Multi-taskando

Eccomi di ritorno a casa dopo la pausa pasquale trascorsa a casa (da buona italo-tedesca, mi sento a mio agio sia nella mia città d’origine che qui a Monaco e a volte mi sfugge di dire “a casa”, sia riferito alla Germania che all’Italia). Stando in vacanza e rivedendo il parentame vario, come da traditio traditionis, non ho potuto fare a meno di riflettere su diverse cose.  Vista dall’esterno, la mia scelta di emigrare potrebbe sembrare una follia (e forse lo è!): in Italia avevo un lavoro a tempo indeterminato e part-time; qui ho un impegno quotidiano full-time e un contratto per tre anni, poi chissà. Ho un figlio piccolo e mia madre, in pensione, non è qui. Quando il pupo si ammala, sono tutti cavoli miei e di mio marito (anche se qui non mancano i servizi di assistenza per questi casi). A casa, nella Pianura Padana, ho ovviamente una buona parte della mia famiglia d’origine, gli amici di una vita, i punti di riferimento di sempre, tante sicurezze. Qui, se ci rifletto, certi giorni è una follia: da perfetta donna e quindi in grado di “multi-taskare” senza batter ciglio, in certi momenti mi sorprendo di me stessa e di quello che riesco a fare. In ufficio a volte con una mano scrivo un’e-mail, con l’altra appiccico un post-it pro-memoria al PC, con un piede mando un fax, con l’altro rispondo al telefono (“Sì certo, mi dica pure…un attimo in attesa, scusi… Cosa dicevi scusa? Ti devo organizzare una riunione? Dimmi solo quando e quanti siete, dò subito un’occhiata… Rieccomi, scusi l’attesa, la faccio richiamare senz’altro, certo, certo non si preoccupi… Oddio adesso lo devo proprio mollare che mi squilla il cellulare, non sarà mica l’asilo che chiama che il bambino bionico ha vomitato; ah no ecco è il marito supersonico … Pronto, dimmi. Ah c’è uno davanti alla porta di casa che parla in tedesco e non capisci che cosa dice? Passamelo, che ci penso io. Ah buongiorno, come dice? Attrezzi da giardino? No, non siamo interessati guardi. Ma grazie eh! Arrivederci… Dicevamo per quella riunione? e via così delirando). Finita la giornata in ufficio corro a casa e, giustamente, il bambino bionico, pretende o di giocare con me a rubamazzo (è bravissimo, mi batte sempre) o di farmi vedere i suoi disegni (ne produce in quantitá industriali e la tematica, 9 volte su 10, sono aerei, treni e metropolitane, ma guai a non dirgli “Uh che beeeeeeellllo amore! Ma è un treno? E dove va?") o che lo accompagni al parco, dove io lo porto, strisciando per terra stremata dalla fatica e lui che corre, salta o sfreccia in bici, come se la giornata fosse appena iniziata. Mio marito è un santuomo: i primi tempi la sera mi chiedeva aiuto con i compiti del suo corso intensivo di tedesco (l’insegnante è uno schiacciasassen e li ammazza di compiti a casa). Entravo in casa e mentre il b.b. mi saltava in braccio, il m.s. mi guardava smarrito: “Ma che cosa vuol dire Morgen?”
“Domani.”
“Ma non voleva dire “mattina”?”
“Sì anche. Dipende dai contesti.”
“…”
“E lo so il tedesco è così. Morgen vuol dire due cose”.
“E per dire “cambiare” come faccio? Come lo traduci?”
“Mah dipende. Che cosa devi cambiare? E dove ti trovi? Si tratta di cambiare per davvero o in senso figurato? Ci sono traduzioni diverse a seconda della situazione”.
“Oddio. Mi pare il prof. abbia parlato diumsteigen. Credo.”
“Vuol dire cambiare in un mezzo di trasporto, ma tu adesso parli di cambiare un cavo nella macchina, no? Allora é tutta un’altra parola.”
“….”
“Il tedesco è complicato.”
“…”
Comunque, dicevo, essendo il m.s. un santuomo e notando ogni giorno la mia occhiaia incombente e il mio sguardo perso nel vuoto, ha smesso di chiedermi aiuto la sera e si arrangia col suo dizionarietto e il Google traduttore. E in tutto questo, direte voi, ma chi te lo fa fare? Io mi rispondo che me lo fanno fare la gran voglia che avevo di cambiare vita, il desiderio di mettermi alla prova, l’amore per il mio lavoro (da anni non mi ricordavo che cosa volesse dire questa espressione) e la certezza che dopo questo periodo iniziale impegnativo ci sia un futuro decente per me, il m.s. e il b.b.; un futuro che in Italia avremmo visto forse col cannocchiale. Se avrò avuto ragione o torto, si vedrà col tempo. Per adesso non mollo.

