Mamma mia!

Questo è il post di una mamma arrabbiata. O meglio: di una donna arrabbiata. Arrabbiata, perché non capisce come mai, dopo decenni di scontri, rivendicazioni, battaglie, discussioni, conflitti, lotte e contese, ancora la condizione materna deve essere così impegnativa e complicata da vivere. Sì perché la Germania, vista dall’Italia, appare come il paradiso delle mamme. Congedi di maternitá eterni, posto mantenuto al rientro in ufficio dopo anni, Kindergeld (cifra mensile che lo stato eroga ai genitori), mamme che fanno il part-time come se piovesse. Quindi prima di partire mi dicevo: “Chissà come saranno avanti là, in quanto a conciliazione tra vita lavorativa e vita da genitore. Altro che qua in Italia, dove una deve fare il triplo carpiato di continuo per far combaciare gli orari dell’ufficio con quelli dell’asilo, poi il bimbo si ammala e non si sa come fare, poi t’iscrivi in graduatoria per il nido, ma non hai abbastanza sfighe punti e allora non te lo prendono; poi i nonni lavorano o abitano a 500 km e gli asili privati costano troppo, d’altronde con 1000 euro al mese come fai? Ancora peggio con una baby-sitter. Poi la volta che fai tardi alla riunione perché il pupo ha il caghetto, il capo ti guarda storto.” Insomma, un inferno, o quasi. Era un continuo dover incastrare esigenze diversissime, orari sballati, riunioni coi clienti coincidenti con la festicciola di fine anno alla materna, febbroni da cavallo della prole che diventano anche i tuoi.

“In Germania sarà tutto molto meglio organizzato”, pensavo prima di fare il grande salto. E gongolavo all’idea di liberarmi di alcuni fardelli legati alla condizione materna. Beh mi sbagliavo. Le difficoltà che incontra qui una mamma che lavora sono diverse da quelle italiane, ma sono comunque numerose. Come prima cosa, ho dovuto constatare quanto sia difficile trovare posto negli asili della città: bisogna organizzarsi molto per tempo e iscrivere il pupo quanto prima: bene se al momento del test di gravidanza, meglio ancora se in quello del concepimento. Qua non esistono graduatorie o robe simili, ma solo la logica del “chi prima arriva, meglio alloggia”. Se vi trasferite, esempio, a Monaco a luglio e volete un posto per il pargolo a settembre in un Kindergarten, iniziate a dire il rosario. Poi magari vi capita il colpo di fortuna, per carità, ve lo auguro e come arrivate vi offrono il posto all’asilo sotto casa full-time.

