Malattia

Gli italiani, oltre ad essere ferocemente a volte autodistruttivamente, stakanovisti, sono spesso incapaci di starsene a casa in malattia quand‘è il momento. Per prendersi i giorni di malattia e non andare in ufficio, infatti, un italiano dev’essere a un passo dalla morte. Poniamo che abbia un raffreddore tale, per cui ha dormito due ore in tutta la notte per via del naso chiuso ed è dovuto rimanere attaccato alla Rinazina tipo tubo respiratorio. Il giorno dopo ha mal di testa, è debole, stanco e ha un bisogno vitale di riposo. Che cosa fa? Si misura la febbre. Non ce n’è traccia? Allora va a lavorare. Gli italiani hanno infatti questa convinzione incrollabile: se non c’è febbre, vuol dire che non si sta male davvero. Non importa quanto malandati e incapaci di concentrarsi e di rendere si è: si va in ufficio. Punto. Negli anni, ho visto colleghi trascinarsi esausti alla scrivania con gli occhi lucidi, la tosse asinina, dolori ovunque e la forma fisica di un 98enne. Ma rimanere a casa in malattia, se non c’è la febbre, no. Però in verità ho potuto osservare che anche in presenza di febbre o ad esempio in seguito ad incidenti seri, spesso, l’italiano non si arrende e, eroicamente, stoicamente, implacabilmente, va a lavorare. Il nostro eroe ha trascorso un week-end sulla neve e si è rotto una gamba? Inforca gesso e stampella e alle 9 è alla scrivania. Ha avuto tutta la domenica un dolore acutissimo e mozzafiato alla pancia, con sospetto di perforazione dello stomaco? Andrà comunque in ditta, se necessario in barella. Dopodichè, non pago dello sforzo effettuato, ne fará pubblicità con chiunque: colleghi alla macchinetta del caffé, capo proprio, capo altrui, receptionist, donne delle pulizie. Il tono finto-mesto camuffa un orgoglio mal represso: “Sai avevo un’ulcera pazzesca, la congiuntivite e il torcicollo fulminante, ma mi è toccata venire a lavorare. Sai, con la chiusura d’anno, il budget, la deadline, il meeting, il briefing, il report. Ehh cosa tocca fare…” e si allontana sospirando, convinto di avere fatto colpo su tutti con la sua dedizione e l’attaccamento all’azienda, travestiti goffamente da afflizione ed autocommiserazione. (Che poi è la stessa mentalitá per la quale l’italiano medio accumula i giorni di ferie all’infinito, tanto da non riuscire a smaltirli mai e poi lo proclama orgogliosamente a tutti, come se sventolasse un trofeo).
Va da sè che qua in Germania la mentalità rispetto alla malattia è completamente diversa.  L’idea di fondo é: “Se non sto bene, sto a casa.” Saggi, equilibrati e misurati, i tedeschi fanno 2+2. Sto male e quindi rimango a letto. Mi riposo e mi riprendo. Non tento di andare in ufficio comunque, perchè primo non sarei in grado di combinare nulla, secondo potrei prolungare i tempi della malattia e terzo potrei contaminare qualcuno nel caso avessi un virus o comunque qualcosa di trasmittibile. Devo dire la verità: questa terza motivazione, pur legittima al massimo, non mi convince fino in fondo. A meno che se non si tratti di Ebola, infatti, il contagio non è nè garantito, né immediato. Eppure loro, se ti presenti in ufficio anche appena un po' malato, ti trattano come un’appestato, guardandoti malissimo, come se tu fossi un untore di manzoniana memoria (questa, sarò onesta, è un'esperienza che non ho ancora fatto, ma che mi è stata riferita da colleghi).  Loro non vogliono i tuoi virus, loro vogliono che tu ti smaltisca malattia e convalescenza a casa tua, senza coinvolgerli. La differenza  tra i due approcci sopra descritti é probabilmente relativa alla suddivisione del mondo occidentale in latino vs. anglosassone/germanico, perché colleghi spagnoli e portoghesi mi hanno confermato che anche da loro, ci si comporta come in Italia. Ci sto riflettendo da un po', ma ancora non ho ben focalizzato il perchè. Si accettano proposte e idee al riguardo da expatriates di tutto il mondo!

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4 risposte a “Malattia

  1. Sinceramente di sta cosa degli italiani non mi sono mai accorto.

  2. E' vero!
    E' successo!
    Mi ha impedito di uscire di casa per "evitare il contagio" in ufficio!.

    E lo stesso ha fatto lui.

    Niente febbre, niente malori, solo un po' di tosse!

  3. Mi viene un sospetto Spinoza: io questo comportamento l'ho osservato per tanti anni in un'azienda in particolare in Italia. Ma mi dicono che ci sono aziende e ambienti dove accade l'esatto opposto: basta un'unghia rotta e la gente si dà malata per settimane. Credo allora che sia davvero questione di ambiente.

  4. nella maggior parte delle piccole aziende private vige esattamente questa mentalità da schiavi. nel pubblico è invece diverso…