Gratitudine

Oggi voglio fare un esercizio di gratitudine. Ogni tanto trovo sia fondamentale ricordarsi i motivi per cui ringraziare, per evitare di cadere nella trappola di vedere il famoso bicchiere sempre mezzo vuoto. Specialmente in campo lavorativo, credo di avere parecchi grazie da dire. Grazie, ad esempio, a tutte le colleghe stronze che in passato mi hanno fatto oggetto di dispetti, cattiverie, ingiustizie e mi hanno messo in piedi in testa per fare carriera, magari pure provandoci gusto. Grazie perché attraverso di voi sono diventata più forte, più scaltra e meno “tappetino su cui pulirsi i piedi”. Così ho potuto affrontare i primi mesi in Germania nel nuovo ambiente lavorativo senza fare una piega: dopo certe esperienze difficili, ovunque si vada, è come fare una passeggiata.
Grazie a tutti coloro che negli anni hanno pettegolato e diffuso maldicenze e falsità sul mio conto; per merito vostro, sono diventata ancora più allergica ai pettegolezzi gratuiti, ho imparato a tenermene ben lontana e ad essere rigorosamente discreta. Oggi, che lavoro in un ambiente highly civilized, spero di venire apprezzata dai colleghi e superiori anche per questo.
Grazie a tutti i capi che mi hanno stracaricata di lavoro, sbolognandomi senza pietá le cose che a loro scocciava fare, perché oggi sono in grado di dire “No, questo lo faccio domani, prima non riesco”, senza vergognarmi e sentirmi in colpa. Ho imparato a mettere paletti e a non dire sempre “Sì certo, faccio subito”, guadagnadomi in questo modo il rispetto di chi lavora con me.
Grazie a tutte le volte che in Italia ho dovuto lavorare lentamente e come invischiata nel fango, a causa dell’enorme quantitá di burocrazia e cavilli che mi è toccato affrontare. Grazie a questo sono diventata ancora più precisa, scrupolosa e attenta ai dettagli e adesso non mi sfugge praticamente nulla e lavorando coi tedeschi, su questo c’è poco da scherzare.
Grazie per tutte le volte che ho desiderato fuggire da un ufficio in cui mi sentivo fuori posto e insoddisfatta, ma non potevo andarmene; le volte in cui ho guardato fuori dalla finestra e avrei voluto semplicemente alzarmi, prendere il primo autobus a caso e non tornare più. Adesso so esattamente come tenere duro in una situazione impegnativa come l'espatrio.
Grazie per ogni volta in cui al lavoro sono andata in bagno a piangere dalla disperazione e poi ho aspettato davanti allo specchio che gonfiore e rossore agli occhi si attenuassero un poco, prima di poter uscire. Grazie a queste esperienze adesso, ma chi m’ammazza più?
Grazie per chiunque mi abbia fatto fare un lavoro per poi prendersene i meriti e a chi mi ha buttato addosso la colpa di un errore, per non assumersene in pieno la responsabilità. Adesso so come difendermi e non mi passa neanche più per la testa di sentirmi una povera vittima. Se ho preso in mano la mia vita, ho deciso di prendermi su e venire a Monaco a fare un colloquio dove ho fatto un’ottima impressione, è anche e soprattutto per merito di quanto sopra. Perciò, ancora una volta, di cuore grazie: se non avessi avuto voi, adesso non sarei qui.

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6 risposte a “Gratitudine

  1. Condivido appieno, mitica!
    Alex : )

  2. bella, vedrai che vi farete valere!!!!!
    Stefania

  3. Ma quanti lavori hai fatto in passato? 50?…Eppure non mi sembri cosi vecchia….Fabrizio

  4. Caro Frabrizio, ne ho 36, ma ti assicuro che ho visto cose che voi umani…

  5. Si forse hai ragione…noi umani siamo un po' stronzetti….Fabrizio

  6. Fabrizio, sarà anche vero che noi umani siamo un po' stronzetti, ma dipende. C'è ambiente e ambiente. In alcuni luoghi di lavoro la vita è più dura che altrove: vuoi per l'alto livello di competitività, vuoi per la presenza massiccia di donne (possiamo essere tremende…hai presente "Il Diavolo Veste Prada"?), vuoi perchè c'é gente frustrata che scarica la sua infelicitá sugli altri, vuoi perché c'è una mentalità malsana diffusa… Però alla fine quelli sono i posti che ti formano di più e ti rendono indistruttibile!