Il cetriolo spagnolo

In Germania si è scatenata la fobia del cetriolo. Dopo l’influenza dei polli, delle mucche, dei maiali, delle galline e non so che altro, adesso siamo passati al mondo vegetale. Proibito mangiare verdure crude o si rischia di beccarsi questa forma potenziata di Escherichia Coli (EHEC) che può anche uccidere. E pare che i colpevoli siano i cetrioli spagnoli importati al nord della Germania. Un quotidiano di Monaco titola oggi in prima pagina “Donna di Monaco lotta per la propria vita nella clinica di Schwabing” (va bene, c’è questo caso, ma quanti sono quelli che hanno mangiato il cetriolo incriminato e stanno benissimo? Di questi non si parla eh? Statisticamente quante probabilità ci sono di baccaersi questo EHEC?); sotto al titolo si legge: “è il primo caso in città!” e “il virus si diffonde”. In terza pagina l’immagine devo dire decisamente ridicola, se non addirittura porno-erotica, di un cetriolone gigantesco con accanto la scritta “Gefährliche Gurken aus Spanien” (cetrioli pericolosi dalla Spagna, ma in tedesco fa più ridere, garantito). Gefährliche Gurken? Per favore. Manco stessimo parlando di un’invasione aliena! Concordo che sia necessario prendere qualche cautela, magari non buttarsi proprio nei supermercati del Nord a comprare qualche verdura iberica e mangiarla cruda e non lavata, ma è proprio necessario spargere il panico in questo modo? Come sempre, gli articoli di giornale sfoggiano toni allarmistici e da terza guerra mondiale, come se la catastrofe generale fosse imminente e mezza Monaco fosse morente in un letto d’ospedale. Diffondere informazione è una cosa; diffondere paura ben un’altra. Eppure ogni volta che si sparge una nuova malattia proveniente da lontano, sconosciuta, potenzialmente letale (ma in quale percentuale, poi?), si assiste alle stesse scene, alle stesse esagerazioni, alle stesse reazioni da parte dei media e della popolazione. Certo i giornali vendono di più se descrivono le notizie con un determinato taglio. E certo alle solite industrie farmaceutiche non dispiace che la gente spaventata corra in farmacia per accaparrarsi rimedi preventivi, antidoti, vaccini, unguenti e intrugli spacciati per salva-vita. Ancora il vaccino anti-cetriolo non è arrivato, ma stiamo a vedere…? Eppure quanta gente muore ogni giorno nel mondo per ben altre malattie, di cui magari neanche si parla; quanto vanno in paesi stranieri e tornano indietro con qualche virus strano e sono capaci pure di rimetterci le penne? Ma forse qua il punto sta nel fatto che il pericolo si cela dentro ad animali o verdure (il prossimo passo sospetto che saranno i sassi) che solitamente sono nostri compagni quotidiani: pensate ai simpatici polli o alle tenere mucche, trasformati improvvisamente anni fa in pericolosi killer. E la gente, pur sapendo che il pericolo si correva solo, che ne so, coi polli del Giappone nord-occidentale, solo se ancora vivi e infetti o mangiati crudi e solo se tu stesso eri già indebolito fisicamente, non si fidava più e non comprava più neanche mezza ala di pollo garantito italianissimo e di produzione industriale, quindi ultra-controllato. E già che c’erano, non compravano neppure il coniglio, va là. Non si sa mai che un pollo e un coniglio in Australia non abbiano fatto amicizia e si siano trasmessi il virus, che poi è arrivato qua tramite un turista che passava da Sydney. Come avrete capito, io non sono particolarmente preoccupata di queste malattie “di grido”, di questi contagi globalizzati, di questi virus stronzi e internazionalizzati. Prendo le mie precauzioni con calma e poi sto a vedere; sono piuttosto fatalista e credo che se nel mio destino da qualche parte ci sia scritta una malattia, allora me la beccherò a dispetto dei miei tentativi per evitarla. E se invece non c’è, non c’è e posso stare tranquilla. Avete presente la leggenda di Samarcanda?
Non so come la pensate voi, come vivete rispetto all’idea di ammalarvi, se vi fate influenzare dai media e dalla paura diffusa di queste malattie globalizzate, se siete ipocondriaci e credete di avere tutto e quindi il cetriolo ucciderà anche voi oppure se siete tra i fortunati che non si ammalano mai e quindi chissenefrega dell'influenza dei polli e della mucca pazza? Come reagite davanti a minacce sconosciute e davanti all'idea di qualcosa di incontrollabile che può farvi male? Raccontate, condividete, ditemi…

