Questione di stile

Qui a Monaco da un paio di giorni fa un caldo, che manco nel deserto del Gobi il 15 d’agosto. Tutto questo calore improvviso, tuttavia, non ha affatto colto di sorpresa i nostri amici tedeschi, i quali hanno prontamente tirato fuori dall’armadio il tipico sandaletto e non solo. È fatto noto ormai come le giornate di sole pieno e stabile qua in Germania siano davvero pochine. Di conseguenza i teutonici tutti, non appena intravedono anche solo uno sparuto raggio dorato che sbuca da una nuvola, per quanto pallido e poco convinto, si buttano all’aperto, migrando in massa allegramente verso a) i Giardini Inglesi, il parco più grande della città, dove, come vuole la leggenda, essi amano stendersi dietro ai cespugli completamente nudi, con le pudenda al vento; b) i vari laghi e laghetti che circondano Monaco per distensive gite in bicicletta con la famiglia intera; c) i sentieri di montagna  lungo i quali si dilettano in simpatiche passeggiate, attrezzati di tutto punto.  E fin qua. Ma ciò che mi lascia davvero perplessa, ancora oggi nonostante i quasi due anni di permanenza, è il modo in cui il tedesco medio si veste per adattarsi alle temperature tropicali che hanno trasformato ieri e oggi Monaco di Baviera in Miami, Florida. Praticamente agghindati come in una puntata di Beverly Hills 90210. Peccato che in Baviera manchino sia il mare che le palme! Ma questo credo che sia sfuggito alla maggior parte dei nostri amici germanici; o forse non è loro sfuggito affatto, ma essi, probabilmente, se ne infischiano con calcolo e fanno “come se”. Altrimenti non si spiegherebbero le decine e decine di persone, da me avvistate in un noto negozio di mobili montabili, vestite come se stessero sfilando lungo viale Ceccarini a Riccione: ciabattine infradito di gomma abbinate a pantaloncini di jeans talmente corti da farli sembrare una cintura e top di stoffa leggerissima, sotto cui ho più volte sospettato si celasse un costume da bagno. Cioè che fossimo stati al parco, uno dice “Vabbè non c’entra molto, ma perlomeno siamo all’aperto.”. No, dentro ad un negozio di mobili, tra il reparto sofà e l’angolo cucine, tra un armadio a quattro ante e una scrivania con sopra finti laptop di plastica grigia e romanzi in svedese (ho provato ad aprirne uno e mi ha incuriosito molto. Si chiamava En omöjlig kärlek, ma ho potuto leggere solo le prime righe: qualcuno sa come finisce?).  Io, che già mi sentivo di osare come una pazza con le mie scarpe aperte giallo senape e lo smalto per unghie arancione, che fa tanto fashion quest’estate, mi sono dovuta ricredere. Che sciocca, sarei dovuta uscire anche io in microgonna e bikini, per meglio adattarmi agli usi locali e mimetizzarmi abilmente tra i nativi!

Tutto questo osservare la fauna umana di Monaco in questo weekend, comunque, mi ha dato modo di avere conferma di un luogo comune che, temo, si basa profondamente sulla realtà: i tedeschi si vestono male. Nemmanco con la globalizzazione e con la diffusione nelle principali edicole dell’edizione internazionale di Vogue, sono riusciti ad educare se stessi al ben vestire. Ok, noi italiani su questo siamo puntigliosi ed esagerati: a volte arriviamo a non osare neppure scendere in tabaccheria per comprare un francobollo, se il colore della tuta da ginnastica non è abbinato a quello del calzino. Ma il tedesco medio va nella direzione opposta: se ne frega. Oppure non ci capisce nulla, è convintissimo, vestendosi, di avere creato abbinamenti  stilistici da far rosicare Karl Lagerfeld, quando in realtà sembra decisamente che gli abbia vomitato addosso l’armadio. Alcuni sono in grado di indossare sei capi di sei colori diversi, di cui neppure due abbinabili vagamente tra loro: cappello verde, camicia lavanda, cardigan pesca, pantaloni marroni, cintura avorio, scarpe beige. Oppure li vedi con un pezzo di sopra pregiatissimo ed elegante e sotto un paio di pantaloni che risalgono a sette stagioni prima, sia per stile che per usura. O ancora vedi donne con gambe oscene e pelose indossare indomite gonne supercorte e magari coprire bellamente l’unica parte del corpo che dovrebbero invece valorizzare senza remore. Ad esempio, hai un decolletè da far scatenare la rabbia di Scarlett Johannson, amore? Ma mettiti un bel top scollato rosso corallo, che va tanto adesso e lascia perdere il lupetto che tanto ti piace, ma che cela le tue beltà, ciccina! Dai, che non ci vuole Miuccia Prada per arrivarci!

