate cambino durante la marcia. All’inizio, come dicevo, c’è aria di casa e tutto è familiare: il paesaggio con i campi e le balle di fieno, gli Autogrill, gli automobilisti con il macchinone che ti tallonano con gli abbaglianti accesi e pretendono che tu ti sposti immediatamente al loro passaggio e altre simpatiche amenità all’italiana. Per parecchi chilometri l’espresso resta ancora un buon caffè, per poi iniziare un lento e inesorabile declino dopo Trento e finire come una brodaglia allungata e imbevibile intorno a Innsbruck. Fino a Trento la lingua parlata e scritta ovunque è l’italiano e poco dopo inizia la compenetrazione del tedesco, coi cartelli e i segnali stradali bilingue. Man mano che passano i chilometri, la lingua germanica slitta in prima posizione, per poi soppiantare definitivamente l’italiano al confine tra Austria e Germania. Fin verso Vipiteno gli Autogrill hanno ancora il personale bilingue, poi si passa inesorabilmente al dialetto sudtirolese, quasi incomprensibile per i non indigeni. Mentre la macchina mangia l’asfalto, il paesaggio si fa più montagnoso; iniziano ad apparire casette, chiese e castelli in tipico stile montanaro-altoatesino e il clima si fa più freddo. In Austria spesso è ventoso e gelido, quasi di più che a Monaco. Se a Mantova si riesce a scendere dall’auto per un caffè senza la giacca a vento, verso Vomp, ad esempio, questo non è proprio possibile. Viaggiando, la luce del giorno diminuisce e i fari delle auto iniziano ad accendersi. La notte scende e a volte la noia o il mal di gambe incombono e così occorre fermarsi, magari per una cena, per poter spezzare la routine del viaggio e sgranchirsi gli arti inferiori. Se si è fortunati, si può ancora mangiare bene e leggero, così da poter riprendere il viaggio sazi e riposati. Nel frattempo si può notare di aver cambiato latitudine in quanto dalle compagnie chiassose e disordinate incontrate negli Autogrill dei primi chilometri, si sostituiscono le ordinate, silenziose e disciplinate famiglie tedesche pre-traguardo.
Credo che viaggiando sulla A22 si possa raccogliere materiale sufficiente per una tesi di laurea dal titolo “Studio sperimentale su usi, costumi, abitudini, stile di vita a confronto di italiani, austriaci e tedeschi meridionali. Differenze, similitudini, possibili punti di contatto e contaminazioni”. E si rischierebbe pure la lode!

La mensa

Quasi tutti gli italiani all'estero alla domanda: "Che cosa ti manca piu' dell'Italia?" rispondono: "Il cibo e il clima." Anche io faccio parte di questa categoria. Del clima ho gia' avuto modo di parlare (nel post "Freddo"), del cibo ancora no. Ora, io non sono esattamente una mangiona, ne' sono una che adora cucinare. Anzi, nel mio mondo ideale ci sono delle pillole che soddisfano tutte le esigenze nutrizionali e di gusto e che basta ingoiare una o due volte al giorno per assolvere al compito di mangiare. O meglio: le pillole ci sono, ma poi c'e' anche una persona che, all'occorenza mi cucina dei pasti sani e gustosi. Cioe' l'inghippo sta nel fatto che se qualcun'altro cucina per me, allora mangio volentieri, seno', diciamolo pure, mi scoccia. Tuttavia, essendo cresciuta in Italia, riesco a distinguere un piatto cucinato male e immangiabile da un manicaretto. Pertanto, quando sono arrivata a Monaco e le mie colleghe mi hanno accompagnata alla mensa "aziendale" (fra virgolette, perche' non lavoro in un'azienda), per me e' stato uno choc. Non ricordo di avere mai mangiato cosi' male in vita mia come quel giorno. Ho dimenticato che cosa ho preso, ma  ricordo benissimo la pessima sensazione di mangiare qualcosa di fatto di gomma e plastica, condito con dell'olio da motore e qualcos'altro di indefinibile. Per avere speranze di sopravvivere al pasto, ho dovuto lasciarlo a meta'. Dopo, per mesi, non sono piu' riuscita a tornare alla mensa. I miei colleghi mi hanno dovuta rassicurare che non e' sempre cosi', che qualche volta i pasti sono anche commestibili, che posso stare tranquilla e mi hanno detto: "You should give the canteen another chance!" (dovresti dare alla mensa un'altra chance!). Cosi' ci sono tornata con cautela e devo dire che si', in effetti quel giorno ero stata particolarmente sfortunata. Ma rimane il fatto che non si mangi bene come in Italia. Come sempre, ci si accorge del valore di qualcosa una volta che non lo si ha piu'. Ora so ancora di piu' quanto e' gustoso il cibo italiano, e lo dico rischiando di passare per la classica italiana emigrata che poi rimpiange tutto dell'Italia e sempre ne canta le lodi. Non e' affatto il mio caso, se non per la questione cibo. E pensare che in Baviera si mangia bene!