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Brrr

Confesso: sono freddolosa. Se esistesse una classifica delle persone più freddolose del pianeta, sarei tra le prime venti. Venti su sette miliardi: non è male. Questo significa che sono capace di lamentarmi del freddo persino in afose notti d’agosto nella più afosa fra le città dell’afosissima pianura padana. Beh d’altronde di notte, lo ammetterete, fa sempre un poco più freschino che di giorno.

In ogni caso, considerato quanto appena detto, questa era il quadro di me stessa, appena arrivata in Germania nel 2010:

Agosto  – ammazza che estate fredda qua! E adesso dove le metto tutte le canottierine, i vestitini, le gonnelline…? Ma come faranno i tedeschi con così poco sole a sopravvivere?

Settembre – Già l’autunno? Ma che freddo, e io che speravo di utilizzare il trenchino leggero. Altro che trenchino, qua ci vuole di corsa un piumone imbottito nuovo di zecca. E speriamo che basti.

Ottobre – Mi domando se arriverò viva alla primavera. Forse è il caso di acquistare in fretta qualche canottiera di lana da usare come base ogni mattina per un abbigliamento anti-gelo di sicuro successo.

Novembre – Credo sia opportuno iscrivere la Germania al concorso “La nazione più fredda del pianeta” di Helskinki 2011. Non sento più le dita dei piedi. Mai. E per la notte meglio provvedersi di uno scaldotto elettrico di quelli a lunga durata da mettere sotto al doppio piumone d’oca e alla copertona di flanella.

Dicembre – Oddio come posso ora affrontare il percorso macchina-ingresso del mio luogo di lavoro, che ammonta a ben sette metri all’aria aperta? Farei meglio a chiedere il permesso per lavorare direttamente dal parcheggio, così evito di dover scendere dalla macchina.

Gennaio – Ora con canottiera di lana a maniche lunghe, maglia pesante, maglione, pantaloni imbottiti, due paia di calze, giacca a vento per scalare le vette tibetane, cappello di lana, sciarpone di Fantozzi,guanti antigelo, scarpe impermeabili foderate di pelo, va un pochettino meglio.

Febbraio – però quando tira il vento, forse non basta…

Marzo – vedo la morte in faccia

Aprile – forse ricomincio vagamente a sbrinarmi.

Oggi, due anni dopo, una mattina autunnale qualunque:

–       Uh stamattina ci sono 4 gradi, che bel teporino. Eh siamo proprio fortunati che il gran freddo non è ancora arrivato. Certo con sto maglione rischio di crepare di caldo, magari mi cambio e mi metto una camicia a maniche corte o il vestitino estivo con un cardiganino di cotone sopra. Anche il giubbotto lo lascio aperto o schiatto. Guanti? Ma facciamo senza, che tanto… Il cappello mi fa la cappa di calore in testa, lo lascio a casa, che seno mi viene da grattarmi lo scalpo. Ah che meraviglia, che calduccio, ma come fanno a dire che la Germania è un paese freddo poi? Sono quei misteri che rimarranno irrisolti per tutta l’eternità.

Conclusione: ci si abitua a tutto.

De-icing methodology

In Germania verso settembre-ottobre inizia la stagione de “Lo strato di ghiaccio che ricopre la macchina al mattino, se questa nottetempo non è stata riposta accuratamente in garage”. Se poi, come me, non avete il garage, allora siete fritti. Preparatevi a mesi e mesi di raschiamento della macchina nel piacevole frescolino post-alba delle lande teutoniche.

Vi sono due diversi metodi per liberare la macchina dallo strato di ghiaccio che s’impossessa di lei durante le ore notturne. L’operazione è obbligatoria, sia perché se non grattate via il ghiaccio obiettivamente non vedete una cippa e sia perchè in ogni caso se vi becca la pula, vi fa il culo. Dunque, dicevo, esistono due modi distinti di compiere l’operazione di de-icing del vostro veicolo.

Metodo nr. 1 – all’italiana.

–       Essendo usi ad alzarvi alla mattina verso le 07:00 nella stagione calda, cioè quando l’auto non ghiaccia, continuate tranquillamente nello stesso modo nella stagione fredda. Oppure mettete la sveglia dieci minuti prima (=il tempo necessario allo sbrinamento del veicolo) e poi però lasciatela suonare lo stesso fino alle 07:00.

–       Fate colazione, vestitevi e truccatevi con la massima tranquillità.

–       Uscite di casa dieci minuti prima dell’orario in cui dovreste essere in ufficio, sapendo che di minuti per arrivare in ufficio ne servono quindici.

–       Realizzate con orrore che la notte la temperatura è scesa parecchio e di conseguenza la vostra auto è ora ricoperta di ghiaccio.

–       Nel panico, correte in ripostiglio o in cantina o nel cassetto degli attrezzi  per vedere se riuscite a recuperare da qualche parte il guanto imbottito dotato di uncino levaghiaccio, senza il quale rischiate l’immediato congelamento dell’arto mentre tentate di ripulire i vetri dell’auto.

–       Guardate ora nel vano bagagli dell’auto per cercare quantomeno una sorta di disco grattaghiaccio che, vi pare, avevate comprato al supermercato l’inverno scorso. Se non l’avete dato al bimbo o al gatto per giocarci.

