Il Paese di Bengoden

Stamattina, leggendo “Italians” di Beppe Severgnini, una lettera in particolare mi ha colpita. S’intitola “Perché pensate che la Germania sia il paese di Bengodi?”, scritta da Rita Cagiano. La riporto integralmente:

“Gentile Severgnini, mai come quest’anno il nostro soggiorno estivo in Italia è stato accompagnato da un certo imbarazzo generato dal modo in cui noi, famiglia italo-tedesca residente in Germania, siamo stati percepiti in Italia. Tralasciamo una richiesta, nemmeno troppo velata, di cercare un lavoro in Germania ad una parente da parte di conoscenti nemmeno troppo stretti, cosa da far drizzare i capelli anche a chi sa, come me, come vanno le cose in Italia. In generale ci siamo sentiti dei paperoni che vengono dal paese dell’eldorado, dove tutto funziona, dove c’è lavoro a volontà e dove si può fare ogni giorno il bagno in una piscina piena di monete d’oro! La Germania è percepita da una parte come potenza dalle aspirazioni egemoni, dall’altra come paese del Bengodi, peccato che si debba lavorare! Certamente la qualità della vita è alta e lo stato sociale ancora efficiente, ma trovare un lavoro  può risultare difficile anche qui, e la paura di perderlo è sempre in agguato. Molti fanno la spesa da Aldi o al discount più vicino, per non parlare dei costi dei servizi. La generazione dei quarantenni/cinquantenni andrà in pensione a 67 anni, e le pensioni saranno da fame. Le proiezioni del governo parlano di una diffusa povertà senile tra 20/30 anni. Ecco, in Germania non si parla di spread perché è più un problema nostro che loro, ma questo non significa che non si parli di Euro e del domani. Il futuro fa tanta paura anche qui. Saluti da Colonia.”.

Questo intervento riassume in maniera ottima il mio pensiero e le mie impressioni. Sei in Germania ed ecco che molti tendono a pensare che tu sia nella Landa di Cuccagna, dove basta allungare un braccio e si colgono frutti maturi da alberi rigogliosi; dove le aziende suonano al campanello della gente implorando di andare a lavorare per loro e dove, in ultima analisi, non vi sono problemi. Non mi stancherò mai di ripetere a tutti gli aspiranti emigranti che questa idea è ben lontana dalla realtà. Consiglio vivamente la lettura di questo ottimo post  e i relativi commenti, per farvi un’idea di ciò di cui sto parlando.

Proprio ieri facevo due chiacchiere con una vicina di casa, qui a Monaco, e si ciarlava delle ferie. Indovinate dove le ha fatte lei? Polinesia in resort di lusso? Non esattamente. Tour delle capitali Europee? Acqua. Visitato le principali città tedesche alloggiando in simpatici alberghi tipici? Nemmeno. La verità è che è rimasta a casa sua. Ha rinunciato alle ferie e, dal tono con cui l’ha detto, dubito si sia trattato di una scelta volontaria. Mentre ne parlava, la sua voce era tra il mesto e il malinconico. Si è autoconsolata dicendo: “Beh ma il tempo è stato comunque bello”, ma non è stata molto convincene. E non è la sola. E non si tratta di una signora indigente, ma di una persona normalissima. Il punto è che, vista da lontano e attraverso il cannocchiale del wannabe expat, la Germania pare il luogo idiallico che, una volta conquistato, regala pace, benessere, gioia, latte, miele e noccioline a chiunque. Infatti, nonostante le mie minacce, i post antipatici al riguardo, i toni da cafona di alcune risposte a certi commenti – o in alcuni casi addirittura il silenzio stampa – non cessano di fluire a me le richieste più disp(e)arate, da parte di gente che sogna di trasferirisi qui e di dare LA svolta alla propria precaria esistenza. “Eireen, ho tre figli piccoli e un compagno che non parla nè tedesco, nè inglese. Secondo te faccio bene a trasferirmi a Monaco senza avere ancora un lavoro?”. La risposta? NO. NO. NO. Sei una donna con figli piccoli e non sei neanche tanto sicura di voler espatriare? Vieni a Monaco solo al seguito di un marito con uno stipendio molto esuberante. O non venire affatto. Diventerai cretina per gestire lavoro [se lo trovi] e pargoli e inoltre il povero compagno al seguito che non parla la lingua, che farà? E se avrete lasciato l’Italia con motivazione così così, siete fritti. Pessima l’idea di avventurarsi con famiglia, ma senza avere già un lavoro: quello sarebbe un finissimo modo per autotorturarsi e finire per tornare miseramente in patria depressi e demotivati.

