Controlli di sicurezza – parte 2

…. Dunque vado a prendere i due tizi del post precedente, un lui e una lei. Lui mi colpisce subito perchè è l’emblema stesso della tedeschità, specialmente per quanto riguarda taglio e colore di capelli: biondo stoppa, corti dietro, lunghi sopra, tutti pettinati in avanti sulla fronte. Mai visti un taglio e una piega così in tutta la mia vita. Perlomeno sono molto gentili: sorridono tanto, dicono che capiscono la mia difficoltà e mi rassicurano subito che il mio tedesco, in barba alle mie paure, è ottimo (e ciò mi genera inavariabilmente un’ansia da prestazione pazzesca, per cui mi sento di dover essere all’altezza delle aspettative e così cresce il mio timore di sbagliare; a questo punto m’impappino come una scolaretta allo spettacolino di Natale per i genitori e sono fritta). Li accompagno per i primi tratti, giusto per aiutarli ad orientarsi, evitare di smarrirli così subito e dover chiamare la polizia per il recupero. Gli mollo in mano la piantina, che non era pervenuta, cerco di spiegare loro come devono muoversi, gli dò il mio numero di telefono e sparisco. Dopo mezz’ora mi chiamano per essere guidati nella zona laboratori, che in effetti è parecchio complicata: peccato che nemmeno io la conosca bene, ma almeno provo a essere disponibile e vado. Lungo i corridoi incontriamo un mio collega che per fortuna si offre di prenderli in carico per un po'.  Bene, torno nel mio ufficio e attendo. Attendo, attendo. Nulla succede. Dò per scontato che stia andando tutto bene. Invece qualche ora dopo li reincontro per caso e li vedo affannati e con l’aria affranta. Mi avvicino impietosita e chiedo: “Tutto ok?”. Mi guardano incarogniti: “No, non é tutto ok: la zona laboratori è stata tremenda, non ci si capisce nulla, poi molte porte sono chiuse a chiave e dobbiamo bussare ore per farci aprire, poi ci perdiamo, poi incontriamo qualcuno che ci chiede di controllare la sua cassetta, che però non è segnata sulla piantina – ma che piantina ci avete dato? – e allora non sappiamo come comportarci, poi uno ci ha chiesto di fornirgli del materiale antincendio, glielo dobbiamo dare o no? E poi dove sono i moduli da compilare in caso vi siano feriti, non li abbiamo trovati, dove li tenete, ci sono altri laboratori da controllare, e poi abbiamo tanta fame, dov’é la mensa?”. A quel punto  crollo, contando anche che la scena si svolge in corridoio e tutti gli uffici dei miei colleghi vi si affacciano. Sono su un palcoscenico. Rispondo come posso, mi difendo, ma c’è poco da fare: la situazione è drammatica. A quel punto o mi suicido o faccio qualcosa. Decido di fare qualcosa. Non me ne frega più niente: il mio capo sarà anche in riunione, ma adesso bisogna che venga qua e se li smazzi lui i due tizi. Lui è tedesco, lui è ingegnere per la sicurezza, bisogna che esca dalla meeting room e mi dia una mano, poche palle. Lo chiamo sul cellulare con fare perentorio (quando mi rompo le scatole, me le rompo). In due minuti è lì, snocciola a Gianni e Pinotto un discorso tecnico in tedesco, li rassicura, fornisce loro spiegazioni e direttive, colma le lacune, risponde alle domande. I due si calmano, si rilassano, tornano a sorridere, la giornata prende un’altra piega per tutti. Felici, i nostri amici continuano il loro giro senza problemi e alla fine se ne vanno contenti e stringendomi la mano, con mille salamelecchi accompagnatori. Sollievo. Coronamento della giornata: una mia collega tedesca che ha assistito a tutta la scena in corridoio, viene a dirmi “Bello l’impatto con tutta sta burocrazia tedesca eh?” poi ironizziamo insieme su tutta la situazione, tragica e comica al tempo stesso e ce la ridiamo allegramente. Infine aggiunge: “Davvero complimenti per come te la sei cavata: ti difendevi parecchio bene e comunque il tuo tedesco è fantastico! Praticamente senza accento. Brava”. Ottimo. Missione compiuta.
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4 risposte a “Controlli di sicurezza – parte 2

  1. Dev'essere il periodo dei controlli: sono stati qui due omini a controllare le cassettine, ma quando hanno scoperto che il piu' tedesco fra noi parlava solo svevo si sono dileguati.
    Io in situazioni del genere fingo uno svenimento.

  2. Ciao der Pilger! Quando torno dalle vacanze in Grecia in agosto, mi vado a fare una capatina sul tuo blog. Grazie dell'intervento! 😉 E comunque a fingere lo svenimento ci avevo pensato sai? Mi sa che la prossima volta lo faccio!!! Senza ritegno!

  3. perche' in italia non ci sono le cassette??

  4. Mi sembra di no o perlomeno non sono obbligatorie. Sbaglio?