–       Guardate sotto ai sedili.

–       Disperati, usate, al fine di pulire l’auto, il disco orario in plastica che tenete nel cruscotto, se lo trovate.

–      Falliti tutti i tentativi di cui sopra, grattate come pazzi con qualunque oggetto, comprese le vostre unghie, i vetri dell’auto, mentre il tempo scorre e voi dovreste già essere da diversi minuti alla vostra scrivania.

–       Partite avendo tolto il ghiaccio solo parzialmente, perché ormai è tardissimo, rischiando così multe ed incidenti.

–       Mettete il riscaldamento in auto a palla, sperando che sbrini il ghiaccio rimasto mentre sfrecciate in ufficio.

–       Arrivate in ufficio in ritardo e col fiatone annunciate: “Mamma mia, ma quanto traffico c’era stamattina per strada! Robe da matti! Mai visto code così in vita mia!”.

Metodo nr. 2 – alla tedesca

–       Verso luglio acquistate al supermercato il kit del perfetto sbrinatore di auto: guanto imbottito con uncino levaghiaccio, quadrato in plastica con bordi zigrinati anch’esso levaghiaccio, spray scongelante per vetri dell’auto et similia.

–       Riponete tutto dentro ad un apposito contenitore e riponete l’apposito contenitore nel vano bagagli della vostra auto, in posizione comoda, raggiungibile e facile da ricordare. Possibilmente, etichettatelo.

–       A partire da settembre, ogni sera seguite con attenzione le previsioni del tempo, in modo da capire se la notte l’auto ghiaccerà.

–       Nel caso, impostate la sveglia un quarto d’ora prima del solito.

–       Alzatevi non appena la sveglia suona.

–       Preparatevi per uscire, circa mezz’ora prima di essere in ufficio, quando l’ufficio è a cinque km da casa vostra.

–       Grattate via con calma tutto il ghiaccio dall’auto usando tutti gli strumenti acquistati in precedenza.

–       Partire sereni per l’ufficio e arrivateci in anticipo.

Consiglio finale: compratevi un garage.

Questione di stile

Qui a Monaco da un paio di giorni fa un caldo, che manco nel deserto del Gobi il 15 d’agosto. Tutto questo calore improvviso, tuttavia, non ha affatto colto di sorpresa i nostri amici tedeschi, i quali hanno prontamente tirato fuori dall’armadio il tipico sandaletto e non solo. È fatto noto ormai come le giornate di sole pieno e stabile qua in Germania siano davvero pochine. Di conseguenza i teutonici tutti, non appena intravedono anche solo uno sparuto raggio dorato che sbuca da una nuvola, per quanto pallido e poco convinto, si buttano all’aperto, migrando in massa allegramente verso a) i Giardini Inglesi, il parco più grande della città, dove, come vuole la leggenda, essi amano stendersi dietro ai cespugli completamente nudi, con le pudenda al vento; b) i vari laghi e laghetti che circondano Monaco per distensive gite in bicicletta con la famiglia intera; c) i sentieri di montagna  lungo i quali si dilettano in simpatiche passeggiate, attrezzati di tutto punto.  E fin qua. Ma ciò che mi lascia davvero perplessa, ancora oggi nonostante i quasi due anni di permanenza, è il modo in cui il tedesco medio si veste per adattarsi alle temperature tropicali che hanno trasformato ieri e oggi Monaco di Baviera in Miami, Florida. Praticamente agghindati come in una puntata di Beverly Hills 90210. Peccato che in Baviera manchino sia il mare che le palme! Ma questo credo che sia sfuggito alla maggior parte dei nostri amici germanici; o forse non è loro sfuggito affatto, ma essi, probabilmente, se ne infischiano con calcolo e fanno “come se”. Altrimenti non si spiegherebbero le decine e decine di persone, da me avvistate in un noto negozio di mobili montabili, vestite come se stessero sfilando lungo viale Ceccarini a Riccione: ciabattine infradito di gomma abbinate a pantaloncini di jeans talmente corti da farli sembrare una cintura e top di stoffa leggerissima, sotto cui ho più volte sospettato si celasse un costume da bagno. Cioè che fossimo stati al parco, uno dice “Vabbè non c’entra molto, ma perlomeno siamo all’aperto.”. No, dentro ad un negozio di mobili, tra il reparto sofà e l’angolo cucine, tra un armadio a quattro ante e una scrivania con sopra finti laptop di plastica grigia e romanzi in svedese (ho provato ad aprirne uno e mi ha incuriosito molto. Si chiamava En omöjlig kärlek, ma ho potuto leggere solo le prime righe: qualcuno sa come finisce?).  Io, che già mi sentivo di osare come una pazza con le mie scarpe aperte giallo senape e lo smalto per unghie arancione, che fa tanto fashion quest’estate, mi sono dovuta ricredere. Che sciocca, sarei dovuta uscire anche io in microgonna e bikini, per meglio adattarmi agli usi locali e mimetizzarmi abilmente tra i nativi!

