Discriminazione?

Sempre per la serie “cose che mi piacciono poco della Germania” , dopo un anno e più di espatrio in terra nordica, posso dire che in una cosa la Baviera mi sta deludendo. Ho infatti la netta sensazione che tutto il sistema qui sia pensato per mamme che NON lavorano oppure lavorano part-time. Eh sì. Se sei una mamma che lavora full time, come me, ti arrangi. O hai un marito supersonico a disposizione, come nel mio caso, che fa spesa, pulisce, cucina, lava, stende, stira, fa lavoretti di bricolage, ritira il bambino bionico all’asilo, lo nutre, lo coccola, lo sorveglia… e insomma si fa in quattro mentre tu sei in ufficio oppure, da espatriata, ti attacchi. Come ho tratto questa conclusione? Semplicemente guardandomi intorno e osservando. Cominciamo l’analisi dalle piccole cose. Settimanalmente arriva a casa il giornale di quartiere e spesso vi sono pubblicizzate simpatiche iniziative per bambini, quali feste di parrocchia, spettacolini, letture in biblioteca e simili attività. Peccato che quasi sempre, questi eventi si tengano nel primo pomeriggio dei giorni feriali, tipo alle 14 o alle 15 di martedì. E io che lavoro fino alle 17.15 nel ridente paesino di Hogwarts, appena fuori München? Ok, diciamo che posso sopravvivere senza vedere il teatrino per bambini insieme al pupo. Ma, passando a cose più impegnative, se si compie un sondaggio tra gli asili presenti sul territorio della capitale bavarese (e io l’ho fatto all’inizio), si vedrá che la stragrande maggioranza di essi chiude inesorabilmente intorno alle 14 (a ridaje!). Giusto in tempo per andare alle iniziative di cui sopra! Ma, ripeto, e io che sono in ufficio? Nonni a disposizione qua in Teutonia non ne ho e quindi? Non rimane che “diventare matti” per scovare la struttura di accoglienza per l’infanzia che tenga aperto fino al tardo pomeriggio. In questo caso, noi siamo stati fortunati, perchè l’organizzazione per la quale lavoro ha un Kindergarten collegato aperto praticamente sempre: tutto il giorno e tutto l’anno. Perchè si spera che, prima o poi, il marito supersonico trovi un lavoro anche lui e dunque non potrà per sempre essere a disposizione come adesso. Risolto il problema dell’asilo, tuttavia, rimane il “dramma” della scuola elementare, che il b.b. inizierà a frequentare l’anno prossimo. Qua le scuole elementari sono aperte solo al mattino. Ma io dico, scherziamo? Perché solo al mattino? Eh perché i bimbi si affaticano troppo a stare sui banchi tutto il giorno così piccoli. Va bene, ma allora come si fa? Tranqui, ci sono pur sempre i doposcuola. Però bisogna ancora una volta sperare che facciano orari decenti e che siano all’interno della scuola stessa e non altrove, altrimenti come arriva il b.b. alla nuova location, una volta finite le lezioni? E se non trovo posto, come mi arrangio? Babysitter?  Chiedo al capo di fare orari diversi in ufficio, sperando che non storca il naso? Perchè se un’associazione culturale italo-tedesca vuole aprire nel 2012 una scuola a tempo pieno, presenta la cosa come una novità assoluta e non come la perfetta normalità, in una città così internazionale come Monaco? Per non parlare della questione ferie. Qua non è come da noi, che si fa vacanza 3 mesi d’estate, due settimane a Natale e sei giorni a Pasqua. Qua le scuole – tranne quella europea in cui speriamo andrá il b.b. – chiudono molto più spesso e per periodi più brevi, cosicchè un bambino si ritrova a stare a casa ogni due mesi per almeno una settimana. Peccato che non tutti possano permettermi di prendere le ferie con cotanta frequenza. Mi chiedo se la cosa abbia a che fare con il cattolicesimo che  qui in Baviera domina oppure con la mentalità conservatrice qui abbastanza diffusa. So che in Germania il congedo di maternità dura fino a tre anni, ma questo non significa che una donna debba per forza usufruirne. O sì? Possibile che il ruolo della donna qui sia ancora quello dell’angelo del focolare? Non voglio crederci, spero di avere in mano ancora troppi pochi elementi per giudicare. Perchè io mi sono trasferita in Germania anche per migliorare la qualità della mia vita rispetto all’Italia; finora mi pare di esserci riuscita, ma su questo punto inizio ad avere delle perplessità. La vita è difficile per le mamme lavoratrici anche qui in Tedeschia, sebbene per motivi diversi da quelli italiani? Mi piacerebbe sentire il parere di chi in Germania ci abita da più tempo di me, che ha maggiore esperienza, un punto di vista più ampio. Sono aperta e desiderosa di discutere!

