Ma il cliente ha sempre ragione?

Finora ho constatato che, per i tedeschi, il cliente non ha esattamente sempre ragione. Mi spiego meglio: in Italia siamo abituati a considerare il cliente stesso come un re. Dopotutto, compra la nostra merce o paga per i nostri servizi. Ne consegue che, se non fosse per lui, noi non avremmo di che vivere e la nostra attività dovrebbe chiudere. Il cliente è fonte di reddito e ha in mano un potere straordinario: quello di toglierci il pane di bocca, se sceglie di non comprare più da noi. Perciò, in generale, cerchiamo di trattarlo al meglio, di corteggiarlo, di andargli incontro e di essere a sua disposizione completa, affinché acquisti e non solo: ci auguriamo che torni presto, che parli bene di noi agli amici e insomma che diventi un nostro sostenitore. Chiaro, ci sono le eccezioni, ma la mentalità di base è questa. Per questo a volte i commercianti, pur di vendere, arrivano a sfiorare la soglia dell’inganno o ad oltrepassarla senza dignità.

  • Signora, le sta benissimo questo taierino. È proprio il suo colore, sa?
  • Veramente il fucsia mi fa pallida.
  • Ma no, basta un po’ di fard sulle guance. Oppure ce l’ho anche in verde pisello, che quest’anno va tantissimo.
  • Mi sembra largo in vita.
  • Abbiamo delle cinturine che sono una meraviglia. Guardi questa. Perfetto, adesso sembra tagliato su di lei (in realtà noi sembriamo chiaramente un sacco di patate con quel capo addosso).

Pur di essere diplomatici, e quindi non offenderci, poi, i proprietari dei negozi o le commesse, farebbero di tutto. Quante volte, entrando in una boutique con un bimbo che immediatamente si scatena e inizia a correre tra gli scaffali, a toccare tutto, ad arrampicarsi sulle pareti, a correre dentro e fuori dai camerini, abbiamo sentito la magica frase: “Attenzione signora che si fa male!”? E noi: “Sì e più che altro distrugge tutto.” E la commessa, imperterrita e falsissima: “No, no, lo dico per lui, sa?”. Certo, certo. In conclusione il messaggio è che il cliente è una risorsa preziosa e va curato e fatto sentire a proprio agio. Cosa che, in generale, non sembra preoccupare i tedeschi. Se il cliente scoccia, non esitano a farglielo capire chiaramente. Esempi a caso tratti dalla mia esperienza diretta.

Al baracchino che vende le piadine fuori dal mio luogo di lavoro:
 

  • Vorrei una piadina pomodoro e prosciuttto.
  • Ok, gliela preparo […] Eccola. E lei che cosa desidera.
  • Anche per me pomodoro e prosciutto, grazie.
  • Ah e non potevi dirmelo prima, così le preparavo insieme? Adesso mi tocca perdere tempo. Un po’ di zuppa, non interessa?
  • No, grazie, magari un’altra volta.
  • Uffa con sta zuppa. D’estate tutti me la chiedono e io non ce l’ho! D’inverno quando ce l’ho, nessuno la vuole e mi tocca ogni volta buttarla via. Ma possibile?