Tutto questo osservare la fauna umana di Monaco in questo weekend, comunque, mi ha dato modo di avere conferma di un luogo comune che, temo, si basa profondamente sulla realtà: i tedeschi si vestono male. Nemmanco con la globalizzazione e con la diffusione nelle principali edicole dell’edizione internazionale di Vogue, sono riusciti ad educare se stessi al ben vestire. Ok, noi italiani su questo siamo puntigliosi ed esagerati: a volte arriviamo a non osare neppure scendere in tabaccheria per comprare un francobollo, se il colore della tuta da ginnastica non è abbinato a quello del calzino. Ma il tedesco medio va nella direzione opposta: se ne frega. Oppure non ci capisce nulla, è convintissimo, vestendosi, di avere creato abbinamenti  stilistici da far rosicare Karl Lagerfeld, quando in realtà sembra decisamente che gli abbia vomitato addosso l’armadio. Alcuni sono in grado di indossare sei capi di sei colori diversi, di cui neppure due abbinabili vagamente tra loro: cappello verde, camicia lavanda, cardigan pesca, pantaloni marroni, cintura avorio, scarpe beige. Oppure li vedi con un pezzo di sopra pregiatissimo ed elegante e sotto un paio di pantaloni che risalgono a sette stagioni prima, sia per stile che per usura. O ancora vedi donne con gambe oscene e pelose indossare indomite gonne supercorte e magari coprire bellamente l’unica parte del corpo che dovrebbero invece valorizzare senza remore. Ad esempio, hai un decolletè da far scatenare la rabbia di Scarlett Johannson, amore? Ma mettiti un bel top scollato rosso corallo, che va tanto adesso e lascia perdere il lupetto che tanto ti piace, ma che cela le tue beltà, ciccina! Dai, che non ci vuole Miuccia Prada per arrivarci!

O come detto i tedeschi sbagliano completamente la tenuta rispetto all’occasione. Oltre ai già citati turisti da spiaggia nel negozio di mobili, infatti, potrei dirvi di quella signora avvistata oggi pomeriggio che, per portare il cane a passeggio, si è premurata di indossare un tubino nero, un cardigan di seta fucsia e sandali neri aperti tacco 17! Forse pure il cane, nero anche lui come il tubino – quantomeno l’abbinamento dei colori era azzeccato – aveva dei coprizampa coi tacchi, ma non ci ho fatto caso. Un bijoux, se la signora si fosse trovata al cocktail d’inaugurazione di una mostra di Chagall! Insomma, nel complesso il modo di vestire dei nostri amici germanici è una catastrofe, mi dispiace dirlo, perchè sapete che per i tedeschi e la Germania ho sempre un occhio di riguardo. Tranne che stavolta.

E a proposito di abbigliamento, mi viene in mente quella collega tedesca che, dopo qualche tempo che ci conoscevamo, m’invitò a pranzo e mi disse: “Vedo che sei italiana per il modo in cui ti vesti!”. Io non dissi nulla e continuai a mangiare. E lei, dopo un po’ ruppe il silenzio con un: “No, ma era un complimento.”. E te credo! Che, voleva essere pure un’offesa? Ma mi faccia il piacere!

Brrrrrr…. ovvero del gelo teutonico e di come difendersene

Piccolo manuale d’istruzioni per difendersi dal freddo in Germania.

* Tante canottiere. Tante, tante, tante. Da quando mi sono trasferita qua, ne ho dovute comprare come non facevo da decenni. Qua da settembre in poi senza la canottiera per me non è possibile stare. Poi è ovvio che comincio con quella di cotone senza maniche, poi, col passare dei mesi e l’abbassarsi della temperatura, aumento di livello, fino ad arrivare, verso gennaio, a quella misto lana a maniche lunghe. Per gli uomini raccomando “caldamente” anche i mutandoni del nonno lunghi fino alle caviglie. Calzamaglia per i bimbi, anche maschi.
* Va da sé che è indispensabile vestirsi a strati più che si può e che siano strati ben caldi. Dalla canottiera di cui sopra al giaccone a vento in piumino d’oca, il più lungo possibile.
* Guantoni, sciarpona e cappello di lana magari con copriorecchie sono la base per non cadere congelati per strada nei mesi peggiori, quando stare fuori per più di dieci-quindici minuti non è semplicemente possibile. In modo particolare quando spira il vento. Provate a fare come me, che penso ”Mi scoccia mettermi i guanti, tanto devo stare fuori solo cinque minuti” e vedrete quanta crema per le mani dovrete utilizzare dopo pochi giorni per recuperare la pelle che state perdendo.
* Per proteggere i piedi: due paia di calze di lana. Se non tre. Un amico di mio marito, trasferito qua da gennaio, ha comprato scarpe di un numero più grandi, per poterle indossare con tre paia di calzettoni.
* Per i casi disperati come il mio, che ho SEMPRE i piedi freddi, pure a Ferragosto, suggerisco la “Crema riscaldante per piedi”, che si trova nei supermercati tipo DM. Ieri sera, sul divano l’ho provata e devo dire che è abbastanza efficace: tiene i piedi caldi per diverse ore. Attenzione però a lavarsela via dalle mani subito dopo averla spalmata o l’arto diverrà incandescente e non vi sarà modo di alleviare il fastidio per un po’.
* Volendo, esiste anche la Einlegesohle, una suola riscaldante che si può infilare dentro alle scarpe. Anche questa si trova da DM.
* Per i bimbi consiglio decisamente la tuta da sci: qua i piccoli ce l’hanno tutti e la usano in città con molta naturalezza, mentre i genitori li trascinano a scuola in slitta.
* Nel periodo più critico, cioè quello dell’inverno vero e proprio, è saggio cercare di stare all’aperto il meno possibile e quando si esce, calcolare i percorsi tra casa e negozi, ristoranti, uffici o altro, in modo che siano il più brevi possibili. Se si attende il bus o la metro fuori, non vi sono però soluzioni: si gela.
* Per le mani può essere d’aiuto un simpatico gadget che io ho trovato in libreria: l’Handwärmer, una sorta di piccola borsa termica contenente una sostanza riscaldante da tenere in mano e che scalda per circa 40 minuti.
* Quanto più è possibile, bere bevande calde per aumentare la temperatura corporea. Mi riferisco ad esempio ai classici Glühwein per gli adulti e punch per i bimbi, che si vendono tipicamente sotto Natale, nelle bancarelle dei mercatini.
* Per le conseguenze del freddo. Una di queste sono ovviamente le malattie da raffreddamento, contro le quali io mi aiuto con vitamina C + zinco ogni giorno da ottobre ad aprile. Altro tipico problema è lo strato di ghiaccio che ricopre la macchina al mattino, se non si ha il garage. In questo caso io ho due contromisure: lo spruzzino scioglighiaccio per vetri dell’auto, che si trova in tutti i supermercati a pochissimo e un telo protettivo specifico per auto da mettere la sera e togliere la mattina, per impedire che il ghiaccio si attacchi al parabrezza. Funzionano egregiamente e ti risparmiano quei dieci minuti di fatica che sarebbero richiesti per grattare via il ghiaccio con il tipico guanto arpionato.

