Ricetta per un espatrio di successo

Continuano a fluire incessanti su questo sito e nella mia casella e-mail le richieste non sollecitate di aiuto all’espatrio oppure di consigli pratici su come trasferirsi in Germania. A rischio di passare per pesante e antipatica, mi ripeto: questo sito non è un centro per l’impiego né un’agenzia immobiliare. In nessun modo. Punto. Fine della frase. Non sono ammessi dibattiti né discussioni. Anzi, tanto per prevenire delusioni: d’ora in poi non risponderò più ad alcun commento sul genere: “Cara Eireen, sono un lattaio di Canicattì la cui attività sta fallendo. Parlo italiano molto bene e in tedesco so dire Je m’appelle Giuseppe. Secondo te, faccio bene a volermi trasferire a Monaco? Ho sentito dire che lì c’è molto lavoro. Nel mio settore c’è necessità? E nel caso, tu conosci qualcuno che mi affitterebbe una stanza?”. “Caro Giuseppe, la risposta è no a tutte le tue domande. Saluti, Eireen.”. Dunque evitate, grazie.

Tuttavia quello che posso fare è stendere una sorta di check list propedeutica all’espatrio. “Ohibò che cosa significa questo, Eireen?” chiede il lettore incuriosito, aggrottando le sopracciglia. Significa in sostanza che vi sconsiglio caldamente, vivamente, appassionatamente di espatriare se

1. Lo state facendo per risolvere tutti i vostri problemi. L’espatrio non risolve i problemi, li moltiplica. Quantomeno i primi anni. 2. Emigrate pensando che andrete a vivere nella terra di cuccagna, dove il lavoro si raccatta per strada, gli stipendi sono altissimi, le case enormi e a prezzi ridicoli, la gente è amichevole e accogliente, il clima favoloso, i servizi eccellenti, la città mozzafiato. Ora, d’accordo che ad esempio la Germania è uno dei pochi paesi in Europa che ha resistito alla crisi, ma questo non significa che essa sia un Eden. Va bene: avete letto che un operaio tedesco prende il doppio di uno italiano; ma vi siete chiesti quanto di quello stipendio va in tasse? E il costo della vita, com’è? E poi voi, venendo qui, potreste fare l’operaio? O essendo stranieri dovreste adattarvi a fare il gelataio? Siete disposti? E comunque anche per fare il gelataio, oggi in Germania ci vuole un corso di formazione certificato. Quindi…. 3. State scappando da qualche situazione interiore difficile. Se, ad esempio, fuggite perché “qua sono infelicissimo, ma all’estero troverò la gioia di vivere”, state pur sicuri che anche nel vostro paese di destinazione sarete infelicissimi. Se invece state venendo via da casa perché, esempio classico, il vostro problema è uno stipendio da ricercatore ridicolo e altrove vi offrono il triplo, allora il discorso cambia. 4. Non siete flessibili. Dovunque andrete, ci sarà da adattarsi a vari livelli. Sia che vi spostiate da Barberino del Mugello a Wellington, Nuova Zelanda, sia che vi trasferiate da Milano a Lugano, dovrete affrontare cambiamenti più o meno ingenti. Dovrete – tra gli altri – adattarvi ad un clima diverso, a gente nuova, ad usi apparentemente bizzarri, a costumi ai vostri occhi incomprensibili, ad una lingua che spesso non è la vostra, a modi di fare forse inconsueti, ad un’alimentazione curiosa, a mentalità diverse e con cui a volte vi scontrerete anche con violenza. E siete a casa loro, non vostra. Quindi, come detto, siete voi a dovervi adattare. 5. Non siete disposti a fare della gavetta. Anche se siete un professionista ultra-qualificato, che viene trasferito dalla propria ditta a una sede estera, dovrete comunque, per certi aspetti, ripartire dal basso. Tanto più se volete invece emigrare allo sbaraglio, con nessun titolo in tasca e nessuna certezza. Tanto per ribadire quanto detto al punto 2: magari in Italia avete conseguito una strepitosa laurea in giurisprudenza con lode e dignità di stampa, ma arrivati in Germania, ad esempio, al massimo potrete aspirare a diventare addetto call centre in Italiano, almeno all’inizio. 6. Non avete voglia di imparare una lingua straniera. Il discorso vale in generale, tranne ovviamente se nel paese di destinazione si parla la stessa lingua del vostro paese di provenienza. Per il tedesco, come ho detto più e più volte, il discorso vale doppio. Imparare questa lingua raffinata e machiavellica richiede un’enorme costanza, dosi industriali di pazienza, secchiate di precisione e molto molto amore. Se, che ne so, siete una persona a cui già imparare lo spagnolo sembrerebbe difficile come mandare a memoria la Divina Commedia, allora lasciate proprio perdere da subito. 7. Non avete messo in conto diversi momenti drammatici tra senso di solitudine e disorientamento, flash di machimelhafattofarismo, giorni cupi, noia, nostalgia di casa tipo mal d’Africa, depressione e certe volte anche distillati di disperazione pura. Non sto dicendo che vi verranno tutti questi sintomi insieme o che starete sempre male; anzi, magari non ve ne verrà neppure uno e sarete felicissimi fin dall’inizio. Molto dipende dal vostro carattere, va da sé.

