Bambini con valigia

 

 

 

 

 

 

 

Aggiornamento del 19 luglio. Questa non posso non raccontarla. La blogger di cui parlo nel post qua sotto (machedavvero.it) si è presa il tempo e la briga, su mia segnalazione, di leggersi questo articolo e di twittarlo, non con uno, ma addirittura con due Tweet. Mi scrive che condivide la mia opinione, mi ringrazia e mi fa i complimenti per il post. Che dire? Son quelle cose che ti cambiano la giornata! Grazie Chiara!

Da blogger appassionata quale sono, mi piace ogni tanto infilarmi qua e là tra i blog altrui; sono curiosa, mi piace mettere il naso nelle vite degli altri abitanti del Web. Mi diverto a scoprire autori interessanti, scritti originali, post divertenti, diari on lain simpatici. Così, tra una lettura e l’altra, qualche tempo fa sono approdata anche sul celeberrimo blog di una mamma espatriata. Se mi seguite, sapere che ho un’idiosincrasia per i mommy blog, ma questo, bisogna dirlo, è diverso. Leggero, fresco, spiritoso, ironico, non incentrato ossessivamente sulla bambina come fonte di vita e di senso per la madre. Si parla di tutto un po’, inclusa la vita a Londra, e per questo trovo carino leggerlo di tanto in tanto. Orbene l’ultimo post scritto dall’autrice, che parla di come ha mandato la figlia in vacanza per due settimane in Italia dalla nonna, ha suscitato un vespaio pazzesco. Quasi 300 commenti nei quali si alternano voci adoranti (sei la mamma perfetta, ti voglio bene, un bacio alla piccola!) a condanne irrevocabili (sei una deficiente che abbandona sua figlia per divertirsi come se avessi ancora 18 anni). Tutta questa confusione per una quindicina di giorni in vacanza lontana da mamma, mi ha veramente fatto impressione. Mi sembra che la quantità e l’intensità dei commenti rifletta il fatto che, in Italia, la tematica del distacco tra madre e figlio sia ancora un tema scottante, qualcosa di mal elaborato; come un piatto di cannelloni non ben digeriti adagiati sullo stomaco. Veramente tutta roba italiana, mi viene da dire. Pur non conoscendo approfonditamente la mentalità tedesca riguardo alla maternità, infatti, vi posso certamente dare la mia impressione dopo circa due anni di permanenza in Crucconia: le mamme tedesche sono molto meno melodrammatiche di quelle italiane. Sono attaccate ai figli, ovvio, ma non ossessivamente. Vogliono bene ai pargoli, di sicuro, ma possono sopravvivere anche a distanza da loro senza sentirsi smarrite, vuote e prive di senso. Cercano di promuovere l’autonomia dei loro cuccioli, anche attraverso vacanze in solitaria, perché sanno che questi, un giorno, dovranno prendere la loro strada.  Chiaro, parlo di un trend, non dico che tutte le mamme tedesche in blocco siano così. Ma insomma, tanto per farvi capire.