E voi, expatriates in terre nordiche, avete altre tecniche per combattere il freddo? Avete sviluppato negli anni metodi strategici ed infallibili, che vi permettono di stare all’aperto con meno 15 e non squassarvi neanche? Se avete altri suggerimenti, prego, allungate la lista: ogni idea è ben accetta!

Brrrrrr…. ovvero del gelo teutonico e di come difendersene

Piccolo manuale d’istruzioni per difendersi dal freddo in Germania.
 

  • Tante canottiere. Tante, tante, tante. Da quando mi sono trasferita qua, ne ho dovute comprare come non facevo da decenni. Qua da settembre in poi senza la canottiera per me non è possibile stare. Poi è ovvio che comincio con quella di cotone senza maniche, poi, col passare dei mesi e l’abbassarsi della temperatura, aumento di livello, fino ad arrivare, verso gennaio, a quella misto lana a maniche lunghe. Per gli uomini raccomando “caldamente” anche i mutandoni del nonno lunghi fino alle caviglie. Calzamaglia per i bimbi, anche maschi.
  • Va da sé che è indispensabile vestirsi a strati più che si può e che siano strati ben caldi. Dalla canottiera di cui sopra al giaccone a vento in piumino d’oca, il più lungo possibile.
  • Guantoni, sciarpona e cappello di lana magari con copriorecchie sono la base per non cadere congelati per strada nei mesi peggiori, quando stare fuori per più di dieci-quindici minuti non è semplicemente possibile. In modo particolare quando spira il vento. Provate a fare come me, che penso ”Mi scoccia mettermi i guanti, tanto devo stare fuori solo cinque minuti” e vedrete quanta crema per le mani dovrete utilizzare dopo pochi giorni  per recuperare la pelle che state perdendo.
  • Per proteggere i piedi: due paia di calze di lana. Se non tre. Un amico di mio marito, trasferito qua da gennaio, ha comprato scarpe di un numero più grandi, per poterle indossare con tre paia di calzettoni.
  • Per i casi disperati come il mio, che ho SEMPRE i piedi freddi, pure a Ferragosto, suggerisco la “Crema riscaldante per piedi”, che si trova nei supermercati tipo DM. Ieri sera, sul divano l’ho provata e devo dire che è abbastanza efficace: tiene i piedi caldi per diverse ore. Attenzione però a lavarsela via dalle mani subito dopo averla spalmata o l’arto diverrà incandescente e non vi sarà modo di alleviare il fastidio per un po’.
  • Volendo, esiste anche la Einlegesohle, una suola riscaldante che si può infilare dentro alle scarpe. Anche questa si trova da DM.
  • Per i bimbi consiglio decisamente la tuta da sci: qua i piccoli ce l’hanno tutti e la usano in città con molta naturalezza, mentre i genitori li trascinano a scuola in slitta.
  • Nel periodo più critico, cioè quello dell’inverno vero e proprio, è saggio cercare di stare all’aperto il meno possibile e quando si esce, calcolare i percorsi tra casa e negozi, ristoranti, uffici o altro, in modo che siano il più brevi possibili. Se si attende il bus o la metro fuori, non vi sono però soluzioni: si gela.
  • Per le mani può essere d’aiuto un simpatico gadget che io ho trovato in libreria: l’Handwärmer, una sorta di piccola borsa termica contenente una sostanza riscaldante da tenere in mano e che scalda per circa 40 minuti.
  • Quanto più è possibile, bere bevande calde per aumentare la temperatura corporea. Mi riferisco ad esempio ai classici Glühwein  per gli adulti e punch per i bimbi, che si vendono tipicamente sotto Natale, nelle bancarelle dei mercatini.
  • Per le conseguenze del freddo. Una di queste sono ovviamente le malattie da raffreddamento, contro le quali io mi aiuto con vitamina C + zinco ogni giorno da ottobre ad aprile. Altro tipico problema è lo strato di ghiaccio che ricopre la macchina al mattino, se non si ha il garage. In questo caso io ho due contromisure: lo spruzzino scioglighiaccio per vetri dell'auto, che si trova in tutti i supermercati a pochissimo e un telo protettivo specifico per auto da mettere la sera e togliere la mattina, per impedire che il ghiaccio si attacchi al parabrezza. Funzionano egregiamente e ti risparmiano quei dieci minuti di fatica che sarebbero richiesti per grattare via il ghiaccio con il tipico guanto arpionato.