Non la voglio tirare troppo in lungo con esempi già menzionati in altri post, ma chiudo con il consiglio principe, quello che ripeto sempre, quello che ormai i miei lettori hanno la nausea, quello che è il più banale di tutti, ma che molti, troppi sottovalutano. Non sognatevi neanche di notte di riuscire a cavarvela in Germania senza il tedesco. Non esiste. Punto. Riuscireste ad immaginare una vita normale in Italia senza un bit d’italiano, affrontando uffici pubblici, negozi, banche, assicurazioni, asili, scuole, istituzioni, tv, radio, giornali?

Ecco.

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27 risposte a “Il Paese di Bengoden

  1. Confermo: gia’ e’ difficie, quasi impossibile, trovare clienti in Germania se non hai modo di interloquire nell’idioma locale, tanto che spesso tocca passare per le forche caudine di rappresentanti locali che fanno da tramite con tutti gli annessi e connessi. Figuriamoci viverci……

    A.

  2. brava, io ormai la considero una sfida quella di far capire alla gente che senza il tedesco nei paesi di lingua tedesca e’ difficile vivere! in fondo quanti stranieri conosciamo che hanno vissuto per più di 3 anni in Italia che non abbiamo imparato l’italiano? lo imparano persino gli ambulanti sulle spiagge!

  3. Mi trovi parzialmente d’accordo. Lí (e qui) non é come dici tu l’Eldorado ma c’é un abisso rispetto all’Italia. Non vorrei essere pessimista e irriguardoso ma Germania(o Austria) : Italia = Italia : Egitto (o Tunisia: quello che preferite). Poi alcune note tanto per riportare i piedi in terra perché mi sembra che ci sia un pó di confusione a questo proposito. Le vacanze all’estero, NON SONO OBBLIGATORIE. La mia ultima vacanza che tale si puó chiamare (ossia in albergo in un villaggio turistico della Calabria) data 6 o 7 anni fa. E poi? E poi ho fatto le vacanze a casa a Vienna, due giorni da mia Zia, quest’anno una settimana da un’amica in Italia. Spero l’anno prossimo di fare una gitarella da qualche parte: una volta ogni 8 anni penso si debba mettere fuori la testa dal proprio mondo. Questo per dirti che é vero, ho un lettore Bluray, il proiettore HD, lo smartphone di (terz)ultima generazione, il Kindle (ebook reader), ma ovviamente i soldi se si mettono da una parte, si tolgono dall’altra. Io ho deciso di metterli nella mia casa, un pochino da parte e in alcuni gadget (appunto proiettore, ecc) che al contrario di una vacanza, posso usare tutto l’anno. Per le vacanze ho deciso di posticipare. Ma non me ne lamento. Aggiungo anche che cerco di fare tutto da me, esco poco e non butto via soldi inutili tipo snack, mangiare fuori (intendo mensa… non un buon ristorante) e cosí via. Invece qui e in passato ho visto colleghi spendere migliaia di euro nelle vacanze estive, prendere colazione e bibite fuori tutti i giorni, mangiare alla mensa anziché portandosi le cose da casa, buttando soldi in pasti pronti e pub dove una birra (75 cents) costa magari 4 euro. Questi sono i modi in cui si risparmia e (magari) ci scappa la vacanza. Ecco, aggiungerei anche che Aldi non é un hard discount nel senso classico. Ci faccio la mia spesa tutte le settimane, controllando tutte le etichette di tutti i prodotti e comprando le poche cose che non sono di qualitá o non ci sono, dal Billa, conscio che bastano poche tentazioni per far lievitare lo scontrino allo stesso livello della spesa settimanale all’Aldi. Si puó mangiare bene e di qualitá (leggi anche: Bio) facendo la spesa all’Aldi perché, non so se qualcuno se ne é accorto di quanta “mer*a” gira con marchi di produttori famosi. Quindi non é che fare la spesa da Merkur (qui in Austria) sia una garanzia di mangiare bene e di qualitá. E’ l’etichetta degli ingredienti che fa sempre fede. Ricordo ancora i lussuosissimi biscotti con semi di zucca della Stiria (7 euro per 100 o 150 grammi se non ricordo male) che nella frolla contenevano MARGARINA anziché burro. Beh, io queste le trovo prese in giro.