A supporto della mamma disperata poi, c’è sempre il servizio di consulenza gratuito della città di Monaco, in cui vi spiegano come organizzarvi con la Betreuung del bimbo: asili, Tagesmutter, nonne in prestito, la scelta è ampia e questo è un aspetto lodevolissimo. Ma bisogna comunque correre come delle pazze per organizzare il tutto. A partire dal fatto che questo servizio di consulenza è disponibile quasi solo dalle 9 alle 12. Eh? Ma io lavoro a partire dalle 8 e fino alle 17. Se non lavorassi potrei andarci alle 9, ma a quel punto avrei meno bisogno di una sistemazione per il pupattolo, no?  E in ogni caso la stragrande maggioranza dei servizi è aperta solo al mattino (ne ho parlato in un post di qualche tempo fa). Al mattino.  Al mattino. Al mattino. E il pomeriggio? Al pomeriggio ti attacchi! Chiedi ai nonni, se li hai; trovi una vicina pietosa che ti tiene il pargolo oppure …oppure non lo so. Qualche asilo full time ovviamente esiste qui a Monaco. Ma sono contatissimi e per avere un posto bisogna essere disposti ad uccidere. Ve la sentite? Se sì, siete a posto.  Il punto qua è che per fare una vita da mamma serena, esiste un’unica soluzione: non lavorare. Ebbene sì. Vuoi avere uno o più figli e intanto anche realizzare te stessa, guadagnare qualcosa e sentire di mettere a frutto i tuoi talenti? Cambia nazione, non trasferirti in Germania, o tu donna che stai per espatriare o sei già espatriata causa offerta di lavoro. Oppure sii una donna che sta bene anche a casa a crescere i pargoli. Scelta, tra l’altro rispettabilissima, ma qui praticamente obbligata. Non c’è scelta. O meglio c’è: o stai a casa o diventi stron*a per riuscire a lavorare e stare anche con i tuoi figli. Le scuole pubbliche, ad esempio, i primi anni delle elementari chiudono verso le 11 o le 12.Per non parlare del coinvolgimento massiccio e obbligatorio dei genitori nei compiti a casa. Ma chi ha tempo?  Vuoi un posto al doposcuola perché tu e tuo marito lavorate full time? Vediamo, non so, non garantisco. Altro esempio di vita genitoriale difficile: una coppia di nostri amici, di recente ha dovuto vendere l’anima al diavolo, perché hanno trovato posto per l’ultimo anno di asilo del loro bimbo solo in una struttura che è aperta dalle 8 alle 14. Fine. Chiuso. Schluss. E dalle 14 in poi? Hanno dovuto lottare per rimediare il posto in un secondo asilo dove, grazie al cielo, un bus lo porterà ogni pomeriggio. Ma quanto stress comporta per tutti una situazione così? E potrei citarvi ancora quel mio collega che, alla fine della giornata lavorativa porta i figli al parco, mentre la moglie, appena rientrata dall’ufficio, cucina la cena. Spesso lui si ritrova ad essere l’unico padre del parchetto. Allora capita che venga avvicinato dalle altre mamme, che gli chiedono, trasecolate: “Ma la mamma dei bimbi dov’è?” e lui: “A casa che cucina, sapete, ha lavorato tutto il giorno, così porto a spasso io le belve qui.”. Risposta classica: “Lavooooooooooooooooooooooooooooraaaaaaaaaaaaaaaaaaaa? E PERCHÈÈÈÈÈÈ?”. Cioè, riuscite a credere che gli chiedono perché lavora? Zio canta, ma secondo te perché lavoro? Sai, lavoro perché sono un po’ matta, non ho tutte le rotelle a posto. E poi avendo un’allergia ai tappeti in casa è meglio se sto in ufficio tutta la giornata, così evito di starnutire troppo. Ma santa pazienza, ma si può? No, non si può. Non si può ancora essere fermi all’idea della donna angelo del focolare e basta, senza via di scampo. Non si può negare alle donne la possibilità di una libera scelta, o fargliela pagare cara se decidono di lavorare full time. Non si può lamentarsi della bassa natalità e poi non offrire servizi adeguati di child-care ai genitori. Non si può trasferirsi all’estero, sperare di fare un balzo in avanti come qualità della vita da mamma e poi scoprire di avere fatto invece un salto indietro nel medioevo. No, così non va.  Ma quante strade ancora dobbiamo percorrere noi donne per essere veramente libere di essere donne intere, senza dover immolare parti di noi sull’altare del biberon e della pappa oppure sulla scrivania in mogano? Non ci siamo.

P.S. tardivo al post. Ho appena parlato col marito supersonico, che mi ha spiegato che qua in Germania la tematica di cui sopra è oggetto di acceso dibattito politico. Ah per fortuna che non sono l’unica che se ne lamenta. Marito mi ha parlato di famiglie, ad esempio africane, che abitano a Monaco. E poichè per ogni figlio mensilmente percepiscono parecchio denaro, una somma che aumenta all’aumentare della prole, alla fine a queste mamme conviene fare molti figli e poi stare a casa. Problema: in questo modo i figli degli stranieri non imparano il tedesco e hanno dunque difficoltà ad integrarsi. E al momento di andare a scuola, ovviamente obbligatoria, arriva il dramma. Vi pare che si possano chiudere gli occhi su una situazione del genere? Perchè le istituzioni e la politica su questo non vogliono cedere e continuano a fare finta di niente?

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17 risposte a “Mamma mia!

  1. Sei stata pietosa oppure ti sei proprio scordata del vertice di questo Climax ascendente..?
    No, perché a me il Betreuungsgeld sembra veramente il non plus ultra, eh.

