Donne e madri vs. uomini e padri

Sono le 7 di sera e sono ancora in ufficio. Momentaccio di iper-lavoro.
Nel corridoio incontro un collega, con lo zaino in spalla.
Lui: “Ehilà! Che cosa ci fai ancora qui?”
Io: “Ahah potrei farti la stessa domanda!”
Lui: “E infatti è quello che mi chiedo anch’io! Forza vai a casa…Hai una famiglia di cui prenderti cura!“
Io: “Giusto, ora vado!”. E ci separiamo.

Poi rifletto. Anche lui, come me, ha una famiglia di cui prendersi cura. Tutti e due abbiamo un figlio piccolo e un consorte a casa. Ma non appena lui ha detto che io ho una famiglia a cui pensare, automaticamente mi sono detta: giusto! Una madre dev’essere a casa a stare con i suoi famigliari, non dovrebbe fare straordinari. Eppure neanche per un attimo mi ha sfiorato il pensiero di dirgli la stessa cosa. Perchè? Perchè persino nella mia testa, la testa di una “donna di mondo”, di una che crede fermamente nella paritá di doveri e diritti tra i sessi, pur nel rispetto delle differenze, beh nella mia testa, in quel momento, ho pensato che una donna dev’essere a casa ad accudire la famiglia subito dopo l’ufficio e un uomo , in ufficio, può restarci finchè vuole, perchè tanto. Nella mia vita in realtà mi sono comportata e mi comporto ben diversamente: per motivi diversi, più volte è capitato che mio marito fosse a casa col bambino bionico mentre io ero al lavoro (e viceversa, va da sè) a volte anche per lunghi periodi. E in nessuno di questi casi mi sono sentita strana o in colpa, perchè ho la ferma convinzione che l’affetto del papà e quello della mamma in qualche modo si equivalgano, che siano fondamentali allo stesso modo, pur se in maniere diverse. Non credo nella presenza ossessiva della madre come unica fonte di benessere del bambino. Gioisco alla vista dei nuovi padri, che partecipano alla vita dei figli attivamente e col cuore, non solo portando a casa i soldi per mandare avanti la baracca e poi che al resto ci pensi la mamma.  Qua in Germania, poi, se ne vedono parecchi di padri in giro da soli con i figli, mentre la mamma, evidentemente, è altrove, si spera a divertirsi e rilassarsi un po'. Ma in qualche parte remota, o forse non troppo, del mio cervello, evidentemente ancora esiste un residuo dell’idea che la mamma è fatta per badare ai figli e il papà per procacciare il cibo. Intendiamoci: non che l’idea in sé sia sbagliata; ci sono fior di coppie che vivono così e sono ben contente di farlo. Quando si tratta di una scelta consapevole, infatti, trovo che sia perfetto: i partner si mettono d’accordo su come suddividere le incombenze di famiglia, decidono che lui lavorerà di più fuori casa e lei di più dentro e vivono felici e contenti. Il punto è che, a volte, ancora oggi, non si tratta affatto di una scelta consapevole da parte delle coppie, ma di un automatismo o di un condizionamento culturale. Ricordo benissimo, ancora in Italia, un mio conoscente brillantemente in carriera, in procinto di avere un altro figlio dalla moglie, anche lei super in carriera. Una volta mi disse: “Eh adesso che arriva il terzo, saremo impegnatissimi. I primi tempi per mia moglie saranno tremendi. E poi in veritá anche dopo. Finora ha investito nel suo lavoro, ma temo che d’ora in poi lo potrà fare ben poco. Peccato, però! Era brava”. Lo ha detto con la massima tranquillitá, il massimo amore e la massima serenitá possibili. Ma dando totalmente per scontato che sarebbe stata lei, pur lavorando esattamentre come lui, a rinunciare alla carriera. Nemmeno il minimo dubbio che si sarebbe potuta trovare una soluzione alternativa o che avrebbe potuto essere lui a lasciare la professione. Non sopporto l’estremismo delle femministe da battaglia, ma non posso fare a meno di notare che noi donne siamo indubbiamente ancora e sempre svantaggiate e penalizzate in tutto. Certo scoraggiarsi è vietato e inutile; l’unica strada rimane quella di far sentire la propria voce il più possibile, andare avanti e come diceva qualcuno: get up, stand up… stand up for your rights!

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2 risposte a “Donne e madri vs. uomini e padri

  1. Quando il mio compagno (tedesco) ed io abbiamo dovuto decidere dove vivere, e' sorto l'immancabile punto del SOLDO.

    Se fossimo restati in Italia, ed in un momento di crisi LUI avesse perso il lavoro, sarebbe stato piu' difficile per LUI trovarne uno nuovo (gli  italiani non vogliono perdere molto tempo cercando di capire altre linge.. gia' l'inglese e' un dramma, per loro).
    E con il mio precedente stipendio era difficile sopravvivere per lungo tempo in 3.

    Cosi' ci siamo trasferiti a Patatolandia.
    Se io dovessi perdere il mio lavoro/stipendio, con il suo sopravviveremmo benissimo (e lo abbiamo fatto durante il mio congedo di maternita' tedesca, per 2 anni e mezzo!).
    Il mio salario? Me lo hanno aumentato qui in Germania, dato che era sotto i livelli minimi contrattuali (pur lavorando nella stessa ditta e facendo lo stesso genere di lavoro).

    Non sono una "donna in carriera", ma ci sono sempre queste discriminazioni  😉

    ~barbara

  2. Barbara, dalle tue parole intuisco che la discriminazione di cui parli era più marcata in Italia, mentre in Germania la situazione è molto migliore. Si potrebbe parlare a lungo della condizione femminile in Italia rispetto ad altri paesi europei, in particolare nordici…