Con la dolcezza, si ottiene tutto!

Vi state per trasferire in Germania o siete appena arrivati? Sognate in un futuro di farlo? Bene, scommetto allora che vi state preparando o lo avete fatto anche dal punto di vista culturale, oltre che pratico e logistico. Infatti, pur essendo fondamentale essere organizzati per quanto riguarda la ricerca di casa e lavoro, non bisogna trascurare l’aspetto più psicologico di un espatrio. Che cosa intendo? Intendo che, come ho già avuto modo di scrivere, state per andare ad abitare o siete appena andati in un paese che non è il vostro e quindi, necessariamente, dovete abituarvi ad una serie di abitudini, usi e costumi lontani dai vostri. E non crediate che, solo perché la Germania è dietro l’angolo, non vi siano da fare grandi sforzi d’integrazione. Per esempio, una delle cose fondamentali se volete ingraziarvi i locali e ottenere più in fretta ciò che desiderate è essere sempre gentili. “Ohibò, Eireen, che cosa ci stai raccontando? Non è forse questa una regola universale, valida ovunque, sempre e comunque?”, mormora il lettore, mentre legge queste righe. Sì, certo, ma vi posso assicurare che qui in Germania la gentilezza è ancora più importante, più diffusa, più richiesta di quanto non lo sia in Italia. E per evitare di farvi classificare istantaneamente come degli stranieri maleducati e cafoni, ecco alcune regole di base, che vi consiglio caldamente di mandare a memoria e di utilizzare quanto più possibile.

1 – Quando telefonate a qualcuno, noterete che l’interlocutore risponde pronunciando subito il proprio nome, o meglio, il cognome.  Ciò serve a loro a identificarsi, ovviamente, e a dare a voi modo di capire se avete composto il numero telefonico giusto. Quando poi voi, a vostra volta, gli avete detto il vostro nome –  “Salve, qui parla Rossi.” – , aspettatevi che l’altro lo ripeta continuamente. “Hallo Herr Rossi. Ja, Herr Rossi. Also wir sehen uns morgen Herr Rossi. Bis bald Herr Rossi.“ All’inizio a me sembravano tutti un po‘ esagerati, eccessivi. Invece qua è visto come un segno di rispetto e un modo per stabilire un contatto con l’altra persona. E non succede affatto solo al telefono, ma in qualsiasi tipo di normale conversazione; escluse quelle tra amici o colleghi, ovvio. Il bello è che in teoria, voi dovreste fare lo stesso, ossia chiamare continuamente il vostro interlocutore per cognome. Io non lo faccio mai e sospetto di risultare abbastanza cafona. I problemi sono due: primo, non essendo abituata a tanti ghirigori, non mi viene affatto spontaneo e mi sentirei ridicola a farlo. Secondo, il più delle volte non capisco affatto il cognome della persona con cui sto parlando e allora, per evitare figuracce…

2 – Quando chiedete qualcosa a qualcuno, usate sempre, rigorosamente il condizionale. Sempre. Cercare di evitare come la peste di essere diretti. Avete bisogno di un appuntamento in banca, dal medico, per visitare una casa? Dite: “Per me POTREBBE ANDARE venerdì dalle 15.00 in poi. Per lei ANDREBBE?”.  Mai dire robe come: “Io posso domenica.”. Troppo diretto, troppo brutale. Più condizionali ci sono nella frase, più farete buona impressione sull’altro e più alzerete le chances di ottenere il vostro obiettivo. “Gradirei sapere” o “Sarebbe gentile se lei potesse” sono formule vincenti. Anche nello scritto. Sempre partire dal punto di vista che state chiedendo un favore all’altro e state cercando un compromesso che vada bene ad entrambi, che ciò sia vero o no. Poi parlate di conseguenza.

3- Salutate, salutate, salutate. Dite “Hallo” al passante sconosciuto e che mai più rivedrete. Dite “Guten Morgen” alla vicina di casa che incrociate al mattino uscendo per andare al lavoro, anche se i vostri rapporti sono inesistenti e, a parte quel Buongiorno, non vi dite mai null’altro e, in generale, vi ignorate felicemente a vicenda. Salutate rigorosamente quando volete un’informazione da qualcuno per strada o in un negozio. Mai approcciare qualcuno di colpo con un: “Ma il negozio a che ora apre?”. Non siate violenti e rozzi. Piuttosto dite, sorridendo se possibile: “Buongiorno, mi scusi, salve. Non è che per caso saprebbe a che ora riapre questo negozio? (…) Ah bene. Gentilissimo, grazie. Arrivederci.” Più salamelecchi fate, meglio sarà.