E voi, expatriates in terre nordiche, avete altre tecniche per combattere il freddo? Avete sviluppato negli anni metodi strategici ed infallibili, che vi permettono di stare all’aperto con meno 15 e non squassarvi neanche? Se avete altri suggerimenti, prego, allungate la lista: ogni idea è ben accetta!

…issimo…. (ovvero dell’espatrio, del clima, della gente)

Rientro generale dei colleghi dalle vacanze: s’inizia coi racconti, le storie, gli aneddoti, le reciproche consolazioni (già finita la pacchia eh? Back to reality… va beh, dai tra poco c’è il ponte dei morti, poi Natale… coraggio). Io e Paula andiamo a pranzo insieme e inevitabilmente anche per noi due il discorso scivola sulle ferie estive  ormai trascorse.
 

  • Però! Stai benissimo così abbronzata, non sembri neanche tu.
  • Eh sì, ci vuole un soggiorno in terre calde di tanto in tanto o si rischia di diventare color cadavere a stare solo in Germania! Bianchiiiiiiiiiiiiiiiiii.
  • BIANCHISSIMI. (sospirando)  Eeeeeh certo le estati come da noi in Portogallo, dove sono appena stata, qua te le scordi.
  • Giusto. E anche io, tra Italia e Grecia, ho fatto una bella scorta di sole. Magari riesco a tirare avanti senza la depressione fino ad ottobre.
  • Ogni volta che rientro è uno choc… ieri poi, Ferragosto e pioveva a dirotto. Ti pare giusto?
  • Assolutamente no. Io e mio marito in vacanza abbiamo discusso della palese e innegabile differenza tra paesi caldi e paesi freddi. Non si tratta solo di clima.
  • No, no. Come diciamo sempre, è anche questione di persone.
  • Vuoi mettere col calore umano che c’è da noi, con la vita sociale, col contatto interpersonale dei paesi latini?
  • Guarda, non me lo dire. E il clima c’entra eh. Non mi si venga a dire di no.
  • Eccome se c’entra. C'ENTRISSIMA. Secondo te perché nei paesi freddi, come la Germania o la Scandinavia, tutto funziona, la qualità della vita è alta e nei paesi caldi è tutto il contrario? Pensa ad esempio  alla crisi in cui sono adesso Spagna, Portogallo, Italia, Grecia.
  • Dico bene. Ma per forza: nei paesi freddi la gente durante il giorno che cosa fa? Gli viene voglia di uscire? No.
  • Appunto: stanno in ufficio e lavorano, mica vanno a fare "peppeppeppeeee" in spiaggia. E i risultati si vedono. Da noi a che cosa pensa la gente? Ad andare in giro, a stare all’aperto, a passeggiare, a godersi il tempo. C’è poco da fare.
  • Eh…paesi mediterranei: prima si canta e si balla, poi si va in crisi marcia.
  • MARCISSIMA. Tipo formica e cicala, sai quella storia là?
  • Certo la qualità della vita qui sarà anche alta…
  • ALTISSIMA.
  • …altissima, però…manca quel qualcosa… a livello umano… non so… quella socialità….
  • Mio marito poi, che è africano, questa differenza la sente ancora di più. Sai Africa, Germania…non è che sia proprio la stessa cosa.
  • Immagino.
  • Però uno che cosa fa? Torna indietro alla vita di prima? Ai salti mortali con triplo carpiato all'indietro per tirare a fine mese?
  • No, no, ci mancherebbe. Tutto, ma non i tripli carpiati per carità.
  • Ecco. Vieni da un paese divertente e solare, ma dove prendevi uno stipendio da fame, ti trattavano maluccio in ufficio, magari eri pure precario e senza futuro e arrivi qua, ti strapagano, ti rispettano, puoi fare delle scelte concrete e costruttive per il tuo domani e che fai? Rientri? Ma scherziamo?
  • Scelte per il tuo domani, ma anche per il tuo oggi: non devi più guardare se pagare le bollette o comprarti un paio di scarpe nuove. O ti tagliano la luce o giri con un buco nella suola!
  • Basta con le vacanze alla Pensione "Gina" sul lungomare di Riccione, perché costa meno!
  • Certo dispiace.
  • DISPIACISSIMO, ma che cosa ci puoi fare?
  • Mio padre ieri, prima che io partissi, è scoppiato a piangere di colpo.
  • Mia madre piange ogni volta che vado via, ma io qua so di essere serena e di stare bene. E spero lei si renda conto, prima o poi, che per me è meglio così.
  • Anche la mia famiglia deve capire. Certo, io ero partita solo per fare un’esperienza e poi tornare a casa, ma adesso che sono qua, chissà. Non so se voglio tornare a breve, ma non credo. Qui sto bene: certo la vita da expat sotto certi aspetti è dura:, sei lontano da casa tua e dagli amici di sempre e soffri. Però…
  • Vogliamo buttarla sul filosofico? Si soffre comunque nella vita, che si sia a casa propria o all’estero. Per un motivo o per un altro, si soffre. C’è da mettere le cose sul piatto della bilancia, c’è niente da fare.
  • Bisogna scegliere. E non si può avere tutto: paese caldo, famiglia vicina, ottimo stipendio, lavoro soddisfacente, posto in parcheggio gratis e pure vicino all'ingresso! Certo l’esistenza ti mette di fronte a certi bivi mica da poco.
  • Santo cielo, siamo scadute nelle riflessioni cosmiche sul senso della vita. PESANTISSIMO! Magari è meglio rientrare in ufficio, che  ne dici? Si è  fatto tardi.
  • TARDISSIMO.