Poi c’è da fare un discorso a parte per le mamme espatriate, di qualunque nazionalità esse siano. Quando si espatria, si sa, si sconvolge tutta la propria esistenza, dato che la quotidianità costruita fino a quel momento va di colpo a gambe all’aria. Si abbandonano le proprie radici e ci si allontana da famiglia e amici (fa pure rima, voilà). Questo significa, il più delle volte, che i pargoli, che fino a ieri ogni tanto sbolognavamo alla nonna magnanima, mollavamo alla zia pensionata, consegnavamo alla sorella impietosita, beh quei pargoli ce li dobbiamo accollare noi genitori tutto il tempo. Tutto il tempo. Sempre. No stop. Ok, noi si va al lavoro e loro all’asilo, ma dopo? Ce li hai sempre appiccicati come delle cozze, diciamocelo. Meraviglioso, per carità; intensissimo, ci mancherebbe; straordinario, non dico di no. Ma anche faticoso, pesante, stressante. A volte decisamente soffocante, non neghiamolo. E allora che cosa c’è di più naturale, più benefico per gli uni e gli altri, più ideale, più liberatorio per tutti (quindi anche i bimbi!) che mandarli a casa dalla nonna, nella fattispecie in Italia, per un po’? Ovviamente non se questo comporta crisi atroci nel bimbo, nel caso in cui non sia ancora pronto per staccarsi dalle appendici materne e paterne. Ma vi assicuro che quasi tutti i miei colleghi expat, ad esempio, fanno così. L’estate incombe e la scuola chiude? Spedisci il pargolo in patria dalla nonna. Lui si diverte, tu ti rilassi, la nonna s’impegna, ma che vogliamo di più? La mia collega Carmen, spagnola, ogni estate a inizio luglio, di sabato, accompagna i pupi a Barcellona dalla madre, torna la domenica, lunedì va in ufficio e poi ogni venerdì sera per un mese prende l’aereo e li raggiunge.  Poi lei, il marito e i pupi trascorrono tre settimane in agosto alle zusammen, tutt’assiem! Sono morti i bimbi? No. Sono traumatizzati? Neppure. Sono crudelmente abbandonati al loro destino? Non direi. La situazione in realtà è una gran pacchia per tutti? Penso di sì.  A me questo giochetto non è ancora riuscito per una serie di ragioni, ma qualche settimana fa la nonna P. ha dichiarato che l’estate prossima sarebbe felicissima di ospitare  il bambino bionico a casa sua nel Bel Paese per una settimana o due. O gioia, o gaudio, che cosa odono le mie orecchie! Aspetta che prendo appunti. Mo’ mooo segno!  Sarà che non sono mai stata troppo appiccicosa col b.b., sarà che i piccoli distacchi mi sono sempre parsi molto salutari per entrambi, ma io in una situazione del genere non ci vedo davvero nulla di male, né di dannoso.  Anche se, va da sé, mi butterei dall’Alter Peter per il b.b, tanto gli voglio bene.

In conclusione, ripeto, non vedo alcunchè di scandaloso e neanche nulla di fuori dal normale nel regalare ai figli, ai noi stessi e ai nostri genitori un’opportunità di questo genere. Chissà un giorno come saranno ricchi, variegati e intensi i ricordi di questi bambini, divisi tra due mondi, ma in senso buono; bimbi/adulti che si  sentiranno a casa propria e a loro agio sia all’estero che in patria, senza che vi sia troppa distinzione tra questi due concetti. Lo immagino già il b.b., ormai grande, che si muove tra Italia e Germania con la stessa scioltezza, facilità e tranquillità con la quale io da piccola mi muovevo tra la città e il paesino di montagna a un’ora di macchina di distanza da casa. Dico, ma vogliamo mettere?

Annunci

20 risposte a “Bambini con valigia

  1. Ciao! Sono d’accordo con te: che c’è di male?
    Secondo me la gente che ha commentato in modo negativo la splendida idea dell’altra blogger non ha il minimo senso della realtà. Non sempre avere bambini intorno ogni giorno per tutta la vita è una cosa fantastica. Io nn ho figli, ma so già che farò questo “giochetto” appena possibile. =D
    Quindi sbattitene, detto in modo molto terra terra =P e fai quello che vuoi! Vedrai come sarà sveglio il tuo bimbo giramondo ^^

  2. Io ho sentito mamme expat con figlie quindicenni dire: da sole in vacanza dali nonni in Italia? Non esiste proprio, restano qui con la mamma! Giuro che l’ho sentito quassù in Germania e questo suonava un po’ come: “col cavolo che ce le mando nella fossa dei lupi!”. Ma che sarà mai.
    Io condivido il tuo pensiero, anche se figli non ne ho. Credo che l’atteggiamento di molte mamme italiane renda i pargoli totalmente dipendenti (più dalla madre che da entrambi i genitori) e forse più oppressi nell’età in cui veramente si potrebbe viaggiare e scoprire il mondo.
    Anche qui noto una certa tendenza a favorire l’indipendenza dei figli, soprattutto a partire dall’età scolare. Li si manda anche in vacanza con la famiglia dell’amico o del compagno di scuola e con club e associazioni per giovani….senza panico. E se i genitori non mostrano panico nel mandare in vacanza il piccolo, lui difficilmente ha paura di andarci. E pare che si divertano anche molto.