    P.S.: scusa il mix e il casino di argomenti sovrapposti ma volevo… partecipare al post! 😉

  4. Eh, purtroppo anch’io devo fare i conti con i commenti del genere “eh, tu che ora sei in Germania non ti devi preoccupare!”. Tutto il mondo è paese, tant’è vero che io sono letteralmente sfruttata come tirocinante (mica succede solo in Italia) e mi faccio comunque un discreto fondoschiena al lavoro, ricevendo in cambio quel minimo che mi basta per tirare a campare in questa bella ma carissima città. Per la questione della lingua, che cosa pensiamo noi di chi vuole trovare lavoro in Italia senza parlare una parola di italiano???

  5. Eireen hai perfettamente ragione, il tedesco bisogna saperlo.
    Io ho un B1 fatto al Goethe, quest’anno mi iscrivo per il B2.1 e ancora mi sembra di non saperlo, tanto è difficile il tedesco. Quello che trovo più difficile è ricordarsi i vocaboli, la grammatica l’ho abbastanza digerita.

    Detto ciò, qualche notizia sull’Italia. Ieri è stato l’ultimo weekend di carburanti scontati, ho fatto diesel alle 21.30 e c’era ancora l’assalto alle pompe, almeno 3 macchine per pompa, una situazione delirante, credevo regalassero il carburante da quante persone c’erano. E così in tutti i carburanti delle 2 marche che avevano fatto la promozione. Per inciso qui il diesel costa mediamente tra 1,750 e 1,830 e la benzina tra 1,810 e 1,890 anche se in autostrada ha toccato e superato 2 euro al litro. Risparmiare qualche centisimo sta diventando lo sport nazionale: il Pil sta crollando del 2.5%, la disoccupazione ufficiale è all’11%, quella giovanile al 35%, lo spread a 451 punti, l’IVA tra qualche mese al 22% e si parla di nuovi rincari autunnali.

    Eireen il mondo tedesco non è l’Eldorado, guai a chi lo pensa. Ma è meglio dell’Italia: da noi non esiste Kindergeld o Airbeitslosgeld, da noi se sei disoccupato ti attacchi. Gli stipendi sono tra i più bassi d’Europa, ma il costo della vita è tra i più cari. Io ho visto a Monaco molti prodotti (Nivea, Testa nera, Garnier, Lines, L’Oreal e prodotti pulizia della casa) costare mediamente 20% in meno dell’Italia (stesso prodotto, confezione e contenuto). E ogni 3 mesi fanno una manovra con tagli alla spesa pubblica o nuove tasse.

    Gli italiani emigrati sono secondi in Europa solo ai romeni, ci sarà un motivo.

    Viele Gruße aus Verona

  6. Anche io condivido parzialmente… io da mezzo italiano e mezzo austriaco posso dire che la differenza della qualità di vita tra Austria ed Italia è evidente. So poi per varie fonti che il tenore di vita in Germania e Austria è comunque paragonabile. Dunque, lo stato sociale in Italia è ormai praticamente inesiste per molti, la disoccupazione giovanile ha raggiunto livelli drammatici e l’occupazione (cosa di cui si parla meno, ma ancor più grave) è di una PReCARIETA’ agghiacciante. E’ quindi normale che ci siano delle persone che hanno necessità di crearsi dei miti altrove… anche se questi non corrispondono del tutto alla realtà!