Detto ciò, se avete controllato la check-list e constatato che, nonostante tutto il desiderio di espatriare vi è rimasto, il coraggio non vi manca, la voglia resiste, la curiosità domina, lo spirito di avventura urla dentro di voi; se bramate un cambiamento, se siete curiosi, aperti, flessibili, se piace la vita con tutto quello che porta con sé, ma davvero tutto, allora partite senza remore; non indugiate. Vi divertirete.

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35 risposte a “Ricetta per un espatrio di successo

  1. Questo è uno di quei post che definirei realista. L’espatrio va preso proprio per quello che è. Come un grosso punto interrogativo, un bivio sulla strada. E ci si porta a dietro tutti i problemi del caso così come i vantaggi, in ogni caso sono sempre sensazioni e stati d’animo totalmente soggettivi. Detto questo credo di aver passato di nuovo il test che ha per titolo “Sei sicuro di voler togliere le chiappe dal luogo sicuro e accogliente chiamato casa?” Sarà per i miei 22 anni di età che tutto quello che hai citato nella lista non mi ferma, mi spaventa ma non mi fa arretrare dal cammino che voglio, per lo meno, provare a fare. Credo di essere ancora in quell’età in cui posso permettermi di provare e, se proprio proprio, tornare sui miei passi non con un fallimento ma con una lezione di vita…

    • Ciao Feroandrea, sì il mio post é decisamente realista. Questa è la realtà dell’espatrio vista da me. Se hai passato il test, allora complimenti! E anche se tu non l’avessi passato, credo che a 22 anni ci si possa permettere qualunque cosa, anche di espatriare e poi (casomai) tornare a casa propria, come dici anche tu.

  2. Condivido gran parte di quello che hai scritto anche se aggiungerei che la situazione in Italia da quello che leggo sui giornali e´ abbastanza preoccupante quindi qua non si tratta di scegliere tra uno stipendio in Italia e uno in Germania in quanto in Italia risulta gia´difficile averlo uno stipendio per la elevata disoccupazione specie tra i giovani.
    In tal senso darei piu coraggio a coloro che hanno voglia di trasferisi, certo non saranno tutte rose e fiori pero´ ecco se si parte determinati con idee semplici e chiare si puo ottenere il successo sperato ossia un lavoro ed una vita dignitosa!

    • Caro Massimo, sì la situazione in Italia non è affatto allegra al momento e so che parecchio giovani in quanto a ricerca lavoro sono messi non tanto bene. O meglio: il problema non è cercare lavoro, ma trovarlo. E se anche lo trovi, che contratto ti offrono? E lo stipendio? E le condizioni in cui si lavora? MA. Ma questo non significa che trasferirsi all’estero voglia dire automaticamente trovare la cuccagna, come molti immaginano. Col mio post ho voluto dire: ok, emigrate, è bellissimo (vedi le mie ultime righe) ma non abbiate aspettative sbagliate.