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30 risposte a “Discriminazione?

  1. Quindi la situazione per le mamme lavoratrici è più o meno la stessa anche in Germania… che tristezza!

    • In Italia le mamme lavoratrici sono discriminate perchè tutti si aspettano da loro grandi performance in ufficio, coi pupi, col marito e con le amiche. Ci vogliono multitasking e non ci concedono margini di errore. In Germania c’è il problema opposto: la mamma può tranquillamente stare a casa ad occuparsi dei pargoli. O meglio: deve! Una volta ho letto qualcosa di simile sull’Olanda: nessun asilo nido aperto di pomeriggio perché si da per scontato che tanto la mamma fa part.time. Quindi o da una parte o dall’altra, siamo intrappolate in scelte che la società fa per noi. E questo mi fa davvero parecchio arrabbiare. Onestamente credevo fossimo più avanti in quanto a conquista di diritti… Mah.

  2. In Australia per legge nessuna azienda e’ obbligata a pagare un impiegata che va in maternita’. Solo le aziende veramente grandi hanno degli schemi per aiutare la lavoratrice che va’ in maternita’. Il governo da gennaio dello scorso anno ha introdotto una nuova legge per la quale se ti qualifichi puoi ricevere $500 per 18 settimane. Oppure, sempre se ti qualifichi, puoi riceve il baby bonus $5000. L’una esclude l’altra. Ora $500 alla settimana sono davvero pochi, pagano si e no l’affitto e $5000 te li mangi in 1 mese e mezzo, forse meno se hai un bambino. La domanda e’: come fanno le donne ad aver figli in Australia visto che praticamente il governo e le aziende ti prendono a pesci in faccia? Ah scusate mi sono dimenticata di dire che l’azienda ti tiene il posto in caldo. Grazie capo.

    • Ecco, questo mi stupisce ancora di più. Ma come, proprio l’Australia, un paese così avanti, così aperto, così moderno e dalla qualità della vita così alta (o almeno questa è l’immagine che ne ho io)! Sono ancora più disorientata e inka**ata! Come fanno le donne ad avere figli in Australia? Si arrangiano, come le donne sempre fanno.

  3. esula dall’argomento del topic ma è una mia curiosità, qualche gruppo cantante da consigliarmi sulla scena musicale tedesca? qui abbiamo molti cantanti che cantano in svizzero e se ammetto che sono molto piu’ musicali del tedesco pero’ non mi sono utili per fare esercizio di tedesco, ogni tanto ascolto Christina Stürmer che non sarà eccelsa ma almeno canta in tedesco e “wir leben den Moment” non è male.

    • Mi spiace, ma non ne so nulla e non posso aiutarti…Non ascolto spesso canzoni in tedesco oppure, se passano in radio, non ci faccio molto caso.

  4. benvenuta nei paesi di lingua tedesca in cui se sei donna e mamma ti arrangi, se sei donna perché pensano che tu voglia figliare e se sei mamma perché pensano che tu voglia stare a casa..chi lo ha deciso non s’e ancora capito!
    Almeno in germania la maternità e’ fino a quasi 3anni qui dura poco più di 3 mesi e poi ti arrangi!

    • Ciao Pinguino, vedi il mio commento sopra a “destinazioneestero”. È una vergogna. Qua c’é ancora tanto da fare per cambiare la mentalità comune. Rimbocchiamoci le maniche!