Al bambino bionico che circolava tra le lampade esposte in un negozio, la commessa non ha esitato a dire: “Non si può, bimbo, vieni via che si rompe tutto!”. Ricordo un’altra volta in un negozio di mobili, quando ho chiesto allo sportello informazioni delucidazioni generiche sui prezzi di consegna e montaggio. Risposta: “Signora, che ne so io? Ho bisogno di dati più precisi. Vada a chiedere agli addetti ai reparti. Io le posso solo fare un esempio, vede qua questo foglio?” e io: “Ah magari me ne può lasciare una copia, per favore?”. Come scordare la sua alzata d’occhi, lo sbuffo e il modo in cui mi ha sbattuto il foglio sul bancone? Per non parlare del giorno in cui all’aeroporto di Monaco una delle mie sorelle ha avuto problemi col suo volo di ritorno a Londra e, nel cercare aiuto dal personale di terra si è sentita nell’ordine ignorata, trascurata, trattata a pesci in faccia, insultata, offesa e maltrattata da un intero team di hostess! Certo non posso fare a meno di menzionare però che, sempre qui, ho avuto esperienza del tutto opposte. Tipo un simpaticissimo e gioviale venditore di camere da letto che, per la sua enorme disponibilità, poco ci è mancato che si stendesse a tappetino ai nostri piedi, dicendo: “Se lo scendiletto per voi costa troppo, posso supplire io, venendo comodamente a casa vostra e stendendomi sul pavimento come sto facendo or ora!”. Forse perché la posta in gioco era alta?. O le commesse del centro, che praticamente non fai in tempo a mettere piede in negozio e a guardare di straforo un paio di scarpe, che già ti piombano addosso con un sorriso implacabile e ti dicono: “Posso aiutarla? Ha visto qualcosa? Tutto ok? Che numero porta? Queste ci sono anche in versione estiva, eh!”. Tanto che alla fine, pur di evitarle, guardi gli articoli che t’interessano dalla strada e poi fuggi immediatamente, dal terrore che varchino la soglia del negozio per appiopparti qualcosa. Alcune domande su questo tema mi tormentano. Anche in un caso come quello delle scarpe qui sopra, che sia perché in centro a Monaco per ogni vendita, le commesse beccano commissioni stratosferiche? Forse le piadine e le linee aeree low-cost, come nel caso della sorella, non fanno guadagnare altrettanto bene? Che sia questa la discriminante? Maltrattamenti così succedono solo a Monaco o anche nel resto della Germania? E altrove? C’è qualcuno che ha un’idea in merito? Qualche expatriate come me che può portare la sua testimonianza? Vi prego aiutatemi a capire o rischio di non dormire più la notte dal dubbio!
 

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23 risposte a “Ma il cliente ha sempre ragione?

  1. L'altro giorno sono rimasta orrorificata perchè dentro ad un negozio non smettevano di ripetere "uh come stai bene e poi tu che sei alta e magra", "uh, così fine, poi col colore dei tuoi occhi.."…Ecco questo è un tipico esempio del trattamento cortese sdolcinato molto diffuso, ma c'è anche l'estremo opposto di quelle che mandando un sms senza nemmeno guardarti dicono "se ha bisogno chieda pure eh.."e intanto se gli muori davanti nemmeno ti vedono.
    In Germania devo dire che ho notato anche io che la gentilezza c'è, è estrema, ti spiegano anche i minimi dettagli, ma se superi la soglia della decenza (che non si sa quale è )sbottano e ti trattano malizzimo…
    In una farmacia in centro a Monaco ho chiesto di comprare un termometro, elettronico,che pensavo fosse facile da usare e invece era complicatissimo, io ho chiesto ceh mi spiegassero bene come funzionava e poi di provarlo (volevo essere sicura di non buttare i soldi), poi vedendo che era complicato ho detto che preferivo quello normale…risposta "beh io l'ho aperto perchè pensavo l'avreste comprato, adesso non lo posso piu' vendere così e quindi ve lo comprate"…ma ti pare!?!?!??!Concordo in pieno che quando gli si chiude la vena del cervello i tedeschi non ci vedono piu'!!!

    Baci
    Elisa

  2. Cara Eireen Io vivo a Londra e li' ti trattano malissimo, sempre e comunque, non c'e' nulla da fare. Al punto che non chiedi piu' informazioni o fai domande a quelli che dovrebbero essere li' per aiutari per paura che ti mangino la faccia. Cerco sempre di fare tutto da sola e di non chiedere mai assolutamente aiuto o un consiglio. Poi comunque davvero nessuno ha tempo per te. Sinceramente li' se non comrpi tu c'e' un' altra marea di gente disposta a comprare…quindi il discorso che il cliente e' prezioso….non funziona proprio. Li' ti vogliono fregare tutti: ti vogliono fare pagare tantissimo e darti sempre pochissimo… Devo dire che a forza di trattate male nel corso degli anni son diventata difensiva, cioe' mi presento gia' con l'ascia di guerra ben affilata e pronta all' uso….e' terribile ma e cosi'…..

    OK saluti da Londra, Arianna!

  3. Nel paese del nord Italia da dove vengo, come di ci tu, si', ti trattano bene pero' se non compri si scocciano parecchio e te lo fanno capire bene.

