Vado un attimo a fare la fila!

Una mia amica virtuale che vive a Vienna, ha scritto che, dopo 9 anni all’estero, appena rientra in Italia, si irrita. Beh a me succede già dopo 9 mesi. Sono stata in Italia qualche giorno all’inizio di giugno, approfittando di un ponte: dopo 24 ore ero già incazzata (quando ci vuole, ci vuole) e volevo tornarmene a Monaco. Passi il fatto che arrivando verso Mantova sulla Brennero, si sente già la cappa di calore e di umidità che non ti fa respirare e che se non accendi subito l’aria condizionata, rischi di accasciarti esanime sul volante da un momento all’altro. Sui fattori climatici, poco si può fare, ma il problema è che non ero più abituata. Ho passato cinque giorni a lamentarmi del caldo atroce e dell’umido assassino e venivo guardata come una pazza: “Caldo? Umido? Ma se si sta benissimo!”. Figuriamoci, difatti la Pianura Padana è meta di turismo da  tutto il mondo per il clima secco e ventilato.
Il 2 giugno, festa della repubblica, sono andata dal medico di guardia. Fila. Subito dopo sono passata in farmacia. Fila. Poi arrivata al bancone ho scoperto che l’antibiotico che cercavo era finito (ok, capita). In teoria avrei dovuto andare dalla parte opposta della città per cercarlo. Lascio perdere, andrò il giorno dopo con calma. Poi mi è sovvenuto di andare in pasticceria: fila. E per giunta nella macchinetta che dà i numerini anti-fila, era finito il rotolone dei numerini (scusate, ma non ve ne siete accorti prima e non potevate ordinarlo in tempo? Boh.). Ressa. La gente che scavalcava la fila, s’infilava di soppiatto in posizioni avanzate, faceva la furba fingendo di voler solo guardare le torte-gelato e poi si piantava due posti più avanti, faceva a pugni, faceva lo sgambetto a quello davanti per guadagnare posizioni, commentava a voce alta: “Uh a me quelli che saltano la fila mi danno un fastidio, ma un fastidio….Roba da matti!” alzando il tono a mille per essere sicuri che lo stronzo che li aveva scavalcati li sentisse bene. Ovviamente il personaggio in questione fingeva invece massima indifferenza e si mostrava per contro estremamente interessato ai cannoli siciliani esposti in vetrina. Dopo un’attesa estenuante, ho ottenuto i miei pasticcini e me ne sono andata. Il giorno dopo sono andata a fare spesa nel più grande centro commerciale della regione. Mi sono infilata nel supermercato e dopo qualche minuto ho semtito: “Dlin dlon! Informiamo la gentile clientela che il salvatempo (aggeggio che permette, già mentre si acquista, di autoprodursi lo scontrino della spesa, evitando così la famigerata fila alla cassa) è momentaneamente fuori uso. Ci scusiamo per il disagio.” Disagio? Apocalisse! Panico! Caos! Una massa umana di gente che non poteva più evitare la cassa, si è precipitata contemporaneamente proprio alla cassa, come una mandria di bufali assetati che corre verso il fiume. FILA. Chilometrica, interminabile, scoraggiante. Ho visto diversa gente con due se non tre carrelli stracolmi di merce, occupare svariati metri quadrati della superfice del negozio, creando così un sacco di disagi al traffico e intasando le corsie per minuti e minuti. Ma che ci fai poi con tre carrelli di roba? Ma che siamo in guerra? Ma che ti sei fatto il rifugio anti-atomico fresco fresco e lo devi rifornire? Temi forse una carestia improvvisa, come i biblici sette anni di vacche magre? Fila, fila, fila. Volevo mettermi a piangere, volevo bere per dimenticare, volevo fuggire lontana, ma non potevo abbandonare la mia spesa o avrei dovuto ricominciare tutto da capo altrove. Già mi vedevo a far fuori qualcuno con un’arma impropria acquistata proprio lì (una padella antiaderente, un asse da stiro, un insetticida anti-zanzara tigre), pur di poter passare avanti. Vi assicuro che dominava il caos: la gente si guardava intorno smarrita, vagava per le corsie, non sapeva più che cosa fare, si chiedevano l’un l’altro: “E mo’?”. Tutti, me compresa, si buttavano a caso alle casse: chi con 200 articoli si lanciava verso la cassa veloce, signori che si buttavano nella cassa riservata alle donne incinta approffittando della confusione, vecchiette che nel percorso tra lo scaffale e l’uscita rimanevano uccise. Una tragedia. Sono sopravvissuta, ma a fatica. Alla fine ero a pezzi psicologicamente e fisicamente: ma un po’ di organizzazione no? Mai? Tutto lasciato al caso, con la classica metodologia “Un tanto al braccio”? Ma perchè?
Poi non mi ricordavo più che l’Italia fosse il paese delle file. Fare la fila è uno sport nazionale, praticato quasi quanto il calcio, forse di più. Fila in banca, fila alle poste, fila dal medico, fila all’anagrafe, fila in questura – loro poi sono specializzati – , fila a qualunque sportello. In Italia gran parte della vita si passa in fila. Quante volte ho sentito la tipica frase: “Scusate, oggi esco prima dall’ufficio: vado a fare la fila in comune!”. Noi italiani di organizzarci proprio non ne vogliamo sapere. Ci scoccia. Per noi va bene così: alla fine a fare la fila ci siamo rassegnati e poi può anche essere divertente. Per esempio quando dura particolarmente a lungo, come in segreteria all’università, si possono fare simpatiche conoscenze, che qualche volta si trasformano in amicizie o addirittura in amori. Noi non lo sappiamo, ma quante file sono sfociate in matrimoni e successivamente figli? Forse il problema della natalità in Italia si potrebbe risolvere così, organizzando le file per fasce di eta’ o “categorie”: fila dei single, fila dei separati, fila dei fidanzati ma mica tanto sicuri, fila degli sposati, ma infelici e via dicendo, così da favorire gli incontri tra persone simili e sperare che poi funzioni. Ora provo a proporlo al Dipartimento delle Politiche per la Famiglia. Chissà.