  3. Care Gogo e Bianca, che dire? Solo che la mamma italiana, o tendenzialmente latina, tende ad essere più protettiva e ansiosa della mamma nordica, ma che questo, a mio umile parere, NON favorisce l’autonomia dei figli. E qua potrebbe partire tutto un pappone sugli eterni adolescenti, sui bamboccioni e via dicendo, ma si ripeterebbero cose stravecchie. Io dico “Viva le vacanze dei pargoli coi nonni, con gli amici e quant’altro!”. Io mi ricordo da piccola di avere trascorso 15 giorni al mare con gli zii senza mai vedere mia madre e sinceramente ne ho dei ricordi meravigliosi: divertimento puro! Mah.

  4. Grissino mobile

    Io sottolineo che i bambini dalla nonna se la spasseranno perché verranno viziati in modo pazzesco. Quasi quasi mi prenoto io che essendo single non ho nessuno che mi faccia teglie di lasagne, torte, antipastini e compagnia bella mentre sono spapparanzato a letto a leggermi un bel libro 😛
    e il tutto senza dover fare la spesa, dover lavare i piatti o pulire la casa! A me è successo poche volte perché ho pochissimi e lontani parenti ma quelle volte che è successo mi sono sentito quasi come al paese della cuccagna (a parte il frigo della zia che era perennemente vuoto sigh…)

  5. Io parlo dall’altra parte della barricata e dico che ogni tanto andar via senza genitori è un bisogno imprescindibile. Per quanto puoi amarli, stimarli ecc ecc tu hai bisogno dei tuoi spazi e loro dei loro. All’inizio credevo fosse una sfiga avere i genitori liberali che ho, con il senno di poi mi bacio le manine sante. Mia mamma non è mai stata la mamma chioccia che ti faccio il bagnetto anche a 20 e ti inamido le mutande come solo io so fare. Per carità. I miei sono sempre stati della scuola “diventa indipendente al meglio che puoi, che il resto della vita te la devi vivere tu”. Per me è la scuola di pensiero vincente. Ed io e mia sorella sentitamente ringraziamo.

  6. Anche io seguo il blog della mamma expat a Londra e lo trovo esilarante. Non ho letto tutti i suoi commenti, ma immaginavo ci fosse una divisione quasi alla pari tra chi la comprende, come noi e chi la condanna. Ho passato anni in colonia d’estate, da piccola e mi sono molto divertita. Le colonie purtroppo non ci sono + e non ho i nonni, ma mio figlio, che vorrebbe già andare al parco da solo (!) sicuramente andrà prima o poi da solo in campus vacanze o cose del genere
    katia

    • Parole sante Katia. Ma sai che cosa non capisco dei succitati commenti sul blog di cui sopra? Il tono avvelenato di chi accusa questa ragazza senza conoscerla. Mah. Comunque a leggere tutte quelle robe, per una volta tanto, mi sono sentita sollevata di non essere famosa. 😉

    • Tra un po´ diventi famosa anche tu: ieri la expat a Londra ha citato il tuo blog su twitter 😉

    • Infatti. Mi ha pure scritto che le piace il mio post. WOW!