Estati tedesche

Vi assicuro: io non sono una persona che ama il sole. A me il sole non piace. In barba al fatto che sono cresciuta in una città che tra giugno e settembre ogni venerdì si svuota perchè tutti vanno al mare, io non amo il mare e neanche il sole. A me di andare in spiaggia non frega nulla. Di abbronzarmi neanche e si vede: sono più bianca io di una mozzarella tenuta al buio un anno. Dopo un po’ che sto al sole, mi viene l’eritema. Basta mezz'ora e inizio a grattarmi come avessi la scabbia. Perciò mi ritiro all’ombra e sono felice. Da piccola, mentre tutti gli altri bimbi d'estate correvano fuori a giocare, me ne stavo in camera a leggere o fare la Settimana Enigmistica. Ogni anno prolungo il momento di mettere le odiate scarpe aperte e insisto fino all'ultimo con ballerine e decolletè. Ho sempre dichiarato di amare la montagna, di adorare i laghi immersi nei boschi, il fresco delle altitudini e le atmosfere magiche delle malghe. Mi trasferirei domani in mezzo alle Dolomiti, mentre non andrei mai ad abitare vicino al mare, se non sotto minaccia di morte. Tutto ciò fino a ieri. Poi mi sono trasferita a Monaco e ho scoperto l’estate tedesca. Instabile, imprevedibile, disseminata di giornate gelide e piovose (che si alternano ad altre caldissime, ok è vero) non so come facciano i tedeschi a chiamarla estate. Da quando sono qui ho capito come mai, da sempre, la riviera romagnola o l’isola di Minorca sono invase regolarmente da turisti teutonici. E mi sono trasformata: non appena esce un raggio di sole, mi butto fuori all'aperto. Se splende un pochino il nostro astro,  propongo subito ai colleghi il lunch in terrazza. Poi mi siedo esattamente nel punto in cui il sole batte più forte e non mi muovo per un’ora. Sudo, soffro, mi gratto, ma sto lì. Eh no: c’é una bella giornata calda e io me la devo perdere? Non sia mai. Tra poco io, il marito supersonico e il bambino bionico, se tutto va bene, andremo a trascorrere una settimana al mare – udite, udite – in Portogallo. Io il Portogallo me lo sogno di notte. Non vedo l’ora di arrivarci, di mettere il piede – calzato in una splendida infradito – sul suolo di quel paese soleggiato. Io voglio andare in Portogallo e starci per sempre. Voglio stare lì ad arrostirmi, ad abbronzarmi, a crepare di caldo. Io adesso passo i pranzi a rimembrare, insieme a Paula (Oporto) e Carmen (Barcellona) di com’erano belle le estati della nostra infanzia, quando si stava tre mesi al mare, senza la protezione solare, che ai quei tempi non andava di moda, quando si andava fuori e dentro dall’acqua di continuo e poi si mangiava il gelato, e poi altre due ore prima di andare di nuovo in mare, "senò ti si blocca lo stomaco e ti dobbiamo portare in ospedale!". Penso alla sabbia appicicata alla pelle uscite dal bagno e alla mamma che c'incitava: "Cambiatevi subito il costume, che non va bene tenere addosso quello bagnato!".  E mi ricordo ancora il rumore delle onde, le urla degli altri bimbi, la voce del venditore ambulante infaticabile sotto il sole impietoso: "Coccooooooo! Cocco belloooooooooooooo!"; e il bagnino che andavamo a comprare la brioche al bar e ci diceva: "Tenete, pampine!". Penso ai pomeriggi passati a dormire in camera, prima di tornare in spiaggia, con la penombra e un po' di fresco che entrava dalle finestre semi-aperte. E la sera poi si faceva il passeggio in paese e si guardavano i negozi con i prendisole, i giocattoli e i giornali esposti. Com’erano belli quei mesi al mare. Quelle sì che erano estati!