    In Australia invece, dove vivo ora, il cliente non e' il re' ma bensi' un Dio, al punto tale che diventa eccessivo e fastidiosissimo. Gli australiani sono  orgogliosissimi del loro"Customer service". Quando si entra in un qualsiasi negozio, fast food, vestiti, tabaccheria scatta regolare la domanda "come' andata la tua giornata?" oppure " cosa hai fatto ieri sera?" e lo vogliono sapere davvero e devi raccontare tutto per bene nei minimi particolari se no poi fanno piu' domande. Io in particolare ho un accento straniero quindi mi sottpongono sempre a domande sulla mia provenieza e spesso mi ritrovo a parlare per esteso della mia famiglia, quando in verita' io voglio solo il mio panino e scappare  a gambe levate. Quando salgo sull'autobus l'autista mi saluta (saluta tutti), se puo' cerca di darmi informazioni/direzioni che io non ho chiesto, poi ho anche notato che quando la gente scende dall'autobus spesso ringrazia l'autista.
    Insomma in qualsiasi attivita' commerciale nella quale si entri in Australia bisogna essere preparati a parlare di se stessi. Io quindi mi sono rasseganta a guardare le vetrine dalla strada, (ma non troppo vicino se no la commessa viene fuori e mi invita ad entrare) scannerizzo con cura tutto il negozio e solo nell'eventualita' ci sia qualcosa che davvero mi possa interessare, faccio un respiro profondo, attacco col sorriso finto ed entro nel negozio pronta  a raccontare come il dottore mi abbia chiesto di fare gli esami del sangue quel pomeriggio!

    Evviva il mene freghismo inglese (ho vissuto 10 anni in Inghilterra)!

  4. Grazie a tutti degli approfonditi contributi! Come sospettavo, la differenza sta nel nord e nel sud. Sarà un luogo comune, sarà vero solo in parte, ma alla fine le cose stanno in poco posto: estremizzando direi al nord freddezza e al sud calore… Esagero? Banalizzo?
    Mi soprende invece l'Australia, essendo gli australiani di discendenza british. Mi sembra facciano come gli americani. Mi ricordo secoli fa, quando lavoravo in aeroporto, che tutti eravamo terrorizzati dagli americani al check-in. Pretendono che tutto sia perfetto, di essere serviti e riveriti, che si accontenti ogni loro richiesta bizzarra, che ci si stenda ai loro piedi. E se non lo fai, s'incavolano come delle belve, protestando e urlando senza diginità!

  5. Prima o poi dovrò parlare dei locali di Monaco in cui non ti fanno prenotare se sentono al telefono l'accento italiano…

  6. Oh santiddio Spinoza, no!!! Non mi dire così bitte! Vuoi forse dire che io mi salvo solo perchè ho un cognome tedesco e quando prenoto uso quello? No, dai, per favore no! 😦

  7. E' successo a me e alla mia compagnia martedì scorso "mi spiace ma non riserviamo i tavoli quando c'è la partita in tv", salvo arrivare e vedere una marea di tavoli con la scritta "reserviert". E i miei amici, che abitano qui da più tempo, mi dicono che non è assolutamente la prima volta che capita.

  8. Guarda, io ho cmnque notato questo.. che dipende proprio dalle persone.
    Io ho avuto problemi anche qua in Italia con commessi maleducati che tirava il culo a loro anche solo darti un'informazione..vedi da Abercrombie a Milano, tutti leccati pettinati fisicati e poi con una faccia da culo che lascia trasparire anche maleducazione.
    Il mio ricordo in Inghilterra è che non erano campioni di gentilezza ma come per tutto poi. Se c'è qke inglese che legge.. mi dispiace.. 🙂
    Mentre ad Amsterdam, dove ho passato gli ultimi 6 mesi, mi sembravano abbastanza diffidenti all'inizio ma con il crescere del tuo interesse la gentilezza aumentava. E poi se ti vedevano ritornare erano sempre molto contenti. Secondo la mia modesta opinione cmnque, tutto ruota intorno alla persona, non tanto alla cultura di un paese.

    Pesante.

  9. Caro Pesante, grazie per la tua interessante carrellata sui diversi paesi europei. Forse non hai torto e si sa che le generalizzazioni sono sempre rischiose. In effetti è vero che ci sono i casi singoli e le eccezioni. Ma non si può neanche negare che ci siano atteggiamenti generali che appartengono ad un popolo o ad una cultura. Sorry, ma ad esempio che gli inglesi non siano proprio gentilissimi, un po' è vero. Poi, chiaro, nei negozi (e non solo) trovi l'inglese ultra-disponibile, trovi l'italiano stronzo. L'esempio di Abercrombie è illuminante: io mi ricordo una  volta in un mega albergo di lusso a Roma (pagato dalla ditta, non certo da me!), dove mi trattarono con sufficienza e schifo solo perchè non avevo la carta di credito per pagare. Dissi: "Posso usare il bancomat?", io povera plebea. La risposta fu "Il nostro lettore non li legge, spiacente" con un'aria snob da fare schifo. Stesso discorso una volta che entrai da Guess per comprare una borsa: trattamento orrido e maleducato, una specie di distacco compiacente del commesso nei miei confornti che mi diede davvero fastidio.

