Appuntamenti (mica tanto al buio)

Dopo un anno di vita vera vissuta da emigrante in Germania, ho capito una grande verità. Una di quelle che, solo essendo immersi in una cultura diversa dalla propria per lungo tempo, si può cogliere. Una verità che si tramuta poi in una regola di vita la quale, se applicata a dovere, permette di sentirsi a proprio agio in terra straniera, come un neonato avvolto in una calda coperta di lana: più si va a nord, più i rapporti perdono spontaneità e più è necessario prendere appuntamento per qualunque cosa.
Cercherò d’illustrare la sopracitata verità attraverso degli esempi pratici, più efficaci di complicate teorie sociologiche sugli usi e costumi delle diverse popolazioni del pianeta Terra.
Per spiegare, partirò dal sud e prenderò ad esempio l’Africa (più a sud di così è praticamente impossibile: diventerebbe di nuovo nord!). Il marito supersonico è africano, pertanto in anni di conoscenza e convivenza con lui, nonché di osservazione accurata  del suo gruppo di amici, ho potuto toccare con mano e vedere personalmente come gli africani, quando si tratta di fare qualcosa, ad esempio andare a trovare degli amici, lo facciano in maniera del tutto spontanea, naturale e non programmata. Mi viene voglia di vedere una persona? Mi prendo su, mi vesto e vado. Che lui/lei lo sappia o no, fa lo stesso: lo scoprirà nel momento esatto in cui suonerò il campanello. Se non trovo nessuno in casa, pazienza, ripasserò. Ma se l’amico c’è, sarà sicuramente felicissimo di vedermi, accogliermi in casa sua e magari offrirmi di cuore il classico tozzo di pane o, in questo caso, piatto di riso.
Poi ci siamo noi italiani, che scioccamente credevo essere già il massimo della programmazione sotto taluni aspetti. Rimanendo in tema di amici, per noi vale senz'altro la regola “Mai andare a casa di qualcuno senza prima avvertire, senza prendere un appuntamento.". Lo dice anche il Galateo: comportarsi così, sarebbe infatti indice di una cafoneria e una maleducazione indescrivibili. E poi, sempre parlando di appuntamenti, in generale è bene prenderne per, che ne so, andare dal medico di base, andare in banca nel caso si desideri una consulenza particolarmente approfondita e simili. Ma non è comunque una regola stretta: la maggior parte delle volte si entra da qualche parte spontaneamente e via, accada quel che deve accadere.
In Germania non è esattamente così. Per fare qualunque cosa occorre prendere un appuntamento (anche per vedere amici, va da sé, ci mancherebbe). Esempio: quando aprii il mio conto in banca qui, un anno fa, mi presentai tutta garrula alla filiale, convinta di poter fare il tutto lì per lì, esattamente come da noi. Nein. La sportellista mi diede un appuntamento – c’erano pochissimi a disposizione – e mi fece tornare per una consulenza vera e propria, estensiva ed accurata! Nel corso della quale mi spiegò che, se desideravo una carta di credito, potevo scaricare i moduli on line, compilarli e poi PRENDERE APPUNTAMENTO per consegnarglieli e sbrigare la pratica. Mah. Già lì ero abbastanza stordita e incredula.
Andare dal medico di base, ovvio, comporta prendere l’appuntamento, mentre da noi non tutti offrono questa possibilità. Qui ci si può andare anche senza, ma si aspetta di più perchè gli altri hanno tutti la precedenza. Va da sé che questo genera un po’ di frustrazione per chi, come noi, non è abituato a prendere appuntamenti per praticamente qualunque cosa. Eppure allo stesso tempo genera un sistema perfettamente organizzato ed efficiente  i cui benefici rispetto alla nostra “terra dei cachi”, spiace dirlo ancora una volta, sono evidenti. Unico svantaggio: a volte si arriva a dei veri e propri paradossi, veramente degni  di quei racconti del tipo “Mio cuggino una volta è andato in Germania e sai che cosa gli è successo?”. Ho telefonato di recente in uno studio di fisioterapia per prenotare una serie di sedute per il marito. Il fisioterapista mi ha chiesto esattamente di quanti e quali trattamenti avesse bisogno. Io gli ho risposto e poi ho domandato: “Quando possiamo fare?”. Lui: “Beh dica a suo marito di venire qua che fissiamo gli appuntamenti di persona”  e io: “Ah ok, glielo dico, grazie. Arrived…”. “No, aspetti che fissiamo un appuntamento. Che venga mercoledì all’una, così gli do gli appuntamenti”. Cioè, capiamoci: ho preso un appuntamento per fissare degli appuntamenti. L'appuntamento dell'appuntamento. Il massimo. O il minimo, a seconda dei punti di vista.

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5 risposte a “Appuntamenti (mica tanto al buio)

  1. ciao! e già i famosi Verabredungen e Termine tedeschi.
    A monaco avevo un amico senegalese conosciuto nella reggaeteca il quale mi invitava, tramite regolare "appuntamento" a mangiare couscous con carne e verdure, squisitissimo, che lui mangiava esclusivamente per terra e con le mani. Il poveretto, nn solo mi dava l'appuntamento, ma mi procurava anke posate e sedia…..Invece gli altri suoi amici arrivavano uno dopo l'altro e seduti a terra mangiavano con le mani ….
    Ovviamente ho rifiutato sedia e posate. Ke buono se ci ripenso gnam gnam..
    katia

  2. Possono sembrare strani i tedeschi, ma questo loro modo di fare si è tradotto in molta più efficienza dell'italico "improvvisare"

  3. Katia, sai quante volte ho provato io a mangiare con le mani? Niente da fare, sono imbranata e non ci riesco. Così ai raduni degli amici africani di mio marito a volte ero l'unica a cui venivano date le posate…
    Per l'anonimo: in effetti è proprio quello che intendevo dire!

  4. Ultimamente qua invece si è sviluppata una controtendenza. Ogni volta che cambia il direttore di filiale di banca sono loro per primi a chiamarci per prendere appuntamento per parlare della gestione dei nostri soldi. Si formano di quelle code pazzesche. Tra un po' bisognerà prendere il numerino come al banco della carne al mercato!

  5. Buongiorno Eireen,

     

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