    • Si io me le rimbocco anche ma se alle donne svizzere non interessa non è che possa fare molto, qui la politica per la famiglia consiste nel far pagare meno alle coppie con figli infatti qui si sposano solo se hanno figli, averlo saputo prima mannaggia..io figli non ne ho!
      In germania il discorso è diverso dato che due stipendi credo facciano comodo infatti la cosa mi sembra ancora piu’ grave, soprattutto in un paese, bundes, dove predicano l’armonia della famiglia, la conciliazione..a me basterebbe il diritto alla scelta, chi l’ha scritto che la donna non sappia scegliere?!

  5. Per quanto riguarda gli orari, non è che in Italia siamo messi tanto meglio, eh… Qui si dà per scontato che ognuno abbia una schiera di nonni presenti…
    Io mi ritengo stra-fortunata:
    – i miei figli vanno tutti alla scuola a tempo pieno, cioè 08.30-16.30 (ma nessun lavoro a tempo pieno termina a quell’ora);
    – abito di fronte alla scuola e a 5 minuti dall’ufficio;
    – ho ottenuto un part-time di 30 ore (=6 ore/giorno)
    Se così non fosse non so proprio come farei, considerando che non ho nonni a disposizione se non per le emergenze e che mio marito è in trasferta 4 giorni/settimana, tutte le settimane.
    Ci si arrangia… ma se non ci fosse stato posto alla scuola a tempo pieno mi sarei dovuta svenare col doposcuola o con la baby sitter; stesso discorso se non avessi ottenuto il part-time…
    Credo che il discorso non sia: “la Germania / l’Italia”, ma molto più in generale la donna che lavora…

  6. Non lamentatevi: in Italia alle ragazze fanno firmare le dimissioni in bianco appena assunte, così se rimangono incinta le lasciano a casa. E quando rimangono incinta, non hanno ne il part-time ne il kindergeld. Scusate, sicuramente anche in Germania non sono tutte rose e fiori, ma vista dall’Italia è ASSOLUTAMENTE migliore la realtà tedesca, più vicina alla famiglia.

    • Ok, ma non generalizziamo. NON a tutte le ragazze in Italia si fanno firmare le dimissioni in bianco al momento dell’assunzione. A me non è mai successo. E io in Italia avevo un lavoro part-time, di 30 ore settimanali, che mi é stato offerto dalla ditta poco prima del rientro dalla maternità.Ok, ero un eccezione. Ma non mi spingerei a dire che in Italia è tutto negativo e in Germania tutto migliore. Anche qua ci sono problemi, eccome. Solo per dirne un altro: qua i pediatri tengono aperto tendenzialmente solo al mattino e forse un pomeriggio o due alla settimana, magari fino alle 17. Ancora una volta si suppone che una madre sia a casa col piccolo. Non ci siamo.

    • si pero’ molte donne chiedono l’aspettativa, cosa che all’estero te la scordi a parte qualche paese..forse la francia ma non ne sono sicura, e poi dopo si mettono in maternità..insomma se tutto si facesse cum grano salis..ma si sa da noi la possibilità c’è e guai a rinunciarci, poi passi per scema!

  7. Prima ho dimenticato di scriverlo ma di questo argomento ne ho parlato qui: http://tramuccheecioccolata.blogspot.com/2011/01/kinder-sind-die-fallesara-vero.html, l’articolo era preso dal der Spiegel.
    Io ormai sono arrivata a pensare le nostre mamme negli anni 70 stavano meglio!

  8. Concordo Monica con la tua ultima osservazione: “Credo che il discorso non sia: “la Germania / l’Italia”, ma molto più in generale la donna che lavora…”. E mi addolora constatare che la vita per le donne che scelgono di o devono lavorare sia ancora e sempre fatta di incastri, colpi di fortuna, acrobazie, ostacoli, difficoltà.

    • A me, oltre che addolorare, fa oltremodo inkazzare!
      Ora ti racconto una chicca: come sai stiamo muovendo le cose per venire in Baviera, l’azienda dove lavoriamo sia io che mio marito fa parte di un gruppo tedesco che per facilitare l’integrazione dà la possibilità ad alcuni di lavorare e vivere 3 (o 5) anni in un’azienda del gruppo in Germania.
      Quando sono andata al ns. ufficio personale a dire che anch’io (non solo il marito) avevo dei contatti per un posto di lavoro lì, mi hanno fatto tanto d’occhi… “ma… non avevamo capito che anche tu saresti andata a lavorare lì… ci sono diverse possibilità, avresti potuto prendere un’aspettativa (!!) e per quei 3 anni fare, diciamo, la casalinga in Germania”
      Sono fortunati che sono una persona tendenzialmente pacifica…

    • Ma certo! La donna espatriata al seguito DEVE essere una casalinga no? Perché lavorare se il marito guadagna tanto! Ma fatemi il piacere!