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5 risposte a “Multi-taskando

  1. Amica mia…se c'è qualcuno di bionico e supersonico quella sei tu…non mollare…ma ogni tanto molla tutto e tutto e ritagliati un po' di tempo per te..vedrai che il giorno dopo sarà meno faticoso..ti abbraccio.Mary

  2. Ciao Evi, non mollare, tinei duro, vedrai che il tempo ti darà ragione. La qualità della vita non è una spinta da poco! Un abbraccio, Stefi

  3. Care amiche, le vostre parole m'incoraggiano e mi stimolano a stringere i denti nei momenti più difficili di questa splendida avventura! Continuate a sostenermi da lontano col pensiero, così sentirò arrivare le onde di energia positiva da voi (come va di moda dire adesso!) e mi rimboccherò le maniche con ottimismo.

  4. ciao Eireen,

    ho scoperto da poco il tuo blog e lo sto ripercorrendo all'indietro.
    In diversi post ho avuto l'istinto di lasciarti un commento, ma alla fine la curiosità di leggere ancora un altro post mi ha sempre dissuasa.

    Ma qui no, qui mi sono fermata.
    Perché voglio fare tesoro di queste tue riflessioni, che potrebbero essere le mie tra qualche mese.

    Mi stai dando un sacco di spunti interessanti e vedo che le tue motivazioni al trasferimento sono grossomodo quelle che mi frullano adesso in testa.

    Il grande punto è che se io mi trasferisco lo farò con un marito (che non parla tedesco, come il tuo) e con tre figli tutti in età scolare, questa cosa mi spaventa assai… al momento due sono in seconda elementare, uno è in quarta. La scuola che li accoglierebbe sarebbe bilingue inglese-tedesco, peccato che loro non parlano niente di tedesco e praticamente niente di inglese…

    Insomma mi devo tatuare nel cervello questo: "la certezza che dopo questo periodo iniziale impegnativo ci sia un futuro decente per me, il m.s. e il b.b.; un futuro che in Italia avremmo visto forse col cannocchiale. Se avrò avuto ragione o torto, si vedrà col tempo. Per adesso non mollo"

    a presto, Monica

  5. Ciao cara Monica, piacere di conoscerti. Carino il sito sui gemelli; io ho due sorelle gemelle tra di loro e nessuna delle due sta in Italia. Siamo 4 sorelle e solo una di noi è rimasta nella città dove siamo nate. Ok, era una divagazione.
    Per il fatto che tuo marito non parla tedesco, credo non sia l'unico ad arrivare qui a Monaco senza sapere la llingua e ti dico che la si può certamente imparare, con tempo e pazienza.  Al proposito, puoi leggere quello che ho scritto nel commento #6 al mio ultimo post, intitolato "And the winner is".  Per i figli, stai tranquilla che ti sorprenderanno e impareranno il tedesco in un attimo, soprpassando te e tuo marito come ridere. Quello che è successo al bambino bionico, che nel giro di 4 mesi lo parlava come un bambino madrelingua e adesso dá lezioni persino a me, che ho la laurea in questa lingua!
    Per il resto, ti posso ripetere ciò in cui io credo fermamente: i primi tempi sono entusiasimanti, ma anche durissimi. Sono meravigliosi e terribili insieme. Si resiste solo se sorretti da una fortissima motivazione, da un grande entusiasimo e da un'enorme voglia d'imparare. E dalla convinzione che, superato lo scoglio dell'inizio, poi le cose vanno migliorando sempre di più e inizi ad ottenere cose che in Italia erano solo un vago miraggio, come ad esempio una buona qualitá della vita. Questa é la mia esperienza. Ti abbraccio, vai fiduciosa. Fammi sapere! 🙂