  2. Quello che scrive e’ vero, ma vale solo per la citta’ di Monaco, dove ci sono tantissime famiglie e pochi asili, nelle alltre citta’ , Colonia, Berlino, Augusta etc i bimbi stanno all’asilo per 8 o 9 ore senza problemi, anzi… Il dibattito politico e’ stato concluso cosi’, da Agosto dell’anno prossimo per ogni bimbo di un’anno che non andra’ all’asilo la famiglia ricevera’ 100 euro in piu’ al mese.
    A Monaco si vive bene, le strade sono pulitissime , i giornali si prendono dai contenitori metallici per strada ed e’ facoltativo metterci i soldi, nei parchi si puo’ fare serf, veda il giardino inglese o prendere il sole nudi, etc. Il problema e’ Monaco! Come padre ho deciso di prendere cura di mio figlio, lascio mia moglie lavorare , vado in giro con il piccolino, nei giardinetti, a fare la spesa, nele montagne per passeggiare, adesso e’ sato accettato all’asilo perche’ in baviera il limite massimo per entrare in un’asilo e’ di 4 anni, nelle altre regioni di tre e al quarto anno devono trovare un posto obbligatoriamente, se poi e’ lontano da casa non importa…. Adesso faccio un lavoro part time. In questo tempo ho costruito un’rapporto profondo con mio figlio, gli sono stato vicino, presente ,tutti i giorni, tutte le ore, tutti i pranzi, tutte le cene per 3 anni e 8 mesi. I figli sono della mamma , ma ho costruito un legame profondo , pochi padri hanno avuto questa possibilita’, percio’ voglio dire grazie alla citta’ di Monaco per avermi fatto fare questa esperienza senza che nessuno mi guardasse male, senza che nessuno pensasse quello che in Italia sarebbe il primo pensiero : guarda che vergongna , un uomo che prende cura del figlio e la moglie che lavora, che mondo! scrivero’ uno pseudonimo al postodel mio nome e le lascero’ una mail inesistente per la tutela dei miei dati, se lo riterra’ un contributo al suo blog lo leggero’ nei commenti e ne saro’ lieto.

  3. uhm ma non e’ la ministra delle pari opportunità tedesche che ha scritto un libro in cui dice che le mamme tedesche vogliono stare a casa e che sono le femministe che non capiscono questa loro esigenza?! non perché qui e’ uguale a come racconti ma almeno la ministra delle pari opportunità non la pagano, sfido non ce l’hanno 🙂

  4. Ah ecco spiegato perchè la Mangiona faceva solo il part time e la Centralinista ne faceva 6 di ore (a detta di tutte quante orari da staccanovista per una madre). La prima levava le tende alle 12, la seconda alle 2. Possibile soluzione: prendiamo una teutonica doc e la studiamo in laboratorio. Chissà che non salti fuori il motivo per cui si dedicano cosi tanto alla prole…oltre al tornaconto finanziario, ovvio.

  5. Ero anche io molto stupita quando mi sono resa conto di come funziona quassù. E’ proprio come dici tu, anche qui al nord della Germania. Sembra che le madri che lavorano vengano chiamate “mamme corvo” ovvero mamme snaturate, cattive mamme. Ma io mi domando: sono veramente buone mamme quelle che vedo trascinarsi dietro ad enormi passeggini tutto il giorno con l’aria depressa e il pigiama sotto ai vestiti?
    E’ concesso a tutti di vivere veramente dignitosamente con un solo stipendio e più pargoli?
    Non ho figli ma spero veramente che i politici affrontino il problema…e che la mentalità della gente cambi perchè in un paese che si dice moderno ed attento ai diritti, una discriminazione simile non è tollerabile.

  6. Wow! Mi hai aperto tutto un mondo teutonico che non conoscevo. Un mondo orribile! O_o

  7. Eireen grazie dello spaccato, per quanto cosí mi crolli un mito-stereotipo. Mi piacerebbe sapere quante possibilitá di lavoro a tempo parziale offre Monaco e come si svolge il reinserimento nel mondo del lavoro di mamme – e forse anche qualche papá – che a lungo si sono occupati dei figli. Non si creano nuovi disoccupati-frustrati? Persone che magari hanno una formazione universitaria, ovvero che lo Stato tedesco ha a lungo sostenuto, e che ora tornano loro malgrado ad essere a carico dello Stato.

  8. Accidenti… E io che sto per espatriare a brevissimo… (una settimana!). A dire il vero queste cose le sapevo, e passero’ per mamma-corvissima visto che di figli ne ho tre e che avrò un full time tedesco (35 ore/settimana).
    Per fortuna i bambini avranno la possibilità di frequentare una scuola internazionale (dunque privata) con un orario come il tempo pieno italiano, altrimenti non so come avremmo fatto!