  9. Volevo solo chiarire un punto sull’ Australia. Questo e’ un paese molto razzista, molto chiuso e a parte Sydney, Melbourne e Adelaide c’e’ solo l’aperta campagna. Niente di niete per kilometri. Il tipico aggettivo quando si parla dell’Australia nel mondo e’ “parochial” ovvero provinciale e di vedute strette. Scusa ma dovevo assolutamente aprirti gli occhi su questa cosa. L’erba del vicino e’ sempre piu verde.

    • Ma Cri, guarda che io non é che vivo nel mito dell’Australia. Dicevo solo che, in base a quanto leggo e sento dire, mi era parso che fosse un paese “un tot avanti”. Ma sono ben felice di essere smentita e va bene così, posso sopravvivere a questo tipo di notizie. Del resto il paese perfetto non esiste…

  10. Scusate il commento banale ma fondamentalmente ci vuole del gran cash, o i nonni a disposizione 24 ore su 24, e se non ce li hai mi sembra che l’unica soluzioone sia fare salti mortali….. non ci siamo

  11. Ora che mi ci fai pensare, ora capisco perché la Mangiona alle 12 spaccate abbandona l´ufficio. Devi infatti sapere che nel corso del tirocinio sono riuscito a capire che ha un bimbo piccolo, convive, ma a giugno si sposa. Voilá svelato un mistero. Va da sé che se fa solo il part-time é la tipica mutter tedesca…no?

    • Mi sa proprio di sì. E mi sa che, almeno lei, tante acrobazie non ne deve fare per gestire prole e lavoro. Auguri per il matrimonio alla Mangiona!

  12. Cara Eireen, anche io quando sono arrivata quassù sono rimasta di sasso davanti a certe logiche. Qui al nord le madri che non stanno a casa con i figli sono dette “mamme corvo” o qualcosa del genere per indicare una madre snaturata. La pressione sociale è abbastanza forte su queste cose, tutti si aspettano che tu prenda almeno un anno (che sarebbe pure pagato) e la maggior parte degli asili è inaccessibile prima del primo anno di età del bambino. Dopo un anno a casa col bambino, se proprio ci tieni a lavorare ti fai un part time ma non tutti i lavori lo permettono. In alternativa ti prendi la babysitter a cui pero’ devi consegnare lo stipendio intero. Io ho visto molte donne lasciare il lavoro per avere figli. Sembra assurdo perchè ci aspettiamo sempre che al nord siano più evoluti su certe cose (ed effettivamente in Svezia lo sono!) pero’ qui in Germania stanno proprio messi male!

    • Pensa che, appena arrivata qui, una collega francese mi disse che il ruolo della donna in Germania è ancora molto tradizionale e di non farmi illusioni. Io non ci credevo: beata ingenuità!

  13. Ok…
    sono la pecora nera 😦
    Figlio avuto in Italia, 2 mesi di maternita’ italiana.
    Trasferimento in Germania (anche di lavoro), lavorato 1 settimana e quasi 3 anni a casa in maternita’ 🙂
    Ora lavoro part-time, 6 ore al giorno.

    Il pupo sta all’asilo sin verso le 16:15 (chiude alle 17!!), si tratta di un KiGa AWO, quindi fa circa 20 giornate di ferie all’anno (lo abbiamo scelto apposta).
    Quando andra’ a scuola… saranno dolori.. anche perche’ qui, se fa troppo caldo in estate, mandano a casa gli studenti (senza preavviso) intorno alle 11 del mattino.

    Naturalmente niente nonni (italiani) ne parenti tedeschi (che si offrono) per aiutare.