4 – Avrete già capito, arrivati a questo punto, che è indispensabile pronunciare di continuo le paroline magiche “Bitte” e “Danke” (“per favore”/“prego” e ”grazie”). Mi raccomando di non sentirvi timidi. Usatele, usatele, usatele. Tranne gli eccessi (tipo un “grazie” ogni 3 parole, che diventa ridicolo), con Bitte e Danke non risulterete mai fuori posto. Mi raccomando però: ricordate che in tedesco si dice “Nein, danke” per rifiutare qualcosa e “Ja, bitte” per accettare. Se dite “Ja, danke” confonderete l’altro, che non capirà se vorrete o no la tal cosa. A me è capitato più volte. Altra parolina consigliabilissima è “Entschuldigung”, ossia “Scusi”, per introdurre una richiesta da parte vostra, tipo: “Entschuldigung, wissen Sie zufällig viewiel Uhr es ist?” (Scusi, non è che per caso sa che ore sono?).

5 – Non crediate che in Germania sia semplice entrare in confidenza; ma forse ve lo immaginavate già! L’ho scritto altrove, ma lo ribadisco. In Germania dare del lei agli altri è super-stra-importantissimo. Ad esempio, mai la commessa in un negozio vi darà del tu, come succede spesso in Italia; vi darà del lei per tutto il tempo dell’acquisto, anche se entrate da anni in quel negozio. Sono esclusi negozi molto alternativi di abbigliamento giovane o DVD, per esempio. Ma sono casi rari. Idem con patate per chiunque non conosciate, anche se ha la vostra età o è più giovane, a meno che non si tratti di un bambino o un adolescente. Per esempio è obbligo assoluto dare del lei alle tate dell’asilo e alle insegnanti dei vostri figli.  Non crediate che solo perché la tata del nido ha 23 anni e voi 40, possiate dirle “Hallo Britta!”. Non fatelo neppure per scherzo. Sempre: “Guten Morgen Frau Schulze!”. Uguale per, che ne so, il medico, i parrucchieri, i terapeuti, l’agente immobiliare, il commesso della banca etc…etc… Soltanto se e quando la relazione diventerà più confidenziale e rilassata, potrete passare al tu. Ma solo dopo averne discusso con l’altro ed esservi accertati che ciò vada bene a entrambi.

Quelle che ho menzionato sono le regole di base per come muoversì in società, come risultare integrati e centrare l’obiettivo prefissato. Se c’è qualcuno all’ascolto che abita o ha abitato in Germania, potrà magari aggiungerne altre, che mi sono sfuggite. Attendo i vostri commenti con trepidazione!

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27 risposte a “Con la dolcezza, si ottiene tutto!

  1. Grissino mobile

    Direi che hai ragione su tutto. Aggiungerei che essendo stranieri sicuramente ci perdonano qualche errore o non voluta maleducazione. Proprio per questo consiglio di sorridere così se anche non siete perfetti, almeno risultate simpatici che è già un buon inizio!

    • Ma sai che non sono proprio sicura, Grissino, che ci perdonino le gaffes in quanto stranieri? Forse alcuni sì, ma altri molto meno. Per esempio ieri sera sono andata dal medico e mi sono avvicinata alla receptionist per spiegare il mio problema. Quella, dopo 5 parole, mi ha interrotto con lo sguardo gelido e mi ha detto: “Nome, prego”. Mi ero del tutto scordata di dirle chi ero. Ti assicuro che mi ha fulminata e non vi era l’ombra di comprensione sul suo volto.
      Ottimo consiglio quello di sorridere, senz’altro vincente. 🙂

    • Tu tralasci che io non abito in Germania 😉
      A Vienna e dintorni c’é una percentuale di stranieri altissima, alle volte sono di seconda generazione, ma qui é un pó il crocevia d’Europa. Bisogna stare attenti a non trattare (troppo) male uno straniero perché perdi il cliente o magari te lo trovi il giorno dopo che ti viene ad aggiustare lo scarico del bagno 😉 No, qui di persone che mi hanno trattato male davvero penso le potrei contare sulle dita di una mano.
      Poi gli stronzi ci son sempre, eh!