    • Cara Monika3, per curiosità, di quale scuola parli esattamente? Grazie E.

    • Ciao Eireen, noi andremo ad abitare a Ingolstadt, li’ c’è un’unica scuola internazionale che si chiama SIS Swiss International School (che pero’ non ha la sezione di italiano).

  9. Ciao a tutti e grazie dei vostri partecipati commenti. In effetti la questione delle mamme lavoratrici é una cosa della Germania che mi ha grandemente deluso. Davvero, se me lo avessero raccontato prima che io partissi, non ci avrei creduto. La storia delle mamme corvo che cita Bianca, poi, mi lascia ancora più trasecolata. Per fortuna che il mio ambiente di lavoro è pieno di mamme che lavorano full time e sono serene. Se fossi l’unica, mi sentirei veramente un’aliena e psicologicamente non so se reggerei.
    Non so come funziona esattamente con i reinserimenti dopo le lunghe assenze dal mondo del lavoro, spero di non saperlo mai, nel senso che spero di non vivere mai in prima persona una situazione del genere. Bah…

  10. Non preoccupatevi, a Monaco e in tutta la germania per tornare a lavorare non ci sono problemi anche a 50 anni!!!!Qui potrete sempre partecipare ad un concorso e se siete meritevoli avrete il posto, l’eta’ e’ molto relativa.
    Vorrei esprimere il mio pensiero di papa’ a tempo pieno.
    I primi tre anni sono importantissimi per la formazione dell’autostima, dei rapporti con i genitori, dalla mia esperienza deduco che i figli hanno un legame profondo con la madre gia’ dal primo giorno di vita, con il padre deve formarsi giorno dopo giorno, ora dopo ora, vorrei augurare a tutti i padri di stare con i propri figli 18 ore al giorno per almeno i primi tre anni, nasce un dialogo, un’intendimento con gli sguardi, con i movimenti involontari dei muscoli, e’ qualcosa di molto bello. In breve voglio dire che voi mamme non sarete mai mamme corvo e non dovete mai sentirvi in colpa perche’ gia’ avete un legame profondissimo ed incancellabile con la vostra prole, sono i padri che devono costruire un rapporto migliore con i propri figli e questa e’ un’occasione incredibile ed imperdibile. Qui nessuno giudica se un padre si occupa dei figli per cosi’ tanto tempo, anzi si informano , fanno domande su come e’ cambiato il rapporto e su come e’ il dialogo dopo tanto tempo e tante cose fatte insieme e come si trova la moglie che lavora, se sente la mancanza dei figli etc etc.Ricordatevi che non c’e’ migliore posto dove studiare che la baviera, non ci sono asili migliori della germania, In baviera l’universita’ e’ considerata la migliore della germania e la laurea vale quasi il doppio delle altre regioni, si porta tutto il programma dal primo giorno fino all’ultimo, e’ un privilegio studiare in baviera.
    Non dimenticate che ogni caso e’ differente e forse perche’ la selezione degli studenti inizia subito con il primo anno di studi le madri stanno molto attente che i figli studino a casa, altrimenti non potrebbero essere ammessi all’universita’ ma a indirizzi tecnici. Sono orgoglioso di avere nsegnato a mio figlio la mia lingua, gli aromi tipici della cucina del mio paese, la mia cultura, sono orgoglioso di avere un figlio Europeo che cresce in un paese dove le cose funzionano, dove ognuno contribuisce al bene di tutti, dove giornalisti liberi fanno giornalismo investigativo e poi pubblicano la verita’ come il caso lidl dove l’amministratore delegato chiese scusa a tutti i collaboratori e li pago’ come doveva essere fatto, la gente ritorno’ ad andare al lidl. Altra mentalita’, ma con questo post e’ fuori tema. Concludo augurandomi che ogni mamma possa lavorare a tempo pieno perche’ nel lavoro d’ufficio siete migliori degli uomini e anche in altri lavori manuali all’aria aperta, avete una marcia in piu’! Per noi uomini e’ giusto stare di piu’ con i figli e prendere cura della casa, pulire , lavare , stirare, cucinare, non c’e’ nulla di male ad arricchirsi di nuove esperienze, fanno bene all’anima e alla vita familiare.