  10. LAustralia, in particolare Sydney, e'  molto americanizzata. Comunque sono stata in negozi a New York, in ristoranti, bar etc…. Vi posso assicurare che l'Australia e 1000 volte peggio.
    Io finisco di lavorare presto, intorno  lle 4 e quando vado nei negozi dopo lavoro, puntulae come la morte , tutti mi fanno la domanda "Finito presto oggi?" e io " Ma veramente io finisco tutti giorni presto etc…". Pero' l'altro giorno ,la commessa, alle 4.30 del pomeriggio, dopo avermi detto che si ricordava di me e di come quel vestito mi stesse benissimo mi anche detto" sei in pausa pranzo?"…. Che ridere io non ho detto niente, ma questo vuol dire che sono in automatico e si era solo inceppata con la routine!

  11. Allora aggiungo anche queste due esperienze pero' in qualita' di turista.
    Sud Africa: Come a Sydney. Per me troppo. Tutti TROPPO gentili, fino al punto di sentirtiti soffocata/o. Fin al punto che mi ritrovo a pensare 1)Impiccione 2) Mi lasci vivere per favore?
    Una volta ero in questo ristorante dove ovviamente il cameriere ci stava interrogando sulla nostra giornata e gli abbiamo detto che dopo cena andavamo al cinema. Non l' avessimo mai fatto. Il cameriere ha attaccato con la 'review' di tutti i film che aveva visto ultimamente piu' alla fine e' ritornato con il giornale aperto alla sezione cinema. Io volevo solo mangiare in pace e passare tempo con la persona con cui ero a cena, non a parlare con uno sconusciuto a cui lo so che non importa nulla della mia vita.
    Si insomma anche li' bisogna stare sulla difensiva, cioe' essere ermetici.
    Al ristorante io mi aspetto competenza sul cibo/bevande servite e un buon servizio, ovvero le posate giuste, i piatti cambiati per tempo etc…i sorrisi di plastica e la invadenza poi no.
    In America son stata solo a NYC e solo una volta. Li' pure andare a mangiare fuori e' una tortura dal quel punto vista. Sorriso durbans contrattuale e anche li vogliono sapere tutto di te, si intromettono, ti danno pareri, consigli….ma chi te l'ha chiesto? Mi lasci  mandare giu' il boccone in santa pace? Li lo fanno per la mancia….e forse anche perche', almeno a mio parere, gli Americani son un po' troppo  'friendly', io direi falsi….
    Poi son stata pure a Sydney e' ho potuto verificare quello di cui scritto sopra.
    Commesse che pur di vendere farebbero di tutto. Ho provato sto vestito, mi stava male, non era della mia taglia e lo provavo solo per passarmi del tempo perche' comunque costava una pazzia. Quando son uscita dal camerino, rivestita, la commessa subito mi ha chiesto se mi era piaciuto o meno e a risposta negativa mi ha detto 1) non te l' ho nemmeno visto indosso 2) ma cosa era che non ti piaceva? La lunghezza? Lo accorciamo sai?
    Si insomma e' anche piacevole perche' quello dovrebbe essere il mestiere della commessa…. questo e' servizio…altro che le commesse sfacciate che stanno li' per bellezza e comunque son troppo prese dal loro cellulare…pero' a volte anche troppo intenso e soffocante.
    Bacio Arianna!