    Comunque ci terrei a precisare una cosa… noi all’estero è vero che abbiamo esportato anche la mafia, ma anche molte idee positive e grandi TALENTI…. è però anche vero che non tutti come noi sanno emigrare in modo qualitativamente produttivo. A Vienna gli Italiani sono in genere molto apprezzati e vi è un dicreto numero di imprenditori “con le palle” che in questa città a fatto fortuna e ha fatto del proprio nome una istituzione.
    Non avviliamoci sempre….. alle volte parliamo di noi stessi come fossimo un gregge di stolti… io da mezzo Austriaco che sa parlare la lingua abbastanza bene ( e quindi avvantaggiato senza un merito mio particolare), mi sono stupito di come un discreto numero di Italiani che ho conosciuto a vienna abbia con dedizione imparato la lingua e si sia trovato, dopo la gavetta del gelataio, lavori di tutto rispetto…
    Saprebbero fare tedeschi, austriaci inglesi e altri allo stesso modo? avrebbero anche loro questa capacità di adattarsi.

    Insomma voglio spezzare una lancia a favore del nostro spirito di emigrazione (vecchio di secoli) e in favore del nostro spirito di adattamento…
    Viviamo in un paese corrotto e non siamo ne la prima ne l’ultima generazione di italiani ad emigrare…..

  7. Decisamente la Germania non è il paese del Bengodi perchè non appena ci metti piede inizia una sequela di sfide mica da niente: la casa, il lavoro (se non ce l’hai già), prendere dimestichezza con la lingua, orientarsi e capire da chi andare per anche le robe più banali (capelli, denti, tonsille ecc ecc). Poi quando ti inserisci vieni ricompensato, però prima di ricevere devi dare a piene mani, altrochè. E per il fattore linguistico il tedesco è essenziale, VI-TA-LE. Se ci si aggiunge poi che senza una conoscenza dell’inglese di un certo livello i datori di lavori storgono il naso anche se parli tedesco con inflessione bavara…ti da un’idea del mazzo che uno si deve fare per avere il “bengodi”.

  8. Il tedesco è fondamentale non solo per il medico e robe varie che ha già menzionato Torquitax, ma è importante se si vuole un bel lavoro (categoria Angestellter per esempio) e non ci si accontenta di rimanere nella categoria Arbeiter.
    Penso che provare a vivere all’estero ti porti ad avere una carica pazzesca e voglia di fare, che ora come ora in Italia non si ha +. Se si vive in un paese che offre poco è giusto provare ad emigrare, senza farsi illusioni che le difficoltà sono tante. Ma meglio che stare a vegetare. Intanto un’esperienza all’estero la dovrebbero fare tutti. Per le famiglie è sicuramente + complicato su questo hai ragione Eireen, ma chi ha voglia di fare e non ne ha l’opportunità in Italia, se vi rimane, diventerà apatico prima o poi e perderà tempo prezioso. La Germania non è il bengodi, ma è l’input, come lo sono tanti altri paesi (vedi Svizzera, Australia, Gran Bretagna etc.) di fare fare e di nuovo fare. Qualcosa almeno.
    katia

  9. Cari tutti, grazie dei vostri commenti, così ricchi e articolati. Questo mi fa capire che l’argomento scotta. In realtà non posso aggiungere molto a quello che avete già detto voi, che è tutto sacrosantissimo. Katia, poi, mi ha rubato le parole dalle dita! Con questo post non volevo nè dire che non bisogna emigrare, nè trasmettere l’idea che la Germania sia un paese in difficoltá esattamente come l’Italia. Se uno sente il desiderio di partire o ha addirittura la necessità di lasciare l’Italia, deve certamente andare. È che mi sembra di percepire, a volte, nei commenti che ricevo, una domanda di sottofondo “Ma è vero che se vengo in Germania poi la mia vita cambia e starò meglio?” senza la messa in conto, indispensabile, delle enormi difficoltá iniziali, che possono durare anche parecchio e scoraggiare anche l’expat più indomito.

