Il bambino bionico

Devo ammetterlo: prima di scrivere questo post, ho esitato parecchio. Perchè di blog mammeschi in giro ce ne sono parecchi e io non vorrei mai che questo diario on lain venisse scambiato per uno di questi. Perchè al momento la rete è sovraccarica di racconti personali su vomitini, pannolini e pupù di neonati e sulle gesta eroiche  ed i miracoli compiuti da lattanti, bambini e adolescenti di ogni età. C’è chi racconta i primi passi del proprio pargolo e riesce a farci sopra diciotto post. C’è chi sfoga con ironia le sue ansie da mamma, sperando, nella condivisione, di alleviare le proprie paure e finisce che ti racconta anche che la sua principessa quel giorno si è rotta un unghia. E c’è chi si limita a due righe quotidiane, in cui descrive gli imperdibili gugugu del figlioletto, ma quelle due righe, seppur striminzite, devono per forza comparire ogni giorno sull’apposita pagina web. E poiché io, spesso, per partito preso evito le cose che tutti fanno, beh mai mi sognerei di travolgere i miei lettori con valanghe di post sulle tappe della crescita di mio figlio di cinque anni e mezzo, il bambino bionico. Però, dato che anche lui è protagonista di questa avventura tedesca, non voglio neppure far finta che non esista, e inoltre mi sembra giusto e rispettoso verso il lettore dare una spiegazione, chiarire il mistero, svelare il gran segreto, aprire il cofanetto magico e rispondere alla domanda che tutti da mesi si pongono. Ma perchè caspita questo bambino è soprannominato “bionico”? Forse che, come nella celebre serie televisiva ammericana anni ’70 “L’uomo da Sei Milioni di Dollari”, si tratta non di un bambino, ma di una creatura mezza umana e mezzo robotica? Oppure si tratta più banalmente di un pupo nato in provetta? O “bionico” è la storpiatura di “biologico”, dato che si parla di un pargolo nutrito esclusivamente di prodotti dell’orto coltivati a mano e irrorati con concimi naturali? Niente di tutto ciò. Ora potete finalmente smettere di rigirarvi nel letto la notte, di consultare amici e conoscenti per avere un parere, di googlare per ore come dei pazzi l’espressione “bambino bionico” – con e senza le virgolette – , tormentandovi di dubbi e domandandovi continuamente il perchè di questo misterioso soprannome. Da oggi la vostra vita cambierà: di seguito vi rivelo, finalmente, i motivi per cui ho trovato opportuno appiccicare al mio inconsapevole figlio l’etichetta di “bionico”.