  12. Scusami, eh ma mi vuoi proprio solleticare da modenese che dice a tutti complimenti???
    Lo sai che io mento a tutti spudoratamente dicendo a tutti i bimbi, le donne, gli anziani, gli uomini del mondo che sono bellissSSIMI…
    Quindi per la Germania sarebbe un trauma. Non mi ricordo più a Berlino come mi trattavano, so solo che se aprivo bocca in tedesco mi chiedevano di parlare in inglese….
    Carini eh??
    E comunque io ho deciso: vado a fare un corso di de-modenissazione dal tuo piadinario. mi insegnerà a essere cattiva e spigolosa e antipatica a tutti i costi?
    Chiediglielo e fammi sapere per favore…
    Nancy donne che era in carriera

  13. In Giappone il cliente è Dio, ma non si raggiunge l'invadenza degli altri posti qui rappresentati. I camerieri al ristorante fanno il loro lavoro, e non parlano con gli avventori se non interpellati.

    La cosa più bella l'ho vista in un negozio di elettronica nella centralissima Shinjuku, Tokyo: aspettavamo l'apertura alle 10 di mattina fuori dalla porta. Alla 10 e zerozero aprono le porte, si srotola il tappeto rosso e tutti in 40 dipendenti del negozio in fila, a destra e sinistra del tappeto rosso, in un profondissimo inchino. Viene naturale a quel punto ricambiare l'inchino, ma un ragazzo giapponese che era con me mi ha detto che non si fa: in quel momento il loro ruolo sociale è quello di servire e il tuo quello di essere servito, quindi sono loro a doversi inchinare a te.

  14. Arianna, grazie di questo tuo commento articolato e simpatico sul Sudafrica, gli USA e l'Australia: 3 continenti in un colpo solo! Concordo che l'eccesso di gentilezza sia assolutamente intollerabile e fastidioso, così come l'eccesso di maleducazione. La famosa via di mezzo sarebbe l'ideale.
    Nancy, ho capito tutto: se fossi tu la commessa, da buona modenese, riusciresti a vendermi di tutto, dicendomi sempre che sto benissimo, che sono una meraviglia, che quell'abito sembra pensato su di me etc…etc…
    Spinoza, strepitoso il tuo flash sul Giappone. Mi fa pensare alle Geishe, donne al servizio completo dell'uomo. Mi sa che la mentalità del servizio in Giappone domina!

  15. mi sono scordata di raccontare di quella volta che a Sydney la commessa ha aperto la porta del camerino nel quale, per fortuna, mi ero appena finita di cambiare.Nessun tipo di preavviso, semplicemente a un certo punto si e' aperta la porta… Ma scherziamo?????? Lei con un sorrisone, io troppo sotto shock per potere aprire la bocca…ovviamente sono scappata!

  16. Perché sei ferma al 4 maggio? Cosa è successo??
    Blocco dello scrittore?

  17. Esaurimento nervoso!!!

  18. volevo aggiungere che da poco sono rientrate dalla vacanza in alto adige (weekend piu' che altro) e sono rimasta sconvolta, perchè i tedeschi (c'erano solo tedeschi in hotel) sono veramente "impiccioni".
    Non facevo in tempo a mettere piede nella zona piscina/benessere che subito una "krukka" mi indicava quali zone potevo usare, se c'era la doccia calda, come funzionava il massaggio per i piedi e dove potevo trovare la tavoletta per il nuoto.
    Io all'inizio li guardavo stupita, pensavo di essere io un caso sociale, forse gli faccio pena pensavo; solo dopo ho capito che invece i tedeschi non si tengono niente per sè, sono veramente spietati, si sentono sempre chiamati in causa a dirti cosa devi o non devi fare.
    Questo lo ricolelgo a questo post perchè anche nel caso delle zuppe o della piadina, il tedesco si sente di dirti tutto, anche quello che un italiano per gentilezza non direbbe mai….
    che poi questo ha anche il suo bello, cioè se uno è maleducato il tedesco non esita a dirti che "così non si fa" o darti una bella strigliata e questo aiuta la società in generale, però a volte dal punto di vista italiano, sono un po' esagerati…

  19. Mah, i tedeschi in realtá, per la mia impressione, sono tutto fuorchè impiccioni. Nel senso che sono sì invadenti per quanto riguarda il rapporto cliente/venditore (come ho spiegato, appena metti piedie in un negpzio ti zompano addosso per chiederti che cosa desideri, se possono aiutarti etc..); ma per il resto, su cose più personali, sono chiusissimi.
    Per quanto riguarda l'essere molto presenti , si può prenderlo anche come "servizievolezza". Certe volte è troppo, altre volte non è male; nel tuo caso, per esempio, se non te l'avessero detto, magari ti saresti aggirata per la zona benessere in cerca della tavoletta per il nuoto come una disperata…

