Questione di prospettiva

Da quando abito a Monaco, mi sono resa conto più che mai, che le dimensioni della città in cui si abita influenzano non poco il proprio stile di vita e le proprie abitudini. Vengo da una città di medie dimensioni – circa 200.000 abitanti – del Nord Italia: vivibile, a “misura d’uomo”, culturalmente vivace, abbastanza ben servita, anche se a mio avviso provinciale e a volte soffocante. In ogni caso là tutto è a portata di mano. Ad esempio, se si vuole raggiungere il centro, dovunque si abiti, al massimo ci vogliono 15-20 minuti. Ore di punta e traffico permettendo, anche per andare da un capo all’altro della città, ci si impiega sempre un tempo ragionevole. Questo permette, ad esempio, di sbrigare più commissioni nell’arco dello stesso pomeriggio e di ottimizzare il tempo. A casa mia ero abituata a ragionare così: “Esco dall’ufficio e faccio un salto dal medico per quella ricetta, poi passo dal calzolaio per il tacco delle scarpe. Faccio un salto un attimo da un’amica e magari sento all’anagrafe se è pronto il mio certificato.”. Tempo previsto per lo svolgimento, salvo imprevisti: due o tre ore. A Monaco, suppergiù 1.400.000 abitanti, i tempi inevitabilmente si dilatano. Non tutto è esattamente a portata di mano e bisogna sempre calcolare di dover prendere la metropolitana, magari cambiare, poi fare un pezzo a piedi… Lo studio del medico è nei dintorni di casa, ma l’anagrafe assolutamente no e per raggiungerla devo fare chilometri su chilometri: credo di essere dall’altra parte del mondo e invece sono ancora nello stesso quartiere. Se poi devo ritirare l’auto dall’officina di fiducia, quella del vecchio amico di famiglia, meglio pensarci un altro pomeriggio: per raggiungerla, essendo essa a Sud e abitando noi a Nord, bisogna mettere in conto circa 50 minuti, sola andata. Chi viene già da una grande città, magari anche più grande di Monaco, lo sa, ma a me tutta questa grandezza, a volte dà un senso di smarrimento, di dispersione. I vari quartieri della città sono come piccole realtà nella realtà,  mondi a sè, ciascuno con le sue caratteristiche marcate, ancora di più delle varie zone della mia città d’origine. Abitare qui è come avere traslocato in un appartamento più grande: se prima mi bastava fare due passi per raggiungere la camera da letto dal salotto, adesso devo salire le scale, percorrere il corridoio e attraversare un’altra stanza, prima di arrivare a destinazione. Sto riorganizzando la mia vita e il mio modo di pensare. Qualcuno mi ha detto poco tempo fa: “Tra un anno Monaco ti sembrerà minuscola!”. Ora mi sembra impossibile, ma stiamo a vedere. D’altronde mi ricordo benissimo quando sono stata a Sydney, circa 15 anni fa: arrivai e pensai fosse una grande metropoli, enorme da dare le vertigini. Parlando  ultimamente con una delle mie sorelle, invece, che ora ci abita, ma ha vissuto a Londra nei dieci anni precedenti, mi sono dovuta stupire nel sentirla dire: “Sydney è proprio una cittá carina, a dimensione d’uomo, dove tutto è vicino, raggiungibile in un attimo!”. E del resto, provenendo dalla capitale del Regno Unito, immensamente più grande e sparpagliata, non poteva pensarla diversamente. Tutta questione di prospettiva…

Annunci

2 risposte a “Questione di prospettiva

  1. Perché non sei mai stata a Tokyo 😀 D:

    Comunque anche nella città del Nord Italia, vicina alla tua ma grande più o meno il doppio, può volerci un'enormità di tempo ad andare da una parte all'altra:
    http://theresnolifebeforecoffee.blogspot.com/2009/06/in-risposta-alla-sua.html

    e, casualmente, sempre di officina si trattava…

  2. Complimenti x il post! Complimenti x l’idea della questione di prospettiva e complimenti x lo stile di scrittura.
    La modenese