  • Il bambino bionico è capace di svegliarsi alle 7 del mattino, correre, giocare, rotolarsi, fare capriole, saltare, arrampicarsi, fare a botte con altri bimbi, andare in monopattino, costruire casette coi Lego, fare puzzle, disegnare, fare un giro al parco, zompare da un divano all’altro del salotto, fare la cyclette e nascondersi dietro alla poltrona, senza interrompere mai la sequenza, senza mai lamentarsi della stanchezza e senza mai cessare di provare a coinvolgere un adulto qualunque – tata dell’asilo, genitore, amico di famiglia, passante – in queste sue attività. Alle nove di sera, quando io, macinata da otto ore di ufficio, tento di avviarlo sulla via del letto, lui è capace di dirmi: “Mamma, giochiamo?”.
  • Il bambino bionico possiede una proprietà di linguaggio che al confronto i membri dell’Accademia della Crusca sembrano tutti Mami di Via col Vento. Solo che pretende che tutti coloro che gli stanno intorno usino le parole esattamente nel suo stesso modo. Esempi tratti dalla vita reale: “Mettiti le scarpe. Su. Perchè non te le metti?” “Quali scarpe? Qua ci sono solo dei sandaletti” (da bravo bambino ormai tedeschizzato!) oppure le varianti “Scendi dalla macchina” “No, è un furgoncino”; “Ti metto la macedonia nel bicchiere” “Ciotola, mamma, ciotola!”. Ancora: “Sono stufa marcia di doverti dire che cosa fare” “Mamma, le persone non possono marcire” (e chiamalo fesso!).  Per non parlare di quando bacchetta me e il marito supersonico, perchè abbiamo usato il termine sbagliato in tedesco o non abbiamo imbroccato la pronuncia di “Neunzehnhundertfünfundfünfzig”.
  • Il bambino bionico è arrivato in Germania in gennaio sapendo dire, male, “Eins, zwei, drei” e verso maggio era già entrato negli annali dell’asilo per il record assoluto nella velocità d’apprendimento di una lingua puntigliosa e demotivante come il tedesco. Le tate lo citano spesso come esempio luminoso, ma irraggiungibile, di conoscenza della lingua di Goethe da parte di un bambino non madrelingua. Non mi squasserei più di tanto se, tra qualche anno, io sentissi le educatrici che ci saranno allora al Kindergarten, dire: “Narra la leggenda che molto tempo fa, vi fosse qui un bambino italiano, che dopo solo pochi mesi parlava il tedesco come non avesse mai fatto altro in vita sua. Perlomeno, questo è quanto raccontano i manoscritti.”.
  • Il bambino bionico è de coccio. Se è convinto di sapere una cosa, niente lo dissuaderà dal crederla, nemmanco l’evidenza più assoluta: continuerà per sempre a pensare di conoscere la verità a dispetto di tutto. Per esempio, poiché al momento sta imparando a leggere e scrivere in due lingue, capita che si confonda e che scriva con grande impegno “FLUCZOIC” (Flugzeug=aereo), come se fosse il nome di un farmaco anti-sinusite da inalare con l’aerosol. Dopodiché passa i successivi 30 minuti a confutare con tutta la sua forza me, che cerco di spiegargli che in tedesco, a differenza dell’italiano, non si scrive come si pronuncia. Perché lui sa, perchè lui ha vissuto e conosce, perchè lui è ben oltre i nostri banali concetti di vero e falso. E, più spesso che no, per non rovinarsi la giornata, è opportuno lasciar perdere e farlo vivere beato nell’illusione di avere ragione.
  • Infine, il bambino bionico possiede una velocità di movimento che lo rende capace di coprire distanze di qualunque tipo in tempi da Guinness. È sufficiente, infatti, allontanare gli occhi da lui per il tempo di Planck, l’intervallo di tempo minimo misurabile nell’universo, che lui è già schizzato chissà dove, forse verso altre galassie, ormai irrecuperabile. Tipicamente quando vado con lui in luoghi pubblici, necessito del guinzaglio: gli attacco un lembo del manico della mia borsetta alla maglietta e sono tranquilla che non sparirà. Tanto per dirne una, un pomeriggio ero con lui nel supermercato più grande di Monaco, un luogo pazzesco, enorme, nel quale, si racconta, vagano ancora le anime dei clienti che vi si sono persi dentro negli anni e dei quali non è mai più stata trovata traccia. Il tempo di scorrere con gli occhi lo scaffale delle carte igieniche e di decidere se è meglio quella rosa a stampe allegre o la classica bianca che va bene per tutte le circostanze, che mi giro e lui non c’era più. Panico. Orrore. Immagini di lui rapito ed esportato in India. Primo piano di me in lacrime col microfono dei giornalisti sulla bocca e la telecamera in faccia, mentre la Germania intera raccoglie accorata il mio appello “Ritrovatelo!”. Dunque inizio a correre tra i corridoi, a chiamarlo, a prepararmi la frase in tedesco per le commesse “Ha visto un bambino alto 1.22, con una maglietta blu…?”. Dopo qualche minuto, che cosa vedo? Il bambino bionico, ovviamente ignaro di tutto il terremoto emotivo che mi aveva provocato, rilassatissimo, con l’aria allegra e divertita, che scivolava con nonchalance e sicurezza tra una corsia e l’altra a bordo di un monopattino trovato nel reparto sport.

Che dite, ho abbastanza motivi per pensare che , in realtà, si tratti di un essere proveniente da un altro pianeta?

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26 risposte a “Il bambino bionico

  1. Tutto verissimo! Dalla A alla Z! Lo posso testimoniare dato che ho avuto il sommo piacere di conoscere il bambino bionico. Spiccato, è lui. Non manca niente. Lo invidio per il fatto che a tempo di record padroneggiava il tedesco come niente. Quello si, lo devo ammettere, lo invidio parecchio. Ho un’idea: posso farmi dare ripetizioni da lui???

    • Beh dopo che tu hai dato ripetizioni al marito supersonico, ci sta che il bambino bionico ne dia a te. Poi ne dò io al b.b., poi tutti insieme ne diamo alla tua Vermieterin, ma d’italiano e poi… apriamo una scuola di lingue!

  2. Ecco… non avevo dubbi!

    • Sospetto che non sia un complimento eheheheheh 🙂

    • Mi ero creata un’idea nella mia mente su questo bambino bionico, che poi si è rivelata giusta! La sua energia e le sue capacità di adattamento alla nuova realtà. Tu parli anche della facilità di apprendimento del tedesco e questo naturalmente completa il quadro!

    • Ah ok. Vedi, io avevo subito pensato male ! Tipo: “Si vede anche da quei pochi post in cui parlo di lui, lo descrivo come una peste bubbonica ed ecco che questo racconto conferma tutto ciò. Che penseranno di me? Che lascio mio figlio a briglia sciolta….” 😉

  3. Ho come il sospetto fondato che il Bambino Bionico trascuri la tv a scapito dei libri.
    P.S. Se ti servisse, ho scoperto un negozio on-line di Colonia che fa placchette (tipo quelle dei soldati) con nome e cellulare dei genitori da appendere al collo dei Bambini Bionici ed affini. Fanno pure le etichette coi nomi, che rendono più difficile scambiare secchielli, palette e forme per le torte di sabbia allo Spielplatz.