La Primavera a Monaco

Non c’è niente come la primavera a Monaco di Baviera, specialmente il mese di maggio (esclusi i piumini nell’aria, mannaggia, ma questo è un altro capitolo). Dopo gli infiniti, gelidi, spietati mesi invernali, con giornate in cui la luce del giorno è ridotta al minimo sindacale, finalmente a maggio la primavera fa il suo ingresso in scena in maniera decisa. I primi timidi teporini estivi si fanno sentire, nonostante certe mattine il freddo ci tenga a dire ancora la sua e capita, lo assicuro, di trovarsi ancora la macchina ricoperta da un sottilissimo strato di ghiaccio. Ma non è come quello invernale che va grattato via praticamente con l’arpione e il rompighiaccio; no, questo é leggero e si lascia spazzare via con un colpo di tergicristallo. E quasi subito durante la mattinata, il fresco lascia il posto al tiepido e più avanti decisamente al caldo, quello che ti concede persino di pranzare sul terrazzo e prendere quel po’ di sole che ti aiuta a cancellare il pallore invernale dal viso. I pomeriggi sono strepitosi: uscendo dall’ufficio alle cinque e un quarto ci si può ancora godere in pieno la giornata, che dura tantissimo, almeno rispetto agli standard a cui sono abituata io. Giá alle cinque del mattino la luce inonda le strade e gli uccellini cinguettano (o meglio tuonano: a volte sembra che ce ne sia un esercito appena fuori dalla finestra e una volta che ti hanno svegliato con furore, non c’è verso di riuscire a riaddormentarsi). Verso le nove e mezza/dieci di sera c’è ancora luce e si può tranquillamente innaffiare i fiori in giardino con solo un cardigan leggero indosso. Con tutte queste ore di luce, sembra che il sole si voglia scusare di essersi assentato tanto nei mesi precedenti e voglia recuperare, offrendo se stesso un po’ di più , quasi come in un 3×2 da ipermercato!
La cosa che mi meraviglia è che la gente a Monaco si lamenti dell’umido. Per me, proveniente dal profondo della Pianura Padana, qua c’è un secco da deserto arabico. A chi si lamenta dell’umidità, rispondo regolarmente: fai un giro a Modena per un paio di settimane e ti assicuro che sarai pronto a ridiscutere da zero il tuo concetto di “umido”. Come faccio a scordarmi quelle giornate emiliane in cui, come esci di casa, fresca e “docciata”, ti si pezza l’ascella dopo 10 minuti e spendi lo stipendio alla ricerca del deodorante perfetto, che poi non esiste; quelle giornate in cui boccheggi e grondi di sudore anche solo stando fermo immobile sulla sedia e dove non sopravviveresti, se non avessi l’aria condizionata o un ventilatore a soccorrerti; giornate in cui chiedi pietà e ti domandi che cosa hai fatto in una vita precedente per meritare tutto ciò e reincarnarti proprio lì. Vuoi mettere con Monaco, calda, ma anche fresca, con la temperatura giusta e magari qualche volta anche ventilata nel modo migliore; con giornate più freschette che si alternano ad altre decisamente torride, per darti un po’ di sollievo?
In tutto questo idillio ho notato però un “difetto”, dal mio punto di vista. Abito in un quartiere residenziale assolutamente tranquillo, a volte troppo: solo case, case, case per un bel po’. Le strade sono spesse semivuote: circolano pochissime macchine e comunque sempre ai 20/30 all’ora (sono obbligate, visto che la polizia gira di frequente per controllare). In Italia questa sarebbe la situazione ideale per gli abitanti del quartiere per uscire e fare una passeggiata, incontrare i vicini, fare due chiacchiere, formare dei crocchi e parlare; i bimbi sarebbero sulla strada a giocare, correre, urlare, dando una pennellata di vivacità alla scena. I vecchi sarebbero seduti sulle loro sedie, portate da casa, a raccontare dei tempi andati, dell’estate del ’56, della guerra, dei propri nipoti. Ci sarebbe vita. Qui no. Qui ognuno sta a casa sua e si fa gli affari suoi: c’è silenzio assoluto, c’è tranquillità, c’è pace. A volte è affascinante, a volte inquietante; a volte mi domando semplicemente come mai. Come mai non viene spontaneo a queste persone uscire dopo cena e farsi il classico giretto? Perché si barricano in casa senza pietà? Che sia perché vanno a letto presto? Che sia una questione culturale? Forse abito in una zona particolarmente tranquilla della cittá? Forse è così solo Monaco? Forse invece tutto il nord Europa? E com’è nelle altre cittá europee e del mondo? Che cosa fa la gente quando la sera c’è caldo?  Che abitudini, usi, costumi vigono? C’è qualcuno là fuori che mi può riferire? Expatriates, se ci siete battete un colpo!