    ~b

    • Mi devi perdonare Barbara, ma non sono sicura di avere capito “la pecora nera” in che senso. Se fai 6 ore al giorno significa che fai part-time no? Cioè che sei presto a casa al pomeriggio. Quindi rispondi in realtá al modello di donna tedesca che lavora solo parzialmente per stare con la prole..? O non ho capito niente del tuo commento? 😉

  14. Se per “tornare a casa presto” intendi dopo le 16.. allora si.

    Per “pecora nera” mi riferivo al fatto che posso lavorare part-time (meno di 30 ore il mio capo non lo avrebbe accettato), che ho mantenuto il mio posto di lavoro dopo la maternita’ di 3 anni in Germania (percependo un minimo introito dallo Stato tedesco).
    Il tutto rapportandomi alle persone che hanno risposto mi sento fortunata.

  15. ciao,
    io mi sono trasferita a Monaco all´inizio del 2011 ( e´ da allora che seguo il tuo blog, sempre troppo timidamente, senza commenti… sebbene mi ritrovi in gran parte dei tuoi post). io sono una cosiddetta ” moglie al seguito” … in Italia ho sempre lavorato ( sono laureata ed ho una discreta esperienza- 10 anni- in realtà multinazionali – comprese società tedesche) così una volta messo piede su suolo Germanico ho iniziato a cercare un nuovo lavoro. Le offerte sono tantissime, alcune limitate a causa della mia ( allora) nulla conoscenza della lingua teutonica, ma comunque ho fatto moltissimi colloqui. Nessuno e´ andato poi a buon fine, il perché non mi e´ ancora chiaro, visto che l´ head hunter di turno non faceva che darmi feedback super positivi di ogni intervista fatta. Inizio allora a pensare che a parità di esperienza e competenze e più ” sicuro” assumere un uomo che una donna (per giunta appena sposata ed in eta´ “figliabile”) … soprattutto se la suddetta donna e´ straniera…tutto il mondo e´paese.
    beh, ad un certo punto ho perso le speranze ed abbiamo deciso ( io e mio marito) di provare ad avere un figlio in questo paese ” così avanti ” che ti sostiene con kindergeld etc etc.
    Ora sono incinta.
    Continuo a ricevere chiamate per colloqui, ma quando faccio presente che al momento sono in stato interessante mi liquidano, nonostante io sottolinei che ho tutta l´intenzione di tornare al lavoro non appena possibile (e pur non considerandomi una -futura- madre degenere , nella mia testa non e´certo tra 3 anni!).
    In Italia sicuramente c´e´ molta meno offerta di lavoro, gli stipendi sono sensibilmente più bassi e le famiglie non vengono sempre supportate con sussidi… ma in sostanza ,a mio parere, sul trattamento delle donne non c´e´ molta differenza. bisogna, come al solito, tirare fuori le unghie.
    Nel frattempo mi studio il tedesco, in pochi mesi sono riuscita ad arrivare ad un livello discreto e sono molto fiera di me. ( il problema e´proprio trovare qualcuno con cui parlare!!!)
    ps. abbiamo scoperto che sarà una femmina…
    ciao

    • Ciao Cablog12, mi fa piacere sapere che mi segui, grazie: un “fan ” in più é una bella botta di autostima. 😉 Purtroppo il tuo commento non fa che confermare l’ipotesi che emerge dal mio post e dalla discussione che ne è nata: Italia o non Italia, le donne si trovano comunque in posizione svantaggiata; vuoi per un motivo, vuoi per un altro. A volte la discriminazione è palese, a volte è più sottile, ma sempre discriminazione è. IO quella che faccio più fatica a sopportare, sinceramente, è quella fra donne, di solito tra colleghe. Esempio: “Quella che rimane incinta è una stronza, perché adesso quando il bambino si ammala, lei sta a casa e io devo sostituirla.” oppure “Quella è al terzo figlio in 4 anni. Dice che è capitato, ma secondo me é una balla e l’ha fatto apposta”. Oppure ancora: “La maternità anticipata è una scusa, in realtà sta benissimo!”. Certe violte ci rimango proprio male quando ci attacchiamo l’una con l’altra, perché mi sembra che ci voglia proprio parecchia miopia per non capire che così facendo ci diamo la zappa sui piedi da sole!
      Ah in bocca al lupo per la tua ricerca di lavoro e anche per il futuro di mamma!