  20. la mia esperienza in inghilterra, Londra, ci sono stata vaire volte negli ultimi quattro anni: sono sempre stata trattata con gentilezza al punto giusto

    Madrid, soggiorno di 5 giorni: orribile, commessi come camerieri l'70 per cento delle volte non ti guardano neppure o ti guardano male, sono proprio maleducati, con la faccia triste e tesa, cattiva. per foruna c'é un 30 per cento che é gentile al punto giusto

    Belgio; ci vivo da 4 anni.
    il 70 per cento della volte le commesse o i venditori in generale sono cordiali ma di una falsita' rivoltante. ti fanno un sorriso falso che mi viene da vomitare e poi con la loro vocetta insopportabile di 'bonjour' 'au revoir' che si potrebbe benissimo tradurre come : 'ma ti decidi a sloggiare?? ooohhh finalmente te ne vai!!' sisiis hanno una voce cosi' falsa che risulta chiarissima alla fine. a loro non piace servire, punto.  io a chiao cordialita' obbligata e falsa.
    poi ci sono i casi piu' eclatanti.
    commessi totalmente incompetenti che non sanno o non hanno voglia di consigliarti, con l'espressione di una persona alla quale si sta facendo perdere tempo. venditrici che ti gridano con voce cattivissima, quanod le abbiamo chiesto se aveva dei panini con i gamberetti, che"'qui' non ci sono i gamberetti!" e vi dico solo che stavamo al mare, nelle fiandre, dove i gamberetti te li lanciano praticamente addosso.
    o ancora alla posta io chiedo se mi si poteva dare una busta delle lettere, la donna dello sportello mi indica un posto dietro di me dove si vendevano dei pacchi di buste per letteren io le dico che ne volevo solo una (e non un pacco intero) e lei mi fa, sgarbatissima: "vuoi che la scrivi al posto tuo questa lettera??"
    non dico che preferisco la gentilezza esagerata degli italiani o il servizio dei giapponesi con tanto di inchino, ma la maleducazione, questa no!

    by sherly

  21. Cara Sherly, anche a te grazie della magnifica carrellata sui diversi usi e costumi europei. Pensa che l'altro giorno parlavo con una mia collega tedesca che si lamentava della maleducazione dei bavaresi e concordava che nei negozi ti trattano a pesci in faccia. Ma com'è possibile non capire che il cliente è la fonte del reddito e va trattato bene (oltre all'aspetto umano, ovvio!). Misteri…differenze culturali insanabili…

  22. Ho appena scoperto il tuo blog: complimenti!
    I tuoi ritratti di vita monacense li ho letti tutti d'un fiato: una decina di giorni a combattere con le zanzare incarognite della "bassa" bolognese  e poi potrò gustarmi la la mia Monaco ancora una volta. Peccato sia solo per una settimana!

    Purtroppo una delle attività preferite di molti monacensi è proprio il "granteln": brontolano, brontolano, brontolano.
    Ricordo una cameriera, non più ventenne, di un locale in Schellingstrasse (Atzinger, quando era ancora una Kneipe scalcagnata per studenti spiantati): talmente scortese da mettermi in soggezione! Una volta ci trattò malissimo perchè io e il marito avevamo osato cambiare tavolo prima di ricevere le nostre birre. Mi sono sempre meravigliata di come facesse a mantenere il suo posto di lavoro: qui in Italia non sarebbe durata tre ore…

    Buona serata!
    Manu.

  23. Manu, anche a te grazie dei complimenti! Scrivo il blog dettata dalla passione per la scrittura e per la cittá in cui vivo! Solo a leggere delle zanzare incarognite, mi sono venuti i brividi e mi sono tornate alla mente le immagini delle mie estati padane. Bellissime per certi versi, ma anche fastidiosissime, tra umido e (appunto) zanzare.
    Per quanto riguarda il "granteln", posso dire la mia? Credo sia l'attivitá preferita non solo dei monacensi, ma di tutti gli esseri umani. Non ho conosciuto nessuno in vita mia (me compresa) che non si lamentasse di qualcosa, persino le persone che in apparenza sembrerebbero avere tutto. A Monaco la qualità della vita é piuttosto alta, eppure…
    Infine quello che racconti: conferma la leggenda della maleducazione delle commesse(i) e camerieri bavaresi (sempre generalizzando!). Ahimè temo che la città perfetta non esista. Sigh 🙂