Mondi

Sabato pomeriggio, uscita di famiglia. Il marito supersonico ha ricevuto un invito per partecipare al ritrovo di suoi connazionali africani qui a Monaco. Dopo le necessarie e rituali preparazioni (“Bambino bionico, vieni qui, vestiti che andiamo a fare un giro da amici di papà.” “NO! Io non mi vesto, sto comodo in pigiama” “Dai, sù…” “Ho detto che non mi va.” “Dai che prendiamo la metropolitana.” “Sììììì!!! Arrivooo.” “Abbiamo tutto? Chiavi della macchina, da bere per il b.b., l’indirizzo l’hai preso? Dai che vien tardi.”), ci avviamo per raggiungere il luogo di ritrovo, che scopriremo poi essere una sorta di casa delle culture, un punto d’incontro per stranieri e non, un luogo non-luogo per tutti e per nessuno. Chi l’avrebbe detto che a Monaco esiste un posto così? Sono affascinata: fuori la capitale bavarese, pulita, ordinata, tranquilla, rigorosa; dentro il mondo: mille colori, mille costumi diversi, mille facce, mille etnie, calore, allegria, confusione, accoglienza. Ci viene a prendere Oumar, con un sorriso enorme, e ci conduce alla stanza dove si tiene il ritrovo. Entro e mi sento subito a casa: vedo le facce degli africani, osservo i loro tipici abiti coloratissimi, sento il loro francese ormai familiare (non lo parlo, ma lo capisco), rispondo ai tipici saluti (Salut, mon frère. Ça va?), ascolto i modi di dire che ritornano, riconosco il loro modo di fare e la loro musica. Eccomi di nuovo a casa. Passano le donne a offrire da mangiare e da bere: danke, merci, ottimo, grazie! Sapori conosciuti e rassicuranti. Allo stesso tempo mi sento strana: sono abituata a parlare italiano con gli amici di mio marito e all’improvviso mi ritrovo in un mondo, dove devo comunicare in tedesco con queste persone. Lo parlano tutti benissimo, mi fa effetto. Poi entra una donna tedesca, con in braccio un neonato minuscolo, probabilmente figlio di uno dei ragazzi del gruppo. Un uomo lo prende in braccio, lo avvicina al viso e inizia a sussurrargli parole sul faccino. “Sta pregando.”, mi dice mio marito. Sono ipnotizzata. Facciamo due chiacchiere, ci guardiamo intorno, iniziamo ad ambientarci. È tutto straordinario, ma purtroppo dobbiamo andare. “Au revoir, à la prochaine ! Tschüß, danke, bis bald!”
Ci reimmergiamo nel mondo occidentale, torniamo a prendere la metro. I treni sono stracolmi, vediamo passare gruppi di ragazzi, alcuni ubriachi, altri coi caratteristici costumi bavaresi, il Dirndl e i Lederhosen. Tutta questa confusione è per il Frühlingsfest, una specie di Oktoberfest di primavera. Non posso fare a meno di tornare col pensiero a settembre dell’anno scorso. Appena arrivata a Monaco, un po’ persa, sotto choc per il cambiamento, ricevo l’invito di Inge, una collega tedesca, per andare insieme a lei e a suoi amici alla parata di apertura dell’Oktoberfest. Come rifiutare un’occasione così? Ci ritroviamo la mattina in Goetheplatz; lei, sul lavoro così rigorosa, mi sorprende facendosi trovare col costume bavarese: la scopro ironica, simpaticissima. I suoi amici una deliziosa coppia tedesca con una bimba di 2-3 anni. Ci immergiamo nella confusione e nella folla, cercando un buco libero per assistere alla sfilata. Carri simili ai nostri carnevaleschi, gente ovunque, grida, sole, allegria,festa, saluti dai carri verso la folla e viceversa. Poi la passeggiata sul Theresienwiese, il luogo dove si trovano le tende sotto le quali si beve e si festeggia. Inge mi spiega l’origine della festa, il senso della tradizione, mi guida nei luoghi più interessanti, mi fa da Cicerone. Ho un ricordo bellissimo di quella giornata, della cena vietnamita che ne è seguita, della conversazione iniziata in inglese e finita in tedesco, dell’accoglienza di quelle persone nei miei confronti.

Due mondi: Africa e Germania. In modi diversi, sento di far parte di entrambi, così lontani geograficamente e culturalmente, eppure dentro di me vicini. Mi sento onorata di avere questo privilegio, di avere contatti con questi due pianeti lontani (ma lo sono poi veramente?). Torniamo a casa, tutti a letto e io ancora una volta so di avere qualcosa per cui ringraziare.
 

 

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7 risposte a “Mondi

  1. Bel post, mi ricorda di quando ero appena arrivata in Inghilterra…

  2. Ti sento in forma oggi e ne sono felice.. chi sono? VOTA! 🙂

  3. Complimenti,. Bellissimo.
    Ve vojo bene.

  4. Grazie a tutti, anche io VVB! Sì oggi sono in forma, sto passando la domenica in relax, ci voleva proprio.

  5. Bello Evi, bellissimo. E che invidia. Io passo sabati e domeniche come sai rinchiusa in casa, o mia o dei miei!!!
    Trovare la felicità è dura, ma queste tue immagini mi sollevano e mi fanno pensare ad un futuro davvero colorato!
    La prossima volta dì a tuo marito di passare a prendermi per favore.
    NL

  6. Cara Nancy, confermo: pomeriggi come quelli che ho avuto la fortuna di trascorrere e che ho descritto qui sopra, fanno ben sperare per il futuro. Personale e collettivo! Io, tanto per condire il commento con un po' di retorica e idealismo, m'immagino sempre un mondo dove non si faccia più caso alla provenienza di chiunque, dove non sia più necessario specificare nei titoli di giornali la nazionalità delle persone citate, dove siamo tutti solo "persone" e basta e non "l'italiano", "lo svedese", "Il nigeriano"… Chissà!

  7. complimenti Eve, mi hanno davvero colpito i tuoi racconti,sono molto felice per te 🙂 un bacio al piccolo.
    Un abbraccio
    Serena