    • Il b.b. adora i libri! Ma, te lo confesso in gran segreto,. quando è davanti alla TV, si placa, come se fosse ipnotizzato (e forse lo è!). Perciò, qualche volta, per disperazione, accendiamo la TV per un po’, così perlomeno si calma quella mezz’ora. E noi possiamo respirare!
      La targhetta mi sembra una bellissima idea! 😉 Una volta, all’Oktoberfest – tipicamente affollatissima – un poliziotto mi suggerì di scrivere il nome del bimbo e il mio numero di cellulare sul braccio del pupo con una penna. E poi di istruire il bimbo di mostrare il braccio a una persona grande, in caso avesse perso la mamma. Ottimo, direi!

  4. è bionico, senza dubbio.
    Però, se posso suggerire una strategia di acquisto che impedisca la perdita di tempo prezioso e di altrettanto prezioso bimbo bionico, prenderei la carta igienica colorata, perchè, come si dice, quella bianca è troppo sporchevole

    • Ahahahah meravigliosa questa! Grazie del consiglio preziosissimo sul tipo di carta igienica! E complimenti per la scelta di trasferirvi in Cina: adesso mi sa che do’ un’occhiata al tuo blog! A presto Eireen

  5. Non so se viene da un altro pianeta, ma di sicuro io alla sua età ero molto diverso da lui.

    • Cioè eri come me? Timido, tranquillo, silenzioso, buonino buonino, educato?

    • Sì esatto…. in altre parole: un bambino noioso.
      Ho abbandonato il tutto verso la fine dell’adolescenza, trasformandomi in una specie di pericolo pubblico (una persona può divenire esasperata perfino di sé stessa).

  6. Ehm ehm…non so come dirtelo…tuo figlio non è bionico ma TEDESCO 😛
    E se avrai la pazienza di aspettare, fra un paio di post parlerò dei bimbi tedeschi e ti renderai conto che tutto corrisponde 😀

  7. Che carino !!! Quanta energia e se ha imparato questa lingua in cosi poco tempo è bionico davvero !! Ora però voglio sapere qualcosa sul marito ‘supersonico’ !! 😆
    Dancer.

  8. Secondo me è merito anche del sangue africano che ha. Razza + sveglia e + forte senza dubbio….
    katia

  9. Questo è il link per la targhetta: http://www.logo-2-go.de/
    (e comunque anche la nostra amica che sta proprio a Monaco, quando l’anno scorso ci portò allo Zoo, scrisse sull’avambraccio della figlia quattrenne nome e proprio cellulare, eh..)
    Noto inoltre che hai cambiato il sottotitolo del blog.
    Deduco che ascolti i consigli, eh..?
    😉

    • Li ascolto i consigli, anche perché la stessa cosa me l’ha detta il marito supersonico. Difatti ho cambiato il sottotitolo e 5 minuti dopo ho ricevuto un’e-mail con una richiesta di aiuto all’espatrio. Ha funzionato.

  10. ripetizioni anche io!! invece magari lo conosci già ma questo sito e’ interessante, magari al bimbo bionico interessa: http://macomefa.com/

  11. Ci sveli ancora una cosa? ma il bambino bionico parla anche la lingua paterna? In bocca al lupo per la scuola!

    • Beh, il marito supersonico ogni tanto gli parla un poco in francese e il b.b. capisce, ma risponde in italiano. Allora io mi sono organizzata e, siccome frequento un corso di francese, al mattino, quando andiamo al lavoro/asilo in macchina, metto su i CD del corso. E poi ripeto insieme al B.B. “Je m’appelle… Comment ca va?”. Ou, adesso quelle mattine in cui non ho voglia di fare la lezione, è lui che mi dice: “mamma, metti su il CD di francese? Dai, dai, dai!!!!”.

  12. Ciao Eireen.. Oddio nei racconti del tuo BB rivedo il mio!!! =)) Con qualche anno in più, ma se avrai la pazienza di aspettare sono convinta che come il mio.. peggiorerà! Niente di infausto, solo che accanto alle risposte precisine che ti fanno dannare (tipo: mamma mi hai detto di cercare lo zaino accanto alla scrivania, ma non lo vedi che è accanto al letto? Ecco perché non l’ho trovato! Oppure: certo che avevo i compiti di inglese x venerdì, che non lo sai che venerdì ho inglese? Vedi ti sei dimenticata di nuovo che dovevo fare i compiti!) Ci allega un’occhiatina del tipo ” che mamma oca” oppure “adesso ti faccio sentire piccola piccola..” Devo dire che è peggiorato da quando gli abbiamo spiattellato che da settembre vivrà a Monaco, quindi potrebbe essere solo pura vendetta =) E complimenti per la lingua, continui ad essere fonte di innata speranza.. non si sa mai che il mio voglia somigliare al tuo..

  13. Cara Terry, come sempre leggo nei tuoi commenti molto entusiasmo e ottimismo, gli ingredienti migliori per un espatrio di successo! Da quanto leggo, anche tu hai in casa un b.b.! Vedrai allora come ti soprenderà col tedesco e come, alla fine, dovrai rivolegerti a lui per tradurre! 😉

  14. Non vedo l’ora di dirti “avevi ragione”.. 😉