O come detto i tedeschi sbagliano completamente la tenuta rispetto all’occasione. Oltre ai già citati turisti da spiaggia nel negozio di mobili, infatti, potrei dirvi di quella signora avvistata oggi pomeriggio che, per portare il cane a passeggio, si è premurata di indossare un tubino nero, un cardigan di seta fucsia e sandali neri aperti tacco 17! Forse pure il cane, nero anche lui come il tubino – quantomeno l’abbinamento dei colori era azzeccato – aveva dei coprizampa coi tacchi, ma non ci ho fatto caso. Un bijoux, se la signora si fosse trovata al cocktail d’inaugurazione di una mostra di Chagall! Insomma, nel complesso il modo di vestire dei nostri amici germanici è una catastrofe, mi dispiace dirlo, perchè sapete che per i tedeschi e la Germania ho sempre un occhio di riguardo. Tranne che stavolta.

E a proposito di abbigliamento, mi viene in mente quella collega tedesca che, dopo qualche tempo che ci conoscevamo, m’invitò a pranzo e mi disse: “Vedo che sei italiana per il modo in cui ti vesti!”. Io non dissi nulla e continuai a mangiare. E lei, dopo un po’ ruppe il silenzio con un: “No, ma era un complimento.”. E te credo! Che, voleva essere pure un’offesa? Ma mi faccia il piacere!

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27 risposte a “Questione di stile

  1. non vivo in teteschialand ma pure in sfizzeraland non si sprecano, unico neo..mi sa che io mi sto adeguando e abbino colori a UFO, credo ormai di essermi perfettamente confusa con l’habitat locale e di italiana ho solo che ogni tanto ho qualche parvenza di stile e la sera mi metto ancora un po’ bene..ma mica tanto. Pero’ venendo da una città di provincia italiana in cui si veniva catalogati per come si era vestiti, preferisco di gran lunga qui!

  2. Sai che invece a me, finora, essere qui ha fatto l’effetto contrario? Ossia mi vesto ancora meglio, m’impegno di più a trovare abbinamenti e capi giusti per la mia figura. Forse per contrasto con gli indigeni, chissà! Per il resto, devo dirti brava, hai centrato il punto: loro si vestono come possono, ma danno anche a te la libertà di farlo e non si squassano. Comunque tu ti vesta, loro non commentano, non apprezzano, ma non disprezzano. Ti lasciano libera di metterti addosso quello che più ti piace e ti “valutano” in base a ben altri criteri. E questo, lo confermo, mi fa sentire parecchio sollevata, rispetto allo scanner continui a cui ero abituata nella mia città (di provincia) d’origine.

  3. Quoto in toto quello che hai detto. Anche sabato all’Auer Dult c’erano di quegli esemplari da brividi. Tipo alcune ragazze in toppino e la gonnellona lunga alla bavarese grigia a scacchetti e all star. Cioè no!! E uomini in canotta da palestra, jeans griffati e scarpe da ufficio. Ribrezzo allo stato puro. Io devo ammettere che anche a casa ho sempre preferito il capetto un po’ fashion, meglio se molto particolare e mi sono sempre stati lanciati sgurdi a raggi X per questo. Invece qua non gli importa a nessuno e non sai che piacere che mi fa. Cosi posso vestirmi “elegante” e/o “alternativo” quando mi gira senza che ogni passante mi squadri. Anzi, il più delle volte sono io che squadro gli altri. Ehm ehm deformazione professionale…

    • Toppino, gonnellone bavarese grigio a scacchetti e All-Staaaaar? Omioddio, ti prego, mi è passata davanti l’immagine e mi sono sentita male. Corro a prendere una boccata d’aria. Per oggi è sufficiente. Passo e chiudo! 😉

