Cervello in fuga?

Le cifre sono inequivocabili: 30.000 persone lasciano ogni anno l’Italia per emigrare all’estero. Almeno ufficialmente. Queste sono i numeri forniti dall’AIRE, l’Anagrafe degli Italiani Residenti all’Estero. Ma, è fatto noto, non tutti s’iscrivono all’AIRE, nonostante sia obbligatorio. Si stima che altri 30.000 italiani fuggano dal Belpaese senza dichiararlo agli uffici competenti. Ho usato volutamente il verbo “fuggire”. Gli italiani infatti non se ne vanno semplicemente, ma scappano. Fanno fagotto in cerca delle opportunità che da noi non esistono o sono difficilissime da cogliere, se non per alcuni privilegiati: l’amico di, il figlio di, il cognato di. Troppo spesso da noi contano più le conoscenze delle qualità individuali; troppo spesso chi ha le capacità, ma non è raccomandato, deve rassegnarsi a partire per vedersi riconosciuti i meriti. Negli articoli sull’emigrazione all’italiana, la parola “meritocrazia” è stata usata centinaia di volte: ormai è logora. Eppure è proprio così: da noi chi merita sul serio, ma non ha le giuste conoscenze, fatica ad emergere. Secondo la mia esperienza in aziende private, ho visto più di una volta persone incompetenti o prive delle doti necessarie ricoprire cariche di un certo peso. Erano aziende all’italiana ovviamente, che riproducevano in piccolo la situazione del nostro paese: caos totale, mentalità alla “tanto se c’è un problema, ci metto una pezza sopra” e, appunto, posizioni dirigenziali in regalo ha chi il giusto network, a chi è protetto dall’alto, a chi è simpatico al direttore generale. Senza contare che tutto questo influisce in maniera pessima sull’azienda stessa, guidata a questo punto da chi non lo sa fare. Ma non importa, tanto quando si scopre una falla, si ripara alla bene meglio. Non nego che questo possa succedere anche all’estero. Capita. Ma non si tratta di una mentalità diffusa, di un metodo sistematico, non è, come in Italia, un virus che ha contagiato l’intero paese. Il discorso sarebbe lungo: potremmo parlare del flagello della baronia in ambito universitario, del morbo dei primari ospedalieri nominati a seconda della loro affiliazione politica, della pantomima dei concorsi pubblici di cui si sa il vincitore mesi prima. Ma non vorrei annoiarvi con fatti che sicuramente conoscete alla perfezione. L’Italia è un paese malato e io non vedo segni di miglioramento all’orizzonte. Fortunatamente, insieme a chi come me, ha voluto andarsene, c’è chi decide con coscienza di restare (coraggiosissimi; io non ce l’avrei fatta!), per sostenere e aiutare la lenta e difficilissima opera di guarigione del paese. Io non mi sento un “cervello in fuga”, non sono una ricercatrice che è dovuta emigrare per mancanza di fondi per la ricerca e a causa delle condizioni vergognose a cui sono costretti i nostri talenti. Ma ero stufa marcia dell’intero sistema, della mentalità da “terra dei cachi”, di assistere alla decadenza della nostra classe politica, di prendere, a 36 anni, con una famiglia e una solida esperienza professionale alle spalle, mille euro e un calcio in culo al mese. In Germania sarò anche lontana dalla famiglia d’origine e dagli amici, ma, nonostante tutte le difficoltà che un espatrio comporta, invece di sopravvivere, riesco a vivere e la qualità della mia vita ha subito un'impennata decisa. E a tornare, per ora, non ci penso neanche lontanamente.
 

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4 risposte a “Cervello in fuga?

  1. Brava. belle parole. Grazie.

  2. Ciao Eireen,
    sono Terry, una futura expat a Monaco. Sappi che ti leggo avidamente, perchè sto cercando.. di imparare, di capire, di organizzare, di motivare, la scelta di laciare per sempre questo paese, e tutto quello che ne consegue.. il paese delle banane, dove non è più possibile inciampare in una buona azione neanche per sbaglio. Dove tutti vanno in giro col coltello tra i denti, e si giustifica tutto, con apatia, rassegnazione e.. ma tanto lo sai già. Sei lì, con la tua famiglia, e hai fatto la scelta migliore. Dici che bisogna essere coraggiosi a restare? Mmmhh, io direi masochisti. Ci vuole una bella dose di coraggio a mollare la mentalità della chioccia e i suoi pulcini, e con le poche risorse che uno ha a disposizione, coraggio nel pensare "io ce la farò".
    Ti prego scrivi come hai fatto con il tuo bambino bionico, con la lingua, con i nuovi compagni, perchè il mio pupetto è momentaneamente il nostro più grande freno, e la nostra più grande motivazione. Lo facciamo per lui, per noi, sappiamo che un giorno ringrazierà, ma ora.. Abbiamo deciso che verremo in Baviera l'anno prossimo, e nel frattempo iniziamo a organizzarci, scuola di lingue, sopralluoghi per lavoro e casa, sistemare tutte le cose qui..
    siamo gasatissimi e non vediamo l'ora, sai che vorrei? Il teletrasporto!E una macchina del tempo che mi catapulti già lì, con tutto già fatto.. Immagino di non essere la sola ad averlo pensato 😉
    Grazie per tutte le tue interessanti informazioni.
    Terry