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16 risposte a “Vado un attimo a fare la fila!

  1. Ti segnalo una delle battute più divertenti del film "Hitchhiker's guide to the galaxy":

    "I'm British. I know how to queue".

    Come vedi non siamo i soli ad avere le file chilometriche.

    Però è vero, al supermercato di quartiere qui in Germania non c'è quasi mai fila. Secondo me la maggior parte delle persone va in quelli dei centri commerciali, che sono davvero enormi e anche lì la fila scorre.

  2. Uh Spinoza, è la prima volta che ti sento dire qualcosa di positivo sulla Germania! Ma che succede, ti stai tedeschizzando? 😉
    Comunque mi fai venire in mente un libretto di George Mikes del 1946 intitolato "How to be an Alien", che parla di come uno straniero vede gli inglesi. Mi ricordo un capitolo sulle file e diceva appunto che i British fanno file (ordinate però!!!) per qualunque cosa: alla fine i genitori mettono persino a letto i bimbi facendogli fare la fila ("Children it's time to queue up and go to bed!").

  3. La mia amica virtuale che vive a Vienna mi ha scritto su Feisbuc: "Hehehe! Il mio record per l'incazzatura è stato 15 minuti dall'atterraggio a Fiumicino. Cerco un bankomat e quello mi mangia la crta, non mi da i soldi e nemmeno una ricevuta. Chiamo il numero (a pagamento) stampato vicino al monitor… fuori dall'orario d'ufficio perchè giorno festivo! Giuro che schiumavo di rabbia! "
    Eireen

  4. ciao ti capisco. Io ho vissuto 6 anni bellissimi a monaco di baviera, abitavo a Schwabing, e ora son tornata in Italia per motivi di famiglia. Ho enormi difficoltà a riabituarmi alle file, alla burocrazia etc etc., ma per contro ho ritrovato molta umanità e calore, nn solo climatico, ke avevo perso e dimenticato stando in germania. Complimenti per il blog

  5. Rispondendo alla mia amica virtuale dico che la capisco appieno e che queste cose succedono solo in Italia!!! Anzi, se tutto va liscio, ti domandi come mai e se c'è qualcosa che non va. All'utente anonimo qua sopra dico grazie per i complimenti e concordo con quanto scritto, cioè che in Italia la burocrazia soffoca e demotiva, però che la gente è tanto simpatica e accogliente! Io per il momento scelgo di stare qua e pazienza se la gente è fredda. Poi vediamo che cosa mi porta il futuro (lontano).

  6. Ehhhh, neanche un anno e ti sei gia tedeschizzata….
    Pretendi che le cose funzionino, siano fatte secondo logica e non secondo interesse personale, che ci sia rispetto e onestà….E poi cosa altro vuoi, che il presidente del consiglio faccia il bene del paese? Che il Papa dica qualcosa di sensato su Dio e sul senso della vita? Che non ci si accoltelli allo stadio per qualche partita truccata? Ti sei già scordata Elio e la sua bellisima La terra dei cachi? E' nel nostro DNA…ma poi dico, non me ne vogliano gli amici del sud, tu sei a Modena, in una delle zone più efficienti di Italia. Però, guarda, ti assicuro che per le file non è sempre così. Un eccezione te la posso trovare. Ti garantisco che se vuoi metterti tra le donne che spasimano per me, beh sappi che lì sarai la prima, non troverai fila e nessuna che sgmiterà per prendere il tuo posto 🙂
    Un abbraccio e a presto
    Anonimo (per gli altri, non per te)

    P.S. Chiaramente da italiano e quindi, da clichè, grande latin lover, dopo quello che ho scritto non posso firmare con il nome

  7. Anonimo, sei fantastico, ti adoro: dovresti aprire un tuo blog. Sai che successo!!! Peccato che sono già sposata, senò mi sarei messa in fila alla grande, con pazienza 😉 Un abbraccio E.