  4. Ti sei persa un must imprescindibile in Germania: al minimo raggio di sole qui si schiera il Grill fuori del davanzale (anche quello più risicatissimo, di 10 cm) e ci si buttano sopra quintali di carne! Il tedesco medio impazzisce di gioia ed immolerebbe sull’altare di carbonella pure il suo gatto. Sono sicurissima che pure all’Englischer Garten, oltre agli smutandati, ci saranno pure decine di Serial Grillers intenti ad impestare l’atmosfera mentre si scolano una Radler. Qui è una catastrofe per le rive del Reno, c’è un quartiere inferocito contro la maleducazione dei Serial Grillers che sporcano e non ripuliscono (per dire, mica solo a Napoli hanno problemi di munnezza..).
    Chiuso il capitolo “Grill”, io chioserei anche sulle pettinature. Qui va ancora di moda il Vokuhila, in barba all’estetica – e soprattutto tra le donne. Ciononostante, mi picco di vivere in una delle città più fighette della Bundesrepublik (dalla serie: perlomeno qui ci si salva). Dello stile lässig locale mi piace, per esempio, che i tedeschi vanno al teatro come gli pare, senza formalizzarsi. Vado all’Opera e vedo, in fila, la signora con la Birkin in pitone ricomposto accanto alla sfattoncella in sandali (col calzino bianco, ça va sans dire). Però qui i teatri son pieni. Bella, la Germania, anche per queste cose.
    Scusa per il pistolotto.

    • Cara Brunhilde, quant’è vero quello che racconti. Mi sono accorta dell’apertura della Grill Saison, perchè ho ricevuto a casa un catalogo di una nota catena di supermercati sottocosto, che pubblicizzava mille prodotti per grigliare. E sulla copertina si vede un tipico tedesco, bello e felice, che griglia in giardino, con la faccia di chi non ha atteso altro tutto l’inverno. Per loro il BBQ è un fatto culturale importantissimo. Che poi non si capisce come facciano: voglio dire, qua le giornate cominciano con 25 gradi e finiscono, più spesso che no, con acquazzoni che manco nel Borneo. Boh. Motivo per cui non ho ancora osato andare in piscina qui a Monaco. Verissimo anche quanto dici sull’informalità dei tedeschi. Mi ricordo, ad esempio, che da piccola rimasi molto colpita da come tutti erano vestiti alla cerimonia di Cresima di mia cugina tedesca: lässig a palla, l’antitesi dell’eleganza. Altro che noi, tirati come al gran galà. Loro tranky funky, perchè, mi spiegarono, conta l’essenza della cerimonia, non la forma. Saggi eh?

  5. Ciao! Vorrei confermarti che ho empiricamente constatato che le putenda al vento non sono una leggenda…. Ahimè …. Tra l’ altro ho avvistato ” volatili liberi” anche lungo l’ Isar…. Per non parlare dei vicini di balcone che un paio di domeniche fa con il sole, ma una temperatura che non arrivava a 15^ erano in topless a godersi la ” tintarella” ……
    Per quelli che invece amano vestirsi, ma sembrano voler giocare a ” strega comanda color…..” io rimango sempre perplessa… La globalizzazione fa si che anche qui ci siano le varie catene di moda con le stesse cose che vendono in Italia ed in ogni parte del mondo!il problema evidentemente sta nel DNA …. 🙂
    La cosa che mi ha lasciato più sconvolta è la ” lunghezza ” delle minigonne che le ragazze indossano…. E mio padre che pensava ai tempi che le mie fossero corte…. Ero una dilettante! Vabbe’ che hanno la coscia lunga…che monaco è una città sicura…. Ma ho visto ragazze in giro con solo i collant praticamente! ( quando lo usano…)
    bizzarri quantomeno questi tedeschi….
    🙂

  6. Una italiana da una tedesca si distinguerebbe anche sotto il burqa: basta guardare il modo di camminare.

  7. Cablog, confermo ogni riga di quanto hai scritto. Clarke, anche io sono curiosa di capire questa faccenda del modo di camminare 🙂

  8. Apparte la curiosità sul camminare, confermo e sottoscrivo. Al punto che, prima di colloqui/riunioni importanti, è d’obbligo la videochiamata per riassettare il crucchetto che altrimenti manco per (ma ammetto che ora ci fa più caso).
    Però a me, come a te, fa proprio l’effetto “ah, sì? bene, ora mi metto in stra-tiro e vediamo se lo notate” – che comunque no, è inutile, mai notato.
    (Prossima settimana, matrimonio tedesco, che fo, butto alle ortiche decollete e pochette per uniformarmi a fauna (e flora) locale? ;))

  9. Cara Landslide, benritrovata! 🙂 Sì, è vero: una si mette tutta in stra-tiro e poi chi la nota? Nessuno!!! Risposta esatta, Un po’ deprimente, a volte.
    Per il matrimonio tedesco, non saprei bene che cosa suggerirti. Se ti vesti bene, poi spicchi in senso negativo, ma se ti vesti come loro, poi ti senti a disagio. Mah…. arduo dilemma!