Una vita sulla A22

A22Ho passato parte della mia infanzia sulla A22 del Brennero e tutt’oggi quando la percorro interamente, mi diverto moltissimo, sia che io guidi, sia che io sia il passeggero. Per me rappresenta un mondo: si parte da Modena, da casa, per arrivare prima al Brennero e poi a Monaco, mentre lungo il percorso il paesaggio, il clima e le persone cambiano gradualmente. È un viaggio spazio-tempo-culturale. Spaziale perchè, va da sè, si percorrono diverse centinaia di chilometri; temporale perchè, logicamente, si comincia il viaggio ad un dato momento e lo si termina ore dopo e culturale perchè si può osservare come usi, costumi e lingue parlate cambino durante la marcia. All’inizio, come dicevo, c’è aria di casa e tutto è familiare: il paesaggio con i campi e le balle di fieno, gli Autogrill, gli automobilisti con il macchinone che ti tallonano con gli abbaglianti accesi e pretendono che tu ti sposti immediatamente al loro passaggio e altre simpatiche amenità all’italiana. Per parecchi chilometri l’espresso resta ancora un buon caffè, per poi iniziare un lento e inesorabile declino dopo Trento e finire come una brodaglia allungata e imbevibile intorno a Innsbruck. Fino a Trento la lingua parlata e scritta ovunque è l’italiano e poco dopo inizia la compenetrazione del tedesco, coi cartelli e i segnali stradali bilingue. Man mano che passano i chilometri, la lingua germanica slitta in prima posizione, per poi soppiantare definitivamente l’italiano al confine tra Austria e Germania. Fin verso Vipiteno gli Autogrill hanno ancora il personale bilingue, poi si passa inesorabilmente al dialetto sudtirolese, quasi incomprensibile per i non indigeni. Mentre la macchina mangia l’asfalto, il paesaggio si fa più montagnoso; iniziano ad apparire casette, chiese e castelli in tipico stile montanaro-altoatesino e il clima si fa più freddo. In Austria spesso è ventoso e gelido, quasi di più che a Monaco. Se a Mantova si riesce a scendere dall’auto per un caffè senza la giacca a vento, verso Vomp, ad esempio, questo non è proprio possibile. Viaggiando, la luce del giorno diminuisce e i fari delle auto iniziano ad accendersi. La notte scende e a volte la noia o il mal di gambe incombono e così occorre fermarsi, magari per una cena, per poter spezzare la routine del viaggio e sgranchirsi gli arti inferiori. Se si è fortunati, si può ancora mangiare bene e leggero, così da poter riprendere il viaggio sazi e riposati. Nel frattempo si può notare di aver cambiato latitudine in quanto dalle compagnie chiassose e disordinate incontrate negli Autogrill dei primi chilometri, si sostituiscono le ordinate, silenziose e disciplinate famiglie tedesche pre-traguardo.
Credo che viaggiando sulla A22 si possa raccogliere materiale sufficiente per una tesi di laurea dal titolo “Studio sperimentale su usi, costumi, abitudini, stile di vita a confronto di italiani, austriaci e tedeschi meridionali. Differenze, similitudini, possibili punti di contatto e contaminazioni”. E si rischierebbe pure la lode!

Freddo

Qua in Germania fa freddo. E su questo non ci piove. Ma ci nevica, eccome. Credo di avere vissuto il dicembre meteorologicamente piu' choccante della mia vita. Ok, forse non come quando ho sperimentato il freddo siberiano di Berlino in un lontano febbraio 1994, o il gelo artico di Parigi nel febbraio di un altro anno. Pero' freddo. E per di piu' non solo per qualche giorno, come nelle due capitali europee di cui sopra, ma tutti i giorni per un mese, senza pause, senza pieta'. E neve, tanta neve. Come ne avevo vista solo da piccolina in Italia, nei miei giorni migliori. Molto vento, ma per fortuna solo in alcune giornate. Certo il freddo di alcune mattine, quando ho commesso l'imprudenza di uscire spanizza senza guanti e di pensare, follemente, che fosse il caso di tirare via a mani nude un po' di neve dal bidone della carta riciclata davanti a casa, quel freddo non me lo scordo piu'. -10 gradi come ridere. Le mani rosse e intirizzite dopo pochi secondi; i piedi come due sogliole ghiacciate prive di sensibilita', nonostante due strati di calze spesse e gli scarponi da montagna. I bambini avvolti nelle tute da sci e trascinati a scuola in slitta dalle mamme in piena citta', non in alta montagna. L'incubo di dover fare 30 metri scesa dalla macchina alle 8 del mattino, per poter raggiungere la porta dell'ufficio e cosi' ricominciare a vivere. La macchina stessa ricoperta da uno spesso strato di ghiaccio e da 20 cm di neve al mattino presto. Il dover tirare via tutto in fretta e alla "bene meglio" per via del ritardo per andare al lavoro; il non riuscirci e poi il girare con questa portaneve ambulante, rischiando la multa a ogni chilometro (qua in Germania sono severissimi su questo, figuriamoci!). Beh questo dicembre e' stato talmente choccante, dicevo, che tornata in Italia, al Nord, per le vacanze natalizie, mi pareva di essere in Tunisia. E pensare che ho sempre sostenuto che nella mia citta' vi fossero estati torride – vero – e inverni gelidi – falso, adesso lo so. Il lato positivo e' che adesso piu' nulla mi spaventa. Ero una persona freddolosa e non lo sono piu'. Giro per casa (una casa senza termosifoni in alcune stanze) praticamente in costume da bagno e non mi squasso. Mi avventuro fuori con -2 gradi e penso: "Che caldino, che meraviglia oggi!". Pero' un paio di miei colleghi mi hanno guardata storto quando, rientrata al lavoro in gennaio ed essendoci fuori 2-3 gradi, ho detto: "The weather is so lovely today!". Forse adesso sto esagerando nell'altro senso.