  3. Sono d’accordo su tutto, tranne sulle tasse. Anche qui ci sono un sacco di tasse da pagare, e da quel che ho capito la pressione fiscale in Germania è addirittura inferiore rispetto a qui. Solo che qui pagarle è un optional, e quindi teoricamente puoi scegliere di tenerti tutto (o quasi) il gruzzolo che guadagni in tasca, lì invece o paghi o paghi.

    • Sulle tasse in Germania, lo ammetto, so poco o niente (il perchè è una lunga storia). Quello che vedo, però, almeno qui a Monaco é che quei soldi vengono utilizzati bene e che i servizi sono eccellenti. Perlomeno si paga per avere in cambio qualcosa di buono. [ok non tutto è perfetto qui, neanche i servizi, ma quantomeno si naviga molto meglio che in Italia.]

  4. Tutto verissimo, dalla A alla Z, dalla prima all’ultima lettera. Se uno viene qua lo deve fare per motivi seri, ben strutturati e articolati. Conditi da un pizzico di passione e incoscienza (che alcune volte sapere fin troppo bene ciò a cui si va incontro è un deterrente anzichè una spinta). E essere preparati ad accettare le inconvenienze. Ma essere anche sereni. Ci saranno ostacoli da superare, ma l’euforia che farà seguito sarà dieci volte più inebriante.

    • Hai riassunto al meglio il mio pensiero! Hai capito perfettamente lo spirito del post! Bravo, vinci un bicchiere da birra kitsch come quelli visti da Hugendubel! 🙂

  5. ho creato insieme a due socie un sito per rispondere a domande sull’espatrio pero’ alle volte mi trovo anche io a rispondere a domande assurde, tipo: posso trovare lavoro in un ospedale svizzero tedesco se non parlo tedesco? ecco se i pazienti sono solo italiani certo..alle volte mi pare che il buonsenso manchi a molti, ma sono solo io la scema che si e’ fatta, scusa la finess, il culo con il tedesco per emigrare?!

  6. Io ho avuto e ho svariati problemi qui, ma sono convinto che ho fatto bene a trasferirmi, così come ero convinto di volerlo fare già da alcuni anni prima di partire.
    L’Italia, anzi la situazione italiana, la trovavo inaccettabile, umiliante, e pericolosa.
    La vita è una sola, ed è troppo preziona perché mi passi anche lontanamente per l’anticamera del cervello di farmela rovinare da quei criminali che governano l’Italia e dalla mentalità ridicola e totalmente mancante di buonsenso di troppi compatrioti.

    • Caro Clarke, anche io sono partita col tuo stesso spirito. Anche io mi rifiutavo di farmi prendere in giro non tanto dai governanti (ma anche), ma specialmente dai miei superiori. Perché sul lavoro mi sentivo soltanto sfruttata, per nulla valorizzata, sottopagata e persino umiliata a volte. Sono qui da quasi 2 anni, la musica é tutta un’altra e non vi é giorno che io non ringrazi di stare dove sto.

  7. Cara Eireen, ricordo che ne avevamo già discusso e ribadisco che, anche nel caso in cui tu ti prendessi la briga di rispondere a tutti e, proprio in un momento di follia, volessi pure metterti a cercare case e informazioni per aspiranti espatriati di Canicatti’, credimi, sarebbe inutile, il 99% non partirà. E tu avrai solo perso tempo e pazienza. Chi ha veramente deciso di partire cerca un lavoro, passa le notti in Internet a cercare di capire gli annunci di case…o almeno ti pone domande precise, non scrive: che dici lo trovo un lavoro senza saper parlare la lingua? Mi dispiace ma quelli che “qualsiasi cosa pur di partire” sono quelli che poi non partono o tornano prima di aver varcato le porte dell’aeroporto.

    • Quanto hai ragione Bianca. È proprio come dici tu: molti cercano informazioni, ma poi preferiscono stare al calduccio di casa propria. Chi vuole andarsene davvero é proattivo e non chiede aiuto a una blogger!