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6 risposte a “Il cetriolo spagnolo

  1. Ciao! Ho scoperto da poco il tuo blog (e quello di Spinoza… il cui spirito critico verso la Germania qualche volta condivido in pieno!!!)! Io vivo a Brema da febbraio… sì Brema, hai letto bene, nel cuore dell'area dove il cetriolo assassino sta mietendo vittime…

    beh, ti dirò che qui non se la caccia nessuno se non gli italiani, e infatti quando in farmacia ho chiesto l'amuchina o uno suo parente stretto la farmacista mi ha guardato come se fossi appena atterrata da Marte!!! "Non ce n'è bisogno, la verdura viene lavata accuratamente all'origine" io ho alzato un sopracciglio esprimento tutta la mia perplessità e lei ha aggiunto "beh a parte in questi casi che hanno portato l'infezione" ah beh, ora sto tranquilla!

    Comunque l'ortaggio che avevo in frigo rispondeva in pieno all'identikit del killer: cetriolo, biologico, di provenienza spagnola.
    E nel dubbio, è finito nel cestino…

    Alessandra

  2. Ciao Alessandra che vive a Brema, piacere di conoscerti e benvenuta nel blog! Allora è proprio vero che siamo noi italiani in particolare che siamo fobici per queste cose!? Sarà perchè ci piace drammatizzare, esagerare, fare i commedianti aggrappati alla tenda e con la mano sulla fronte, disperati e in lacrime? A noi piace teatralizzare, c'é poco da fare. Comunque mi ha fatto ridere la reazione della farmacista alla richiesta di Amuchina!! Roba da matti. Comunque hai fatto benissimo a buttare il cetriolo: non si sa mai 🙂

  3. Giusto per confermare… sono appena tornata dall'Hofbrau Haus (ce l'abbiamo anche qui!) e lì tutti si mangiavano l'insalatina di contorno senza battere un ciglio. Io l'ho rispedita al mittente, ma in realtà il motivo principale è che sono allergica alle carote crude… in ogni caso il cetriolazzo se la rideva sornione!
    🙂

  4. Alessandra, cliccando sulla casetta nel tuo commento, ho scoperto il tuo blog! Ho provato a postare commenti, ma ci deve essere un problema tecnico, perchè non funziona. Intanto ho messo il link qua di fianco, nella colonna di destra.
    Ah e ho letto quella dei supermercati aperti fino alle 22 o mezzanotte o semivuoti il sabato pomeriggio. Qua non succede proprio: è fantascienza. I supermercati chiudono alle 20 ed è giá considerato che fanno le ore piccole e al sabato pomeriggio  sono bombati.
    Forse è proprio vero che, come hai scritto, la Baviera non è Germania, mah!

  5. Ciao Eileen e grazie per la segnalazione… vado subito a controllare se c'è qualcosa che non va sul mio blog (in realtà blogger ogni tanto da problemi)!

    🙂

    Sì, decisamente il Sud e il Nord della Germania sono due mondi molto diversi… io grazie alla Bavierami ero presa una cotta paurosa per questo paese e per questa cultura e diciamo che quassù ogni tanto l'amore vacilla!

    O forse sono ormai vecchia e non è più tempo di passioni travolgenti

  6. ora dovrebbe essere possibile commentare!

    sugli orari dei supermercati mi sono molto stupita anche io, mi ricordavo il modello svizzero e le chiusure prestissimo, e invece no!