  11. Eireen, come ti avevo scritto precedentemente ho fatto la maternita’ a casa (3 anni in Germania, dato che non c’era posto al Nido-Krippe).
    Quando Tobias ha avuto 3 anni, mi e’ toccato ritornare a lavorare (grazie al cielo, mi e’ stato accordato il parttime a 30ore alla settimana).
    Lavoro nel settore dell’informatica e, almeno per me, ti posso garantire che anche se sono passati 2 anni, il vuoto che si e’ creato lavorativamente parlando non si e’ ancora colmato.
    Ma chi ha tempo???

  12. Servus Eva!
    Come mai nell’intervista di VOGLIO VIVERE COSI’ lei parla in modo totalemnte diverso dell’organizzazione di una mamma e dell’asilo a Monaco?? Eppure è la stessa persona ….
    Lo sto chiedendo non per fare polemica o provocare ma perchè sono una mamma di un bimbo di quasi 2 anni (italo francese) che molto probabilmente avrà presto l’opportunità di trasferirsi là e sapere come stanno le cose mi può tornare forse utile ai fini decisionali …
    PFIADI!

  13. Servus Pam e Willkommen! Grazie del commento “pungolante”! È vero: sono la stessa persona quella dell’intervista e quella delle considerazioni sulla difficoltà di gestire bambini e lavoro in Germania. Il fatto è che tra l’intervista e le riflessioni è passato diverso tempo e questo mi ha dato modo di cambiare in parte prospettiva sulla questione. Il mio caso è stato abbastanza fortunato, nel senso che sono stata assunta da un datore di lavoro che offre il benefit di un asilo a tempo pieno e aperto tutto l’anno che si trova in pratica di fianco all’ufficio. Tuttavia per avere il posto ho dovuto mettermi in lista di attesa e l’attesa é durata 6 mesi. Come ho fatto nel frattempo? Mi sono arrangiata, tra mille difficoltà. Inoltre finchè il bimbo è andato all’asilo tutto ok o quasi, ma tra poco bisognerà affrontare la questione scuola e anche lì c’é poco da ridere. Le scuole elementari pubbliche qua sono aperte molti giorni solo per tre ore. C’é il doposcuola, ma non per tutti. Le ferie sono disseminate lungo l’anno, quindi ogni due mesi circa, i bimbi sono in vacanza per una o due settimane. Allora bisogna cercare altre soluzioni (babysitter, centri vacanze, mariti a casa o robe simili).Diversamente si può pensare a scuole private full-time – ma non ce ne sono tante e comunque costano -, ma bisogna fare domanda e sperare di essere ammessi, che non è detto. Ovviamente se il marito lavora e la mamma è a casa, il discorso cambia completamente.

  14. Grazie del chiarimento… Ho fatto dei colloqui a Monaco e mi dicevano i miei potenziali datori di lavoro che l’azienda che ti assume è obbligata per legge a trovare un asilo nelle vicinanze per la mamma lavoratrice … Questo il mese scorso, spero sia quindi una notizia abbastanza aggiornata … Se la mamma è a casa, va sempre tutto bene, a prescindere dal Paese in cui si vive … il problema è che la “mamma a casa” deve accantonare anni di sudio e di esperienza lavorativa e rinunciare quindi alla propria realizzazione… Vedremo…per ora lavoro in una mulinazionale a tempo indeterminato, dalle 10.00 alle 16.00 con nido aziendale (grazie a Dio, visto che ho i suoceri in Francia e i miei a 30 Km …) Speriamo, nel caso io debba trasferirmi in Baviera, che le cose vadano come, se non meglio, di qua 🙂
    Per ora ho solo commenti positivi da amici trasferiti là, dicono che è il Paese ideale per famiglie …
    Alles Gute!

  15. Ok, non sapevo di queste legge tedesca, perché lavoro in un’organizzazione internazionale con regole tutte sue. Beh, questo mi sembra ottimo. Bisogna poi sperare che gli orari dell’asilo che ti trova l’azienda, coincidano con i tuoi in uffucio, ma mi auguro vivamente che sia così. Il punto è che, almeno a Monaco, la stragrande maggioranza dei nidi e delle scuole materne chiude alle 14 o 15. Per il resto, ti attacchi. O sei miracolata e hai trovato una struttura full-time. La Germania un paese ideale per le famiglia? Beh certo, se la mamma non lavora oppure lavora part-time. Allora sì. In bocca al lupo comunque, al di lá di tutto! 🙂