  10. Eireen.. parlavi delle vacanze della tua vicina.
    Ebbene, dopo una veloce vacanza a giugno, il resto del tempo l’ho passato a casa (Monaco) a .. lavorare! E non mi sono lamentata, come neppure tutti i vicini di casa. In pratica, nessuno era andato in ferie e, ad oggi, sono ancora tutti presenti.
    Quello che mi stupisce sono gli italiani. Ho avuto modo di conoscere una coppia con figlia: lui (tempo determinato, con scadenza a dicembre.. che si e’ fatto male e non puo’ lavorare); lei con un lavoro non proprio redditizio (tanto che fa le cerette a casa per arrotondare..). Ebbene, dicevano che erano andati in vacanza a maggio, a giugno, a luglio, 2 settimane ad agosto ed ora volevano fare un giro per Monaco a vedere come si poteva stare. Posso aggiungere poi – senza essere cattiva – che non parlano inglese e/o tedesco o altra lingua?
    Ma come fanno ad essere cosi’ “rilassati”? Incoscienti? Menefreghisti? A vivere la vita come viene?
    ~b

  11. Mah, tutto ciò mi lascia perplessa. Spero che fosse quella coppia in particolare a comportarsi così e che non sia un atteggiamento diffuso tra tutti gli italiani. Questi veramente mi sembrano due incoscienti. Oppure avevano appena avuto un’eredità e la stavano sperperando!

  12. Ciao Eireen commento poco,ma leggo spesso. Rispondo come prima alla prima xxxx che hai scritto
    “Non sognatevi neanche di notte di riuscire a cavarvela in Germania senza il tedesco.”
    Io sono venuta a Monaco 4 anni fa´, non so l´inglese non sapevo neanche il tedesco. Sono un architetto che lavorava nel web design in Italia .Sono venuta in Germania perche´ ho conosciuto il mio compagno. Ho iniziato subito a lavorare sapendo a mala pena danke e Bitte in una gelateria italiana ,ho fatto dei corsi di tedesco,ho continuato a fare solo stagioni e d´inverno ricevevo un sussidio. Adesso da 7 mesi lavoro per una ditta tedesca di catering . Conosco stranieri che vanno ancora a scuola di tedesco per mirare al posto di lavoro bello come lo definisce @Katia.
    Io sono del parere meglio qualcosa subito che dopo, io accetto di lavorare per il catering prendo uno stipendio e sono in regola per lo Stato tedesco per kankrekasse e altro,poi nel frattempo cerco sempre qualcosa inerente al mio lavoro.
    La seconda cosa che volevo dirti che molto spesso rimproveri le persone che ti scrivono per chiederti info, dovresti essere onorata che le persone si affidano ai tuoi consigli e invece che fai tratti male i tuoi lettori?
    Fossi in loro ….beh questa e´ un altra storia.
    Bussi