  2. Quoto tutto! E per quanto cerchi di stare attenta alla storia del “ja, bitte”, “no, danke”, quando parlo finisco sempre per dire “ja, danke”, dandomi silenziosamente dell’idiota subito dopo.

  3. Se vedete una persona in difficolta’ chiedetegli se potete aiutarla, fatelo sempre, aiutare una signora col passeggino a salire uno scalino, aiutare una signora con le buste della spesa ,aiutare anche per le cose banli, aiutare gli altri sempre e’ un’imperativo in germania!

  4. Bellissimo articolo Eireen. Vorrei aggiungere 3 punti alla tua dettagliata analisi. Punto uno. Se un tedesco, al contrario di quanto hai descritto tu, vi dice, “Hallo, ich bin der Markus/Johann/Günther/Florian,” vi si deve accendere subito la lampadina e dovete utilizzare il “du”. Non insistere con il Lei/Sie anche se l´interlocutore ha 120 anni, perché altrimenti si indispone. Punto due. Io ho ancora problemi a rispondere al telefono con il mio cognome, quindi come soluzione dico sempre: “Hallo, Elena XXX hier!” Fa un po´inglese, però almeno hanno tempo di capire chi sono. Punto tre. Il nostro carattere sud-europeo. Già stamattina sono stata ripresa perché mi stavo lamentando di alcuni colleghi che non mi hanno ancora risposto ed ero agitata. Il mio capo mi ha detto: “Adesso ci calmiamo e teniamo a freno il temperamento italiano.” 🙂 Quindi calma e sangue freddo. Nelle situazioni lavorative e con sconosciuti è sempre meglio sembrare un ghiacciolino algida che una miccia pronta a esplodere (=straniera/immigrata e isterica).

    • Buongiorno Elena e grazie! Verissimo il primo punto del tuo commento!
      Invece per quanto riguarda l’osservazione del tuo capo, ti confesso che, al tuo posto, mi sarei sentita infastidita. Alla faccia dei luoghi comuni eh! Per esempio, se tu gli facessi notare che lui è proprio un tedesco gelido e rigido, lui come si sentirebbe? 😉

    • Questo del “temperamento caldo” lo ha detto il mio supervisore anche a me! 🙂
      E non é un luogo comune, infatti io, il mio collega indiano e la mia collega iraniana (tutti di paesi “caldi”) siamo i piú solari e chiacchieroni.

  5. E come la mettiamo col signora/signorina? Importante discrimine?

    A.

    • A quanto so io, per evitare gaffes si dá della “Frau” (=signora) a tutte. Per non sentirsi dire “Ah ma io sono Fräulein (signorina) eh!” o simpatiche cose del genere,

  6. Ciao Eireen, ho scoperto il tuo blog un paio di giorni fa e l’ho letto tutto, di filato come un romanzo.Trovo che tu sia una buona scrittrice e abbia uno spiccato senso dell’umorismo.
    Io non credo sarò mai un Expat perchè non conosco nessuno lingua straniera e soprattutto perchè sono troppo italiano per andarmene via, ad ogni modo continuerò a seguirti.

    • Grazie Cesare, non sai che piacere mi fa sapere che qualcuno si é divertito a leggere cose scritte da me con passione. Che meraviglia, queste sono soddisfzioni! Se continui a seguirmi pur non essendo expat, o aspirante tale, mi fa solo piacere! A presto E.

  7. marina – lo scorso week-end sono stata a Monaco a trovare degli amici. Ho tanta voglia di trasferirmi là, ho bisogno di stare in un posto dove le regole vengano rispettate da tutti!!

    • Cara Marina, se ti trasferirai qua, ti accorgerai presto che sì la gente rispetta le regole, ma a volte troppo! Certe volte, quando sarebbe invece il caso di rilassarsi e lasciar andare, non ce la fanno proprio. Mah.

  8. Sono d’accordo su tutti i punti. Aggiungerei anche: mai presentarsi di persona senza prima aver telefonato/scritto/avvisato, anche quando si tratta di un ufficio in orario lavorativo. Ho rischiato un paio di volte di farmi buttare fuori 😦

    • Uh quant’è vero questo. Mamma mia come ti guardano in cagnesco quando ti presenti di colpo, senza esserti annunciato. Tranne emergenze, ovvio.