  8. Qui a Brema non trovi la ressa nè nel grande centro commerciale (anzi al sabato alle 17 sembra uno scenario post nucleare… 10 persone sparute che si aggirano tra i banchi) nè all'IKEA… ora voglio capire, da cosa dipende? secondo voi i tedeschi fanno meno spesa? la fanno più spesso?

    Lo scorso weekend ero in Italia e ho accompagnato mia mamma al supermercato e nel reparto frutta-verdura dell'Esselunga mi sembrava di stare in un autoscrontro: carrelli da destra, carrelli da sinistra, carrelli nel popò… è stata un'esperienza terribile. Sigh.

  9. Rimango convinta che sia dovuto tutto alla naturale disciplina tipica dei tedeschi e alla loro organizzazione. Mentre gli italiani sono i soliti casinisti e a volte, scusate, ma pure poco civili. Ecco, l'ho detto.

  10. Eirè, "….scusate, poco civili"??
    dillo, forte:
    POCO CIVILI, ripeto, POCO CIVILI!

    E le cartacce a terra?
    e non mettere mai la freccia?
    e trovarsi incollata la macchina che ti segue?
    e la stessa macchina che ti lampeggia?
    e dire "tutto bene?"
    e non saper "fare sistema" (vedi la Thyssen che ci si è comprata a Terni e poi ci rivende)?
    e non dare importanza alla tecnica (vedi il Deutsche Museum equiparato col nulla in italia)?
    e un aeroporto che allo sbarco puzza di cantina (Fiumicino) mentre Monaco.. lasciamo perdere?
    Vogliamo continuare?

  11. Ciao,
    e'la prima volta che leggo questo blog e ti trovo fortissima!!!hai un senso dell'umorismo fantastico!Io che vivo in Canada dopo 4 anni e mezzo di UK ti dico che in effetti la fila non e'nemmeno la cosa che mi fa piu'incavolare in Italia (in UK, nella Greater London, era peggio, decisamente peggio) ma le cartacce, la maleducazione, la burocrazia, la voglia di fare i furbi..Che poi devo tacere perche'qui in Quebec (Montreal), a dire il vero, ho ritrovato alcune caratteristiche italiane che speravo di essermi lasciata alle spalle. Se non altro la burocrazia e'super veloce e la mentalita'canadese, generalmente parlando, moooolto aperta verso gli immigrati. 

  12. Cara "canadese" intanto ti ringrazio dei complimenti, che mi hanno fatto arrossire epoi benvenuta nel blog! Sapessi qaunto ho sognato di trasferirmi in Canada! Per anni ho studiato le procedure di immigrazione e fatto i test, ma ahimè la cosa si é rivelata complicatissima e alla fine ho optato per rimanere in Europa, che trovo comunque il continente più affascinanate, interessante e variegato di tutti. Sulla burocrazia mi trovi d'accordissimo e l'ho sempre inserita nella top ten dei motivi per cui ho lasciato l'Italia. Ci ho anche scritto sopra alcuni post. Adesso che sono In Germania, mi sembra che venga prodotta molta,ma molta meno carta e che sia tutto più agevole. E pensa che i tedeschi si lamentano!!!

  13. Da espatriato in Germania, sono d'accordissimo. Direi però che più che la fila in sè, è una questione di civiltà, educazione e rispetto del prossimo – virtù che nei paesi nordici sono diffusissime, quasi innate. Qui (perlomeno nella regione dove mi trovo), nei supermercati non vengono distribuiti i numeri: non ce n'è bisogno, visto che tutti rispettano il loro turno, e se per caso gli viene il dubbio, ti chiedono se c'eri prima tu. Cosa in Italia impensabile, in una situazione del genere si creerebbe come minimo una rissa. Ci sarà anche più calore umano, ma non tornerei in una nazione dove vige la disorganizzazione, la prevaricazione, il non rispetto per la cosa pubblica (vedi rifiuti gettati per terra anche se c'è l'apposito contenitore nelle vicinanze, ecc…).

  14. Avrei potuto scrivere io stessa ogni parola che hai scritto sopra, anonimo. Io per ora in Italia non ci torno di certo: dopo una settimana impazzirei. Nella vita non si sa mai, ma per ora me ne sto qua.

  15. appleforever

    @Eireen74
    Sono l'anonimo del post precedente, e aggiungo i complimenti al tuo blog – condivido quanto detto dalla canadese, veramente notevole. Siccome mi trovo in un certo qual modo in una situazione analoga alla tua, anche se in un'altra città, ti volevo chiedere se ti posso contattare via email.
    Ciao   

  16. Caro anonimo del post precedente, sulla colonna destra del blog,. in alto, c'é una mini-striscia che dice "Contattami". Se vuoi scrivermi, clicca lì e poi io riceverò un'e-mail. Grazie di tutto (complimenti, commenti…)!