    • Cara Wanesia, grazie del tuo commento e della partecipazione al blog. Mi é piaciuta questa tua testimonianza di vita vissuta e ti faccio i complimenti per avere imparato il tedesco e per la tua tenacia. Quello che hai scritto dimostra che nella mia **** c’è un fondo di verità: prima bisogna imparare perlomeno un po’ di tedesco – non dico di doverlo padroneggiare come un madrelingua – e poi si può passare all’azione. Se non si parla tedesco, come si può lavorare? Bisogna accontentarsi di lavoretti, tipo lavare i piatti o simili. Il problema é che chi mi scrive, di solito, mi chiede se può migliorare la sua vita venendo in Germania, e io rispondo: “Se non parli neanche una parola di tedesco, vieni pure qua, ma non migliorerai la tua vita.”. Il tuo caso é leggermente diverso, perché avevi Phelipe, che abitava qua e parlava giá tedesco. Quindi ti avrà aiutato, almeno all’inizio, ad orientarti un pochetto. Ma pensa a chi non ha proprio nessuno in Germania e inoltre non sa nemmeno dire “Hallo mein Name ist Ponzio”.
      Passiamo al fatto che tratterei male i miei lettori. Ma Wanesia non mi sognerei mai di trattare male chi mi legge e mi segue. Io qualche volta ho risposto in modo scorbutico a persone che chiaramente non mi leggono affatto. Si capisce benissimo dalle loro domande fuori luogo che sono capitati sul mio blog per puro caso, magari tramite Google, dove avevano scritto “lavoro Monaco stipendio”. Poi atterrano su “Die Italienerin” e pensano “Ah c’é una che vive a Monaco, aspetta che le chiedo se faccio bene a emigrare e soprattutto se mi può trovare una casa”. È gente he di solito spara a zero con domande dalle quali si capisce perfettamente che non gli interessa un bit dei miei post, ma cercano solo di agganciarsi a qualcuno per arrivare al loro scopo = ottenere info e supporti concreti che io non posso comunque dargli. pensa che una persona una volta mi scrisse: “Voglio venire ad abitare là e voglio che tu diventi la mia nuova migliore amica di Monaco!” senza neanche conoscermi. Dico, ma stiamo scherzando?
      E in ogni caso mi viene da dire: “Ma se anche io ti dico di essere prudente e di evitare di emigrare nelle tue condizioni, tu lo farai? No, perché se vuoi davvero partire, lo farai comunque, non sarò io a farti desistere. E al contrario: se io ti vengo a dire che espatriare è la scelta più azzeccata per te, poi tu vieni in Germania e ti trovi male, mi dirai che è colpa mia?”. E non è finita qua: come ho già scritto numerose volte – pure troppe – io ho aperto un blog come diario e non come agenzia al supporto per l’immigrazione in Germania. A chi mi chiede come si vivrebbe a Köln con una tabaccheria, che cosa posso rispondere, dato che vivo a Monaco e faccio l’assistente di direzione? 🙂 A chi mi domanda “Eireen, è vero che la qualitá della vita nella capitale bavarese è alta?” rispondo invece più che volentieri, ci mancherebbe! E dò il mio punto di vista, che non é la Bibbia, ma é quello che penso io della Germania. Last but not least, molti mi fanno domande senza prima avere dato un’occhiata al mio sito. Ho creato apposta una sezione “Link sulla Germania e Monaco” e “FAQ” affinché chi legge, possa avere info utili e togliersi alcune curiositá su di me e su Monaco. Ultimissima: se dovessi rispondere accuratamente a tutti coloro che mi scrivono, farei un lavoro a tempo pieno non retribuito e poiché ne ho giá uno, ma pagato… Poi, nonostante tutto, chi trova antipatiche le mie risposte, puo benissimo smettere di leggere il blog. Ciao, spero che continuerai a leggermi nonostante tutto! 😉

  13. I wish I could read Italian.

  14. Sai cara @Eireen il fatto che a volte ti rende scorbutica e´ proprio come scrivi certe cose ” Bisogna accontentarsi di lavoretti, tipo lavare i piatti o simili. “E perche´ questi non sono lavori?
    Valli a trovare in Italia questi lavoretti, a volte anche sottopagati quindi da questo punto di vista anche lavorare nella gastronomia e´ un vantaggio rispetto all´Italia. Qui ti pagano per come si deve e anche se a volte vieni sfruttata lo stesso in questo campo,hai anche i suoi vantaggi.
    Probabilmente se non incontravo il mio compagno non avrei scelto la Germania,ma sarei andata al Nord Italia per lavorare.Non e` stato facile anche per me che credi,ma la tenacia alla fine premia sempre,e sono felice di quello che mi sono costruita in soli 4 anni.

    I cronto dei blog sono anche quello che menzioni tu,le persone che sparano domande io li chiamerei solamente “troll”. E di troll e´ pieno il web, leggiti magari se puo` aiutarti la nequitette per i troll e vedi che se non alimenti piu` nelle risposte probabilmente il “grosso” carico della tua casella di posta si allegerisce.

    PS: Sono “sempre” punti di vista, anche se una persona ti dice che vuole incontrarti e diventare amica non vedo quale diavoleria ti abbia detto, sai a volte le amicizie nascono anche dal nulla.Da come mi appari dal tuo blog l´unica tua insofferenza e´ che rischi poco nella vita!
    La vita va vissuta fino in fondo senza troppi paletti che ci circondano.
    Bis bald!