    • Ti dico solo, chè la chicca sotto questo post ci sta, che sull’invito ci sono anche i disegnini: scarpe col tacco “sconsigliate” e scarpe da ginnastica “consigliate” (è in un giardino, con la bellezza di 10°C). Le mie migliori amiche hanno detto che, se oso seguire la non-moda crucca dell’evento, mi disconoscono. Ergo, ho lasciato a casa il tacco vertiginoso, ma un 8 cm nero semplice semplice potrò, no? Ho messo dentro anche delle ballerine, però, per l’emergenza ‘pesce fuor d’acqua’.
      Secondo me già solo il fatto che tutto sia abbinato, li scioccherà.

    • Mi è venuta una folgorazione! Perchè non ti metti uno di quei bei paia di scarpe tipiche loro, di plastica nera, col cinturone e la punta all’insù, orende, che stanno male con tutto e svalorizzano qualunque tipo di abbigliamento? Secondo me faresti un figurone.

  10. Che teneri i tedesconi che non sanno vestirsi!!!!!!!!!!! Infatti se guardo gli album di familgia in occasioni come cresime, comunioni etc.. il parentado tedesco spunta sempre fuori con dei colorini tipo: fuxia, azzurrino acqua, giallo canarino!!!!!!!!!!!!!!!!!!!!!!! ha ha

  11. Smutandati nei parchi, grill in ogni dove e abbinamenti improbabili, come mi suona tremendamente familiare tutto ciò 😀
    I tedeschi sono una fonte ineasauribile di post!

  12. mi ero dimenticata questa cosa dei tedeschi e,chicca per chicca, qui in svizzera il cantone al confine con la Germania mi pare che abbia promosso una campagna anti-nudisti, no perché esistono dei naturisti che amano andare per boschi e montagne, svizzere, come mamma li ha fatti e gli svizzeri si sono rotti di vederli..in effetti va bene tutto ma non si scottano in montagna? e poi mica possiamo fare le montagne per nudisti o si?! boh cmq di solito questi nudisti sono per lo più tedeschi, gli svizzeri sono più pudici a quanto pare..

    • Dopo questa, credo che depennerò le montagne svizzere dalla “Lista dei 10 posti che intendo vedere prima di morire”, che mi porto appresso in borsetta. Grazie di avermi avvisata!

  13. Hehehehe! Io sulle turche non posso dire nulla se non che sono molto curate e alla moda.

  14. Non posso far altro che confermare la follia da grill e lo smutandamento (sulle rive dell’Elbe) anche qui nel nord. Segue a ruota giro in decappottabile (ma quanto costerà avere macchine simili per usarle solo in quei due-tre giorni di sole all’anno di quassù?) e l’abbigliamento a briglia sciolta. Devo pero’ dire che il nudismo sulle rive del fiume sembra essere praticato qui solo dagli over60 incuranti del ciondolame pendente alle ginocchia e degli sguardi altrui.
    Aggiungerei inoltre che gli accaldati amburghesi arrivano a bagnarsi nelle acque dell’Elbe al primo raggio di sole. Non so se avete mai visto di che colore è l’Elbe da queste parti…

  15. posso dirti che gli americano sono uguali!
    ho vissuto in germania e ora sono negli stati uniti. GUSTO ZERO. però devo dire che quando esco di fretta da casa posso pure permettermi di uscire in pigiama che qui non frega niente a nessuno…
    (è un piacere aver conosciuto il tuo blog e ti seguirò!ti ho inserito tra i miei worldwidebloggers se per te va bene)
    ciaooooo
    elena

    • Cara Elena, piacere di conoscere te e il tuo blog, al quale ho appena fatto una visita. Sono contentissima di sapere che il mio diario on lain ti piaccia e mi sento onorata di essere inserita tra i worldwidebloggers! Davvero grazie e a presto: resta sintonizzata!
      Ah e a propo degli americani. Tanti anni fa avevo un’amica americana che mi diceva spesso: “Voi italiani ci tenete molto al vestirvi, ma a noi interessa solo essere comodi!”. Stesso discorso vale per gli olandesi, ad esempio, che – mi è stato spiegato – si vestono prima di tutto comodi perché vanno spesso in bicicletta. Ma io dico: ma non si riesce a trovare il modo di vestirsi comodi e anche decentemente? No?

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