The naked truth

Da  quando sono all’estero, e dunque lontana dagli amici più cari, si è moltiplicata la mia insofferenza per quel tipico atteggiamento definibile in poche parole con „non ho mai tempo per telefonarti o scriverti, ma giuro che ti penso tantissimo“. Ora, io stessa non posso dire di esserne esente, in quanto anche a me è capitato qualche volta di pronunciare frasi simili nei confronti di un amico o amica con i quali i contatti si erano rarefatti nei mesi precedenti. E vorrei sottolineare che non sto puntando il dito contro nessuna persona, bensì contro il modo di fare che, lo ripeto, anche a me è capitato di mettere in atto. D’altronde qualcuno, giustamente, ha detto “Hate the sin, not the sinner” (Odia il peccato, non il peccatore).  Per farla breve, trovo che la succitata scusa per giustificare il fatto che stiamo ignorando o trascurando una persona da tempo immemorabile, sia davvero meschina. Aggiungere poi che stiamo tanto pensando a quella stessa persona, è decisamente inutile. Sarà verissimo che con la mente andiamo spesso a lei e che vorremmo essere insieme; ma l'altro che ne sa, se non glielo comunichiamo in qualche modo: uno squillo, due righe, un piccione viaggiatore…?
Trovo poi che, più spesso che no, la parola “tempo” sia in realtà sinonimo di “voglia”. “Uh non ho proprio avuto tempo di scriverti l’e-mail che ti dicevo, scusa. Sai, con tutte le cose che ci sono da fare oggi giorno; si è sempre di corsa, sai com’è!”. Traduzione: “Non avevo voglia di scriverti: ho altre priorità!”; secco, brutale, questo é il vero messaggio celato dietro frasi di questo genere. Se ci pensiamo bene, infatti, il tempo che potremmo dedicare a una telefonata, un’e-mail o anche un banale sms (sempre meglio di niente), volendo, lo troviamo eccome! Ma quando abbiamo un attimo di libertà, decidiamo di fare altro: rilassarci con un giornale, lavare i piatti, andare a fare shopping, depilarci le ascelle, fare la Settimana Enigmistica . Tra l’altro, tutte cose legittime al massimo.  A questo punto, però, mi viene da dire: abbiamo scelto consapevolmente di dedicarci ad altro  e abbiamo ritenuto che in quel momento non valesse granchè la pena di contattare quel determinato amico, il quale può senz’altro aspettare ancora un po’; allora perchè non essere sinceri? Non dico che dovremmo per forza sbattere in faccia all’altro “the naked truth”, la nuda verità, ma almeno, per cortesia, evitiamo l’ipocrisia del “Non ho avuto tempo!”. È una balla, punto. Piuttosto dovremmo avere la dignità di tacere. Dico… ma se mi hai tanto pensato, allora contattami, no? Ti sarebbe venuta una