    • Condivido, ad esempio anche a Vienna si può guagnare molto bene da cameriere… praticamente se uno si fa il mazzo in un ristorante guadagna molto di più di un professore di Liceo o di un impiegato in Italia.

    • Cari Wanesia e caro Paolo, forse non ci siamo capiti e anche non capirsi é un rischio di quando si comunica per iscritto. I “lavoretti” sono di tutto rispetto e se si guadagna bene, meglio! Wanesia, ti ho anche fatto i complimenti per quello che hai saputo fare, per avere imparato la lingua e per avere avuto tenacia. Ma forse sono io che non uso le parole giuste: la gente che mi scrive, magari in Italia fa altro rispetto al cameriere e crede di venire in Germania e poter da subito fare il proprio mestiere guadagnando molto. Non capiscono che se vengono all’estero bisogna che, almeno i primi tempi, si adattino a fare lavori diversi da quelli che facevano in Italia. E non tutti sono disposti a farlo. Alcuni rimangono delusi e rientrano in Italia. Tu Wanesia l’hai fatto (cioè sei rimasta) e questo è da apprezzare. Con le mie parole io intendo sottolineare che non si può immaginare che la Germania sia un paradiso, dove basta mettere piede e si ottengono subito soldi, casa ed una vita facile. Intendo far capire che il percorso, come anche tu dici, è lungo e faticoso e anche pieno di ostacoli. Mi sembra che questo sfugga completamente alla maggior parte di chi mi scrive. Non ero certo intenzionata a offendere qualcuno. Per quanto riguarda le richieste di amicizia, va da sé che non sono affatto richieste di amicizia vera. Come può infatti qualcuno che non mi conosce dire “Uh voglio che diventiamo migliori amiche!”. È ovvio che in realtà cerca un appoggio, qualcuno che la sostenga con info e altro, se decide di venire ad abitare a Monaco. E non cerca un amica; e se anche fosse, non ho l’obbligo di accettare. Ho conosciuto tuttavia dal vivo persone attraverso questo blog e ne sono stata felicissima. Ma non posso mettermi a disposizione di chiunque, perché quello non è il mio mestiere. Quanto al fatto che non rischio, ti chiedo scusa, ma preferirei non vedere sparati giudizi su di me solo in base al blog. Dato che ne avrei parecchio da raccontare sui rischi che ho preso nella vita. E in ogni caso, anche se non volessi rischiare nella vita, sarebbe un mio sacrosanto diritto. Come lo è quello di chi mi legge e pensa male di me: liberissimo. Peace&Love, E.

  15. …”la gente che mi scrive, magari in Italia fa altro rispetto al cameriere e crede di venire in Germania e poter da subito fare il proprio mestiere guadagnando molto. ”

    Giusto Eireen a te scrivono solo persone di un certo rango. Mi sembra impossibile che un ingegnere pur non sapendo tedesco ti chieda se puo` trovar fortuna in Germania.Trattasi di ingegnere stupido.
    Mi piacerebbe leggere di qualche persona che si riconosce nella domanda da te menzionata e che interagisce con noi.
    Pura utopia!
    Spesso l´italiano in genere aggiunge o dimezza la realta`.A buon intenditore.(Con questo ho concluso)
    Buona vita!

    • Ecco mister utopia ;). Molto tempo fa, forse neppure se ne ricorda, avevo chiesto un consiglio a Eireen, che mi aveva gentilmente e puntualmente risposto. E sono un “ing”, anche se non mi piace etichettarmi.
      Certo, non le avevo chiesto la luna (del tipo “sono uno scalpellino che parla dialetto tibetano – troverò mai lavoro a Monaco?”, oppure “mi puoi dire cosa ne pensi di Colonia – in fondo, si trova solo a 700 km più a nord di Monaco, è impossibile che non la conosci?”).
      E credimi Wanesia, ad aprirsi troppo nella vita, a volte ci si scotta (parlo per esperienza). A volte è necessario porre un filtro, soprattutto alle amicizie (parlo per me, beninteso). Poi ognuno fa come vuole, ma questo non arroga il diritto di giudicare quello che fanno gli altri. Vivi e lascia vivere.
      Anche perchè, come qualcuno dice – e mi scuso per l’esempio -, è facile fare il gay col culo degli altri.