  3. Cara Terry, ciao! Che piacere sapere che mi leggi avidamente, che gioia! Grazie di cuore. Se hai scelto di lasciare il Bel Paese, ti faccio i complimenti per il coraggio e in bocca al lupo per l'impresa che ti aspetta. Impresa che, bisogna dirlo, sarà entusiasmane, difficile, esaltante, impegnativa, arricchente, sfidante, meravigliosa e terribile insieme. Ma è proprio questo il bello dell'espatrio! Ci si confronta con una cultura, una lingua, una mentalità diverse e questo costituisce una fonte di magia, di crescita e di prove continua.
    Ti dirò una cosa: io e mio marito abbiamo pensato che fosse il caso di andare via anche per nostro figlio. Lo guardavamo e pensavamo: "Vale la pena di farlo crescere qui, in un paese che sta affondando, che va verso il tracollo e che non offre nessun futuro ai giovani?". Visto il decadimento generale, abbiamo pensato che sarebbe stato peggio per lui – e per noi – rimanere piuttosto che andare. Andando si affrontano diffcioltà immediate e un periodo di aggiustamento che può essere anche molto molto tosto. Ma alla lunga? Alla lunga si migliora, almeno questo credo io e crede mio marito. Certo, all'inizio il b.b. ha avuto le sue difficoltá perché non parlava una parola di tedesco e i primi tempi all'asilo non sono stati facili. Si è trovato di colpo in una casa, una città e un asilo nuovi, con tate e compagni mai visti. Era parecchio nervoso. Per fortuna essendo un asilo internazionale, ha trovato altri bimbi italiani e ha fatto amicizia con loro. In 3-4 mesi parlava tedesco come un bimbo nato in Germania e ancora oggi le maestre sono stupite ed incredule. Adesso lui sta bene, si é adattato. E così stiamo facendo noi. All'inizio c'é tanto da fare, tra il nuovo lavoro (per me), la lingua da imparare (per mio marito), i documenti da fare (tutti noi), capire le piccole cose tipo: dove vado a fare spesa? E che cosa posso fare nel week-end? E se i voglio iscrivere in palestra da che parte comincio? Aprire un conto in banca e trovare un medico sono altre cose importanti da affrontare. Io i primi tempi mi sentivo goffa, imbranata, spaesata, pur parlando la lingua e pur essendo nella città di una parte della mia famiglia. Ma pian pianino , giorno per giorno, ho fatto piccoli progressi nell'inserimento, senza quasi accorgermene. Oggi, se mi guardo indietro, vedo il cambiamento e sono soddisfatta di me e di quello che ho fatto, anche se so di avere appena iniziato il percorso d'inserimento.Ma sai una cosa? Sono soddisfattisima, felice e convinta. Non torno indietro (perlomeno non ora) e mi auguro di continuare così, perché qui ho trovato un equilibrio che in Italia mi sfuggiva sempre. Perciò se hai bisogno di qualche consiglio pratico o di scambiare delle idee, fammi sapere! Un caro saluto. E.

  4. Sì Eireen, grazie, di sicuro avrò qualcosa da chiederti 😉 per ora ho solo un mazzo di idee confuse, sembriamo ubriachi, mi vien da ridere, hai presente due bambini alle giostre? Io e Max siamo così ora. Pian piano matureranno le idee e riusciremo a capire la direzione da prendere. Ora pensare che tu ti sentissi goffa e spaesata, nonostante conoscessi la lingua, mi spaventa non poco.. figuriamoci noi.. il panico! Però c'è sicuramente un grosso valore aggiunto che un tempo non c'era, la rete, e gli spazi come il tuo, preziosi, unici, che danno quel genere di informazioni che nessuna guida ti da. Mi fai morir dal ridere con le tue storielle sull'ufficio e i bidet :D, ma mi aiuti anche a capire il contesto di cui farò parte.. Scusa se sono andata off topic, per compensare posso dire che mio figlio è un cervellone?? ;-P 
    Un caro saluto.