  7. Io sarei curiosa di sapere qual è l’opinione di chi ha studiato psicologia infantile. Sono d’accordo sul mandare i bimbi dai nonni se ce n’è l’esigenza, ma siamo sicuri che quando sono così piccoli per loro sia davvero quest’esperienza formante, che gli faccia bene e li renda più liberi, o sono solo cose che ci raccontiamo perché vogliamo crederci? Secondo me è questo che veniva messo in discussione nei commenti, ed è il motivo per cui quando la stessa esperienza viene esposta da altre blogger che però la pongono in modo diverso non scoppia nessuna polemica.

    • Cara Bianca, non so le altre mamme, ma io penso di non raccontarmela. Per esempio, avrei potuto mandare il bambino bionico in Italia dalla nonna da solo anche quest’anno (ha quasi 6 anni). Ma ho chiesto a lui e mi ha detto “No, dalla nonna da solo non ci vado. Voglio te.” A posto, tutto rimandato. Non lo voglio certo spedire giù a tutti i costi, ci mancherebbe.
      Per quanto riguarda i commenti, io penso naturalemnte che ognuno possa dire la sua e anche pensarla al contrario della blogger in questione, ma perché dirlo con tanta cattiveria, acredine e rabbia, quasi accusandola? ecco, questo proprio non l’ho capito. 🙂

  8. il cambio di mentalità è necessario: siamo davvero dei casi persi in italia! ma il vero problema, per cui secondo me è necessario fare una class action, una lobby, non so: quello che vi pare, è il fatto che anche italia per italia, le mamme o quelle che vorrebbero diventare tali, sono spesso costrette a scegliere tra lavoro/vita individuale e bambino!!! esempio: io vivo con il mio compagno in un città in cui nessuno dei due ha genitori, parenti e amici di lunga data, causa centinaia di km di distanza. lui lavora, io mi divido tra stage, disoccupazione e pracariato. ci piacerebbe tanto avere figli, ma il solo pensiero di fare la mamma a tempo pieno (per mancanza aiuto e questione asili) mi fa venire l’orticaria. io come @machedavvero credo che i figli felici siano quelli con genitori felici !!! ho sofferto tanto per il fatto che mia mamma lavorasse 24h/24 e 365 giorni all’anno, ma non per la lontananza in sè, ma perchè nessuno mi ha mai spiegato nulla, venivo sbolognata e basta. tuttavia oggi sono molto orgogliosa di mia mamma che alla mia età aveva una sua attività che tuttora gestisce da sola, metre io per un lavoro devo lesinare. e, si, mi piacerebbe avere tanto dei figli, ma il ricatto della totalizzazione tipica italiana mi opprime! heeeeeelp 🙂

    • Ciao Pixel e grazie del tuo accorato commento. Quanto ti capisco! Comunque, se ti può consolare, anche qua in Germania non é per niente facile conciliare lavoro e figli. Ci ho fatto un post sopra poco tempo fa https://dieitalienerin.wordpress.com/2012/06/23/mamma-mia/ Se lo leggi, capirai come tutto il mondo è paese e come, per una ragione o per l’altra, essere mamme che lavorano é veramente un grande casino.
      Per quanto riguarda i figli felici se i genitori sono felici, sono pienamente d’accordo con te. Ricordo una volta due miei colleghi che, in un giorno in cui ero un po’ in crisi per questioni legate al bambino bionico, vennero in ufficio da me e, senza sapere nulla dei miei pensieri, mi dissero, uno dietro l’altra, parlando appunto di essere genitori: “It is not what you do, it’s how you feel about yourself that has the biggest impact on your children. If you’re happy with yourself they will be happy with themselves.” Conta, insomma, come ci sentiamo rispetto a noi stessi: ecco che cosa trasmettiamo davvero ai nostri bambini. Loro crescono sentendo come ci sentiamo noi verso noi stessi e il mondo. Se li cresciamo con la sensazione che noi senza di loro non siamo nessuno o perdiamo senso, sarà questo che assorbiranno! E da adulti si sentiranno così nei confronti di se stessi e dei loro figli!
      E per il resto: ho un’amica che, come te, ha una mamma che ha sempre lavorato moltissimo, per passione. Quindi lei passava tanti pomeriggi dai nonni. Oggi, 38 anni, come sta? Dice che ha ricordi strepitosi dei pomeriggi coi nonni, che li ha amati molto. Che ha sempre ammirato la sua mamma, la quale ha seguito le sue passioni e che la vede come un esempio da seguire di persona realizzata. Tiè. 🙂