  8. Sto provando a trasferirmi a Monaco.
    I colloqui di lavoro hanno avuto il 100% di successo.
    Quello che più mi fa impazzire è trovare una casa. Per ogni annuncio pubblicato un padrone di casa riceve almeno 50 proposte e si mette a fare le selezioni. Ore di interrogatorio stretto in cui devi dimostrare di essere solvente, non fare casino, di essere entusiasta di vivere in un sottotetto e essere un bancomat a disposizione del proprietario (900 euro per 50 mq…) e di voler restarci a vita…
    No, cambiare vita non è per nulla semplice

    • Salve dynoz e benvenuto tra noi! Grazie della tua testimonianza per direttissima. Confermi quanto ho detto nel mio post. In effetti cercare casa a Monaco credo sia proprio come cercare il sempreverde ago nel pagliaio: é un gran casino. E i prezzi non sono da scherzo. Resisti, non arrenderti, vedrai che prima o poi un tetto lo trovi!

  9. Io faccio parte delle persone di cui al punto 1, almeno per il 70%. E’ grave dottore? 😛

    Anche io ho ricevuto un pó di queste e-mail ma non tante. Diciamo che si contano sulle dite di due mani. Non mi diventare SAUER, eh cara Eireen 😉 anche se hai detto cose molto giuste.

    P.S.: Che vuoi che sia scrivere “Chiappe” sul mio Blog… benvenuta!!!

    • Caro Grissinen, se mi conoscessi, sapresti che sono una persona di una calma sconcertante, che per litigare con me bisogna essere di una cattiveria disumana, altrimenti io non mi squasso. Ciò significa che, se sono diventata sauer, c’é un motivo valido! 🙂 Benvenuto anche tu sul mio blog! E.

  10. Ops, commento perso o approvazione necessaria? 😦

  11. Confermo il problema casa. Ci stiamo per trasferire e ogni volta che ci piace un appartamento su Immobilienscout, il giorno dopo e’ gia stato affittato. Noi non siamo ancora li, percio non possiamo fare le interviste con i landlord, quindi praticamente ci soffiano gli appartamenti sotto al naso. Per fortuna per i primi due mesi la societa per cui lavorera mio marito ci ha messo a disposizione un appartamento, cosi potremo cercare direttamente sul posto.
    La Germania sara il 9 paese in cui vivo come espatriata, e concordo pienamente con il post di Eireen. Partire e’ un po morire, ma ogni volta e’ anche una grande avventura. In ogni caso bisogna avere i nervi saldi.

  12. Po che chiacchiere servono per emigrare. Dopo essermi licenziato, dopo avere venduto la macchina e comprato uno scassatissimo camper sono partito per Monaco, ho vissuto 12 mesi , meglio 15 mesi in un campeggio ad obamenzing, ho trovato lavoro come aiuto fornaio, dopo 12 mesi e con i primi tre stipendini ho comprato una scassatissima macchina tedesca e per altri 7 mesi sono ndato al lavoro con quella . lavorare la notte stronca tantissimo , ma ritornare a dormire, mangiare e lavarsi nel camper e’ ancora piu’ stroncante.
    PER DISPERAZIONE HO PRESO UN’APPARTAMENTINO DI 25MQ AD ERO 400 IL MESE , dopo poco ho cambiato lavoro, aiuo cuoco nella mensa dell’ospedale , poi ho cambiato ancora e adesso lavoro per il comune di monaco come operaio, spazzino, ho una casa ad affitto agevolato dal comune e la notte quando nevica mi potrete trovare alla guida di un piccolissimo mercedes spala neve per i marciapiedi, non e’ facile, ma adesso i miei 1900 euro netti li guadagno, non sono molti ma mi bastano per vivere dignitosamente.