  9. Ciao Eireen, ho appena scoperto il tuo blog e stavo leggendo dei tuoi post quando mi sono imbattuta nel tuo ultimo racconto. Io vivo qui a Monaco da circa 2 anni, mi sono innamorata di questa cittá e devo dire che é stato un colpo di fulmine. Notare: io sono una terrona che ha vissuto a Milano per 4 anni, abbastanza per cominciare ad odiare quel grigiume. Comunque tornando al tuo post, vorrei aggiugere una cosa: tutto vero quello che dici, ma capita solo a me di sentire pochissime “scuse”? – Entschuldigung – Metropolitana: ti calpestano un piede o ti spintonano, niente, non si voltano neanche a guardarti. Ma é cosí per strada, nei negozi e ovunque questo possa accadere. Sono avari di scuse. Sará che dopo una lunga esperienza a Londra mi ero abituata al continuo “sorry”, ma qui mi pare esageratamente carente.

    • Cara Stella, benvenuta! Sai che non sei la prima a dire questa cosa? Io, lo ammetto, non ci ho ancora fatto caso. Mi ricordo però la stessa identica cosa a Bologna, quando studiavo ancora. Era fatto noto che a Bologna la gente che camminava ti “portava via la spalla” (ti sbatteva contro alla spalla camminando ai 200 all’ora), senza mai una sola volta girarsi per chiedere scusa.

  10. come si può darti torto?

    bellissimo blog!

    http://nonsidicepiacere.blogspot.it

  11. Ciao Eireen D:
    come molti anche io ho scoperto da poco il tuo blog, e me ne sono letteralmente innamorata. Partendo dal presupposto che anche io tra 4 giorni starò a Monaco di Baviera per un mese, per studio ( Faccio Lingue all università :D) , e quindi volevo trovare qualcuno che mi desse qualche ” avvertenze ” su questo bel Paese.
    Sono stata già a Londra e in Spagna, due universi opposti forse alla Germania, però voglio fare questa bella esperienza perchè sò quanto per me sia utile incrementare il mio attuale TEDESCO. 😀 MA SE IN CASO PARLI INGLESE TI GUARDANO MALE VERO ? questo è un luogo comune ma che tutti MI HANNO DETTO !
    ;)) Grazie ancora per questi tuoi post ” illuminanti ” 😀 Un bacione
    Kikka

    • Cara Kikka, non posso che ringraziare te per tutta questa profusione di complimenti. Grazie davvero! Ti guardano male qui se parli in inglese? Mah, non direi. Piuttosto ti dico che cosa osservo io qui e ti dò un paio di dritte. Non dare per scontato che qua tutti parlino inglese, perchè non é affatto così. E chi lo parla, si arrangia come può, quindi non ti aspettare livelli stratosferici. E non dare per scontato che in certi luoghi più centrali o frequentati dai turisti, come, che ne so, i grandi magazzini di Marienplatz, il personaleo la gente in generale parli automaticamente inglese. Spesso non é così opuure lo parlano, ma pochissimo. Se puoi, usa il tedesco! Detto ciò, se proprio non te la dovessi sentire di usare la lingua di Goethe, ti consiglio sempre di chiedere in anticipo se l’altro parla inglese, magari scusandoti di non sapere il tedesco o di saperlo poco. Parrá una cosa antipatica da fare, ma ti serve a catturare le simpatie dell’interlocutore, che, tieni presente, non é affatto tenuto a sapere la lingua di Albione. D’altronde immagina una cittá italiana come Torino e pensa a come sarebbe agevole da vivere, anche solo per un mese, per chi non parla italiano. Non equivocare: non voglio scoraggiare, ma essere realistica! Almeno sai a che cosa vai incontro. 🙂 In bocca al lupo! E.

  12. Stella Annamirl Blachetzki

    ciao Eireen, sono Stella, scusa se ti scrivo sù questo argomento, l’altro, (ore 18: calma piatta) non si può più commentare, e non capisco il perchè. dato che sei stata tanto disponibile con me, ti volevo chiedere un favore, se puoi cancellare i miei due commenti, perchè sono pubblici, e ho parlato di cose troppo private senza pensarci. spero tu lo possa fare! grazie ancora! ovviamente continuerò a seguire i tuoi interessanti blog e a commentarli! spero tu mi venga incontro! grazie!