Wie geht’s?

A volte cose che noi diamo totalmente per scontate e che ci sembrano ovvie o naturali, sono per altri fuori luogo, strane o inusuali. Un esempio eclatante è l’uso di chiedere “Come va?”, tipicissimo di noi italiani. Noi ci rivolgiamo in questo modo agli altri, come si suol dire, a ogni piè sospinto e praticamente lo facciamo con chiunque. Ad amici e  parenti è scontato che lo si chieda. Ma poi andiamo a prendere il giornale e apostrofiamo l’edicolante: “Salve, come va?”. Subito dopo incontriamo un fornitore in ufficio e immediatamente gli rivolgiamo un deciso: “Buongiorno, allora, come andiamo? Tutto bene?”. Manca poco che lo chiediamo al vigile che dirige il traffico all’incrocio. Eppure a volte, forse spesso – diciamocelo pure – di come sta il nostro interlocutore, non ce ne può fregare di meno. Chiedere “Come va?” è quasi un automatismo, un’abitudine, una frase detta per gentilezza, ma senza alcuna partecipazione. Noi: “Ah ciao Giulio, anche tu qui al meeting. Bene, bene. Allora, come va?”. E qui le possibilitá per Giulio sono due. Essere assolutamente falso, come la nostra domanda: “Benissimo, grazie, tutto a posto. Sono in forma smagliante!” oppure dire crudamente: “Beh, così, sai… ho i calcoli alla cistifellea, poi forse perdo il lavoro e ieri ho anche scoperto che mia moglie mi tradisce.” Ma inevitabilmente, implacabilmente, inesorabilmente, la risposta sarà: “Aaaah, che bello, fantastico, ottimo davvero. Benissimo!”. Perchè? Perchè non solo non ce ne importava di meno come Giulio sta, ma perchè non abbiamo neppure ascoltato la risposta e siamo subito passati oltre.
I tedeschi al riguardo, la vedono molto diversamente. Raramente, se non mai, ti chiedono “Wie geht’s?". Non gli interessa, ma non sono ipocriti come noi? Probabilmente. Non vogliono invadere l’altrui sfera privata? Può essere. Sono stronzi? Forse. Sta di fatto che, se abitate qui, sarà meglio per voi smetterla immediatamente di chiedere a destra e a sinistra “Come va?”, come facevo io i primi tempi. Vedevo un collega tedesco al mattino e subito mi lanciavo: “Hallo, guten Morgen. Wie geht’s?”; rivedevo per la terza volta il simpatico tizio che ci ha progettato la cucina e: “Guten Abend. Herr Z. Wie geht es Ihnen?”. Niente da fare: ottenevo solo risposte forzate e perplesse, sguardi truci e seccati, silenzi imbarazzanti e incattiviti. Era come se avessi detto qualcosa di completamente fuori luogo e inopportuno, manco avessi esclamato: „Sai, è un po’ che non vado di corpo”. 
Vi assicuro che persino i miei parenti mi osservano dubbiosi quando ci vediamo e io me ne esco con l’ormai famigerato “Wie geht’s?”.
I tedeschi non vogliono che gli si chieda “Wie geht's?”. I tedeschi, quando v’incontrate, non vogliono neppure sapere come te la passi tu e che cosa sta succedendo nella tua vita. Ad esempio, ho incontrato più volte un mio collega “germanico” davanti all’asilo dove vanno i nostri figli. Pochi minuti dopo, l’ho regolarmente visto anche in ufficio. Solo la prima volta ho osato accennare timidamente; “Ah allora quelli erano i tuoi figli eh! Ma come si chiamano?”. Dopodiché il mio entusiasmo si è spento completamente e non ho mai più riprovato ad aprire l’argomento; dal tono esitante con cui mi è arrivata la risposta, infatti, ho capito che queste cose, per loro, non si chiedono. Che la domanda era fuori luogo, punto e basta. E infatti mai una volta lui ha provato a dirmi: "Invece quello era il tuo bimbo? Ma quanti anni ha?" o simili.
Pertanto se volete davvero integrarvi in Germania, oltre a dire continuamente “Super!”, fate in modo di non chiedere mai, in nessuna circostanza: “Allora? Come va?”. E non fate ulteriori domande. Semplicemente, statevene zitti.

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4 risposte a “Wie geht’s?

  1. L'ho notato anche io, ma non avevo focalizzato la questione così bene. Grazie.

    Però, posso capire che Wie geht's non sia da usare, ma neanche "come si chiamano i tuoi figli"? Come si fa a fare polite conversation in Germania? Non si fa? Si preferisce il silenzio imbarazzato?

  2. Guarda, Spinoza, sarò onesta: non lo so. Io non so come fanno loro a stabilire relazioni umane. Credo abbiano bisogno di più tempo di noi, in ogni caso. Non sono immediati, sono più discreti e rispettosi e sono lenti a darti confidenza. C'è da dire che gli Italiani, forse in questo sono più veloci, ma un po' più falsi. Noi tendiamo ad apririci in fretta, in generale,e  un po' con tutti, chiamandoci tutti "amici" dopo poco e usando questa parola anche nei confronti di semplici conoscenti. Come sempre, una via di mezzo sarebbe ideale.

  3. Non so Eireen, a me non sembra che chiedere "come va" al lattaio significhi istantaneamente diventarci amico… a me sembra piu' una questione di cortesia.

    Ieri ero al supermercato e alla signora davanti a me le era caduta una busta, siccome era impicciata gliela ho raccolta io: non le sembrava vero, ha cominciato a dire "non c'e' bisogno, vielen Dank, di qua, di la'"… mi sembra come se la cortesia sia completamente sconosciuta di qua delle Alpi…

  4. Per il primo punto: non intendevo dire che se diciamo "Come va?" al lattaio, allora lo consideriamo subito amico.Dicevo che noi italiani facciamo presto a dire "quel mio amico" parlando di qualcuno con cui magari abbiamo parlato solo 4 o 5 volte e magari superficialmente. Ci "allarghiamo" tendenzialmente in fretta.
    Per il secondo: sì, anche io ho notato qui una mancanza generale di "cortesia" o attenzione verso gli altri. Come se fossero un po' più individualisti. Ma aspetto ancora un po' a trarre conclusioni, perché sono qui da troppo poco.