  13. Eireen.. dimentichi però una cosa, dall’Italia si sta cominciando ad emigrare per necessità, ogni 4 mesi fanno una manovra fiscale (IMU, 2 volte aumento delle accise, un aumento dell’IVA e un altro in arrivo a gennaio, innalzamento dell’età pensionabile, modifica dell’art. 18) e le condizioni economiche stanno diventando davvero di sopravvivenza, tanto oggi il debito pubblico italiano ha toccato il nuovo record. Al supermercato non si compra più cosa ti piace, ma cosa costa meno. Sotto casa mia, all’A&O, la carta igenica in offerta è stata completamente venduta tutta (scorte comprese) in soli 2 giorni. Ciò significa che si emigra per disperazione alle volte. Io emigrerò a Monaco anche perchè sono stufo di uno Stato che tollera evasione, corruzione, mafia, sono stanco di essere quasi investito sulle strisce (come questa mattina). Sono stanco che per risolvere il traffico caotico di Verona non vengano potenziate piste ciclabili e pedonali. Sono davvero stanco di questa mentalità italiana, la quale è sempre alla ricerca delle vie più brevi per non rispettare alcuna regola, premiando sempre i più furbi. Però mi sto attrezzando, e sto studiando tedesco da 3 anni. Scusa per il mio sfogo, non giustifico chi ti scrive, però prova solo a capirli. Solo questo. Lo scorso dicembre sono stato a Monaco, lo scorso weekend ad Innsbruck: è chiarissimo come, con poco, tali persone vivano meglio. Con poco, intendo dire, con un cambio di mentalità. Ciao.

    • Caro Simone da Verona, grazie del tuo articolato commento. Ti confesso, mi hai fatto venire i brividi, soprattutto all’immagine della carta igienica esaurita in 2 giorni. Sono partita dall’Italia due anni fa, quando il Paese non aveva ancora toccato il fondo, ma adesso mi pare proprio che ci siamo vicini. Che tristezza. Capisco benissimo quello che dici, per carità. Io sono “fuggita” [brutto termine, in realtà la mia non é stata una fuga, ma tanto per capirci] anche per i motivi che tu elenchi. “Mancanza di prospettive concrete o allettanti per il futuro” potrebbe essere il riassunto estremo della mia motivazione all’espatrio. Quindi certo che capisco, condivido, appoggio chi é disperato e vuole andarsene. Mi devo scusare dei toni a volte acidi, ma provate a capirmi anche voi. Io apro un blog, voglio raccontare un po’ di me, della Germania, di Monaco, magari qua e là infilare indicazioni pratiche su come muoversi; lo scopo del mio blog è divertire e condividere un’esperienza. E anche essere utile, se capita, nel senso che magari qualcuno legge le mie righe su un bel posto da visitare e poi ci va. Oppure legge un post su una tradizione tedesca e capisce di più la Germania. Tutto ciò però esula da un aiuto vero e proprio all’espatrio. Non posso dare aiuti; né indicazioni, ad esempio, a chi non lavora nel mio campo. Se uno mi chiede “Faccio il ferramenta. C’é bisogno in Germania?” la mia risposta non può essere che “Non lo so” perchè io non sono un ferramenta, ma un’assistente di direzione e quindi non conosco l’intero mercato del lavoro tedesco. Ecco, tutto qui. Spero di non avere offeso nessuno! In bocca al lupo per il tuo espatrio! 🙂

    • Ciao Eireen, è un po’ di tempo che seguo questo blog, non ho mai commentato alcun post, sono sempre stato visitatore….in incognito diciamo. Ti ringrazio del tempo che dedichi al blog, è stato fonte di utili informazioni.

      Questa volta però, leggendo il post di Simone da Verona, mi sono sentito in dovere di manifestare la mia solidarità nei suoi confronti.
      Quindi, ciao Simone, sono anche io di Verona; condivido il tuo pensiero e sò di cosa parli quando tiri in ballo la nostra città. Tanto più che Verona è gemellata con Monaco e ogni volta che passo davanti al Municipio e vedo lo stemma di Monaco mi scende la tristezza pensando a quanto avremmo dovuto imparare.

      Io e la mia compagna abbiamo programmato da più di un anno il trasferimento a Monaco, la data si avvicina (fine settembre se tutto va bene). Se hai voglia di scambiare altre opinioni scrivimi pure: matteo.corvino@gmail.com

    • Grazie a te, Teo, di frequentare questo blog! Benvenuto tra i commentatori!