  9. Questo problema è una tara nella testa dell’italiano medio (personaggio fittizio immaginato come somma media della mentalità di tutti gli italiani!), probabilmente al pari del rapporto che ha con la sessualità e della sua capacità di rispettare le regole.
    Ricordo i problemi che si faceva mia madre riguardo a una eventuale missione, diciamo off-shore, che avevo in programma di fare e che mi avrebbe tenuto lontano dalla patria per un anno senza possibilità di tornare neanche volendo: “E se ti senti male, come ti aiuto?” (certo, perché tu sei medico – e non mi dire che ti riferivi al supporto morale, perché di solito passi più tempo a dirmi cosa è bene per me e cosa non lo è, piuttosto che ad ascoltarmi); “e se IO mi sento male? Tu come mi aiuti?” (come sopra: ti informo che non sono laureato in medicina, e c’è tuo marito, alias mio padre, che non è paralitico nè incapace di alzare un telefono per chiamare un’ambulanza); eccetera eccetare eccetera.
    Ora, non che mia madre sia “l’italiano medio” di cui sopra, ma ritengo che non se ne discosti troppo, così a sentimento 🙂 (alzi la mano chi non si è mai sentito fare discorsi del genere, specialmente se emigrante o aspirante tale!).
    Per quanto riguarda la mia esperienza nel caso particolare dei nonni, la mia è stata fantastica. Se non sono venuto su una persona oltremodo nevrotica, lo devo sicuramente a loro.
    Per un bamino con i nonni in un altro paese poi, deve essere un’esperienza preziosissima, che a mio modesto parere un buon genitore non dovrebbe negare al bambino, se possibile.
    Finale ironico: l’altro giorno ho visto un filmato youtube in cui Sandra Bullock parlava tedesco. Tutto questo a causa di quella scellerata della madre che da bambina le faceva attraversare l’oceano atlantico ogni estate. Povera bambina abbandonata!!!

  10. Ahhahah caro Clarke, con questo tuo commento mi hai fatto ridere assai! Certo le mamme italiane sono in generale più presenti e più ansiose. Non ti dico come ha reagito la mia alla notizia del mio esaptrio. Te lo puoi immmaginare. Il lato positivo? Quando queste mamme diventano nonne, sono disponibilissime a dare una mano, a fare da babysitter, ad alleviare le difficoltà di essere genitori. Prendi invece mia zia olandese, che abita qui a Monaco. Sua figlia, mia cugina, 10 anni fa si è trasferita in Olanda e lei non si è neanche squassata. Però io sono qui da quasi 2 anni, ho un bimbo piccolo e non l’ho mai sentita una volta dire “Se hai bisogno per il bimbo, chiama.”. L’ho vista in tutto 5 volte e mi aiuta col b.b. solo se si tratta di un’emergenza. Insomma, va bene l’indipendenza, però… Tschüß E.

  11. guarda che non hai capito niente del “vespaio” suscitato dalla machedavvero. I commenti negativi erano un pelino piu’ profondi. Che non sia scandaloo mandare i figli 2 settimane dalla nonna nessuno lo mette in dubbio. E la mentalita’ italiana non c’entra anche quella davvero niente.

    • Sono stata indecisa se pubblicare un commento dal tono maleducato e poco rispettoso. Ovvio, si può pensare che io non abbia ben interpretato i commenti al post di Chiara, ma c’è modo e modo di dirlo. Chiaro?

  12. Sei riuscita a leggere il libro di Thea Dorn Ach, Harmonistan ?