    • @appleforever o mister utopia
      Piacere di sentire l´altro lato della campana.Ecco questo era lo scopo dove volevo andare a parere io.
      1. Che tu non hai fatto domande sciocche
      2. Che la Eireen ti ha risposto con toni gentili e anche subito.
      Per cui discussione chiusa, pero` non capisco perche´ la Eireen si ostenta tanto nei suoi post parlando delle domande ossessive che gli fanno i suoi lettori.

      Eireen i lettori alimentano i blog…ocio!

  16. Bentrovata Eireen: intervengo solo per dire che mi rendo conto che le difficoltà ci sono pure lì, ma quello che mi manca molto in Italia è il senso civico, l’interesse per l’ambiente, l’ordine, il disinteresse per l’apparire (i sandali con i calzini, che comodi!). Insomma tutte quelle banalità e luoghi comuni dei paesi nordici che noi ci sogniamo. E non è poco.

    Aggiungo: la nostra sciatteria si vede nelle targhe delle auto: l’anno d’immatricolazione e la provincia sono un optional, mentre le targhe tedesche sono un esempio di chiarezza e di tracciabilità. Ecco, vorrei delle targhe ordinate e chiare. Buon settembre bavarese.

    • Carissimo Giorgio, che piacere ritrovarti sul mio blog dopo tanto tempo. Certo, sottoscrivo quello che dici: in quanto a civiltà – e servizi – in Germania siamo anni luce dall’Italia. Difatti io qua sto bene e non credo di voler tornare, almeno per ora. Solo che ammetto che, per quanto io stia bene, non sono in paradiso e problemi ne ho anche qua. Saranno diversi da quelli che avevo in Italia, ma ne ho lo stesso. Quello che è cambiato per me personalmente venendo qua, è stato che i difetti che mi erano diventati insopportabili nel Bel Paese, qui non li ritrovo. Tuttavia ci sono dei momenti dove, tanto per fare un esempio, l’inflessibilità dei tedeschi mi dà parecchio da fare (e pure il sandalo con calzino!). In quelle occasioni, dove li vedo rigidissimi e con i paraocchi, salta fuori il mio lato italiano, che dice sottovoce “Ragazzi, rilassatevi! Lasciatevi andare un pochettino”. Insomma, come sempre, il posto perfetto non esiste. A presto! E.

  17. Una volta, qualche anno fa, stavo facendo una vacanza-corso di tennis in Alto Adige. Alla fine di un’ora di lezione con una insegnante tedesca (non tedesca dell’Alto Adige, ma proprio tedesca di Germania), stavamo provando i servizi, ero rimasto solo io con una pallina in mano, per cui credevo di poter provare l’ultima battuta. Per il resto non sarebbe cambiato niente: il campo era libero da persone e c’erano tutte le palline per terra, da raccogliere. Ci avrei messo tre secondi a battere con l’ultima pallina, ma ho pensato comunque di chiedere, per cortesia, se potevo provare l’ultima battuta. E cosa ha risposto l’insegnante tedesca? “No!” … non ci volevo credere. Per lei era finita l’ora e basta 🙂 Credo che mai un insegnante italiano avrebbe detto no… non sono mai stato in Germania ma in questo piccolo episodio ho potuto toccare con mano l’inflessibilità tedesca…

    • Ciao Mirko, ti confesso che non mi stupisco affatto. Mi ricordo quando abitavo in Austria, molti anni fa, che le riunioni duravano esattamente quanto previsto dal programma. Se, per esempio, si era detto che la riunione finiva alle 22:00, ti assicuro che alle 22:00 esatte, finiva. E se qualcuno osava dire, alle 21:59, che c’era un argomento da discutere, la risposta era: “Ormai è troppo tardi. E poi non era nel programma”. Chiuso.