  14. Eireen, il tuo blog e le tue email su Italians sono bellissime davvero. La soluzione sta forse nel mezzo: rispondere adeguatamente a chi sta per partire, a chi solo vaneggia lasciar perdere. Alle volte però soggiunge una paura inattesa, anche a me capita.
    Riguardo all’Italia, comunque si: ci sono ancora moltissime persone che stanno ancora e staranno bene, cominciano ad esserci molte persone in tremenda difficoltà. E molti stanno intaccando pesantemente i loro risparmi. Tutto ciò a nord delle Alpi, da un 2 anni a questa parte, è visto come “oro che luccica”. Non do torto, perchè un po la penso anch’io così, non è certo l’Eden, però qualcosa di migliore rispetto a qui si. Ciao

    • Ok, vedrò di darmi una calmata, allora! 😉 Grazie per i tuoi toni moderati nel fare critiche. Sì, é vero al momento in Germania – sotto diversi punti di vista – si sta meglio che in Italia. Questo é indiscutibile; difatti io ci rimango ben volentieri e non ci penso affatto a rientrare. Fai bene a partire se ne hai voglia, ci mancherebbe. Cercavo solo di dire “Non crediate che qua tutto sia perfetto e che a partire dal giorno dopo il vostro arrivo, voi viviate in paradiso”. Ma mi pare che tu l’abbia già capito alla perfezione. Hai dunque delle ottime basi per un “espatrio di successo”. A presto! E.

  15. Si, questo lo so, già la lingua e la mentalità sono due scogli enormi. Il paradiso in terra non esiste (a meno che non abiti a Santo Domingo e hai molti soldi). L’importante è capire che le difficoltà sono ovunque, però se qualcuno ti viene incontro o le soluzioni non sono troppo impossibili da realizzare, ecco che la Germania è un posto bellissimo. E direi anche l’Austria, la mentalità Deutsch è vincente.
    Viele Gruße aus Verona.

  16. Quale futura espatriata aver trovato il tuo blog è stato come una grande calda e confortante luce in fondo ad un tunnel di insicurezze e paure!!!! Non posso che ringraziarti di questo!
    Sara

    • Buongiorno e benvenuta Sospiro! Sono molto onorata da quanto dici. Spero che leggendo le mie righe ironiche ti passi un po’ di paura. vai tra, che non vi é nulla da temere! 🙂 A presto

  17. Pingback: Non lasciate l’Italia per l’estero se… | QuiVienna

  18. arrivata qui da QuiVienna di Paolo, un bel po’ in ritardo sul pezzo, e in procinto di lasciare Vienna per un anno sabbatico di cazzeggio. che e’ una roba che dopo 3 anni di lavoro in Italia non avrei potuto permettermi credo, ne’ come soldi ne’ come mentalita’ (qui una delle cape dei progetti con cui lavoro mi ha detto “brava! fossi abbastanza giovane partirei pure io. divertiti e torna piena di storie e col sorriso sulla faccia!” io cosi’ O_o, perche’ avevo un po’ paura di dare la notizia.

    A Vienna al mio arrivo nel 2009 ho tirato giu’ tante, tantissime, numerosissime madonne quando non trovavo lavoro, non avevo contatti o amici o network di alcun genere, non parlavo abbastanza bene la lingua e il tempo era orrido. pero’ col tempo mi sono ambientata, mi sono fatta un paiolo cosi’ a lavorare negli ultimi anni, e ora godo i frutti del mio lavoro. piu’ sto lontana dall’Italia e piu’ sento il ritorno come una possibilita’ remota – anche se non stessi con l’Asburgico, sento troppa negativita’ e cose brutte ogni volta che torno a casa (ivi incluse situazioni al limite della molestia sessuale sul lavoro per alcune delle giovani donne che conosco. le quali la prendono sul ridere, perche’ che altro possono fare.) triste. ora parto e ovviamente sono un po’ in sbattimento per quando tornero’ in Europa… ma se ce l’ho fatta gia’ due volte (Istanbul, Vienna) ce la faro’ anche una terza, perdinci.

    • Ciao Natalia e benvenuta! Scrivi “piu’ sto lontana dall’Italia e piu’ sento il ritorno come una possibilita’ remota “. Penso che anche per me sia così. Anzi, sono sincera. A volte penso che vorre tornare: sono le volte in cui mi mancano gli amici e le abitudini di sempre (dopotutto sono partita a 36 anni, non a 20). Poi, ti assicuro, mi basta leggere un attimo il giornale, soprattutto le storie dei giovani precari di oggi e cambio istantaneamente idea. E finchè posso, rimango. In bocca al lupo per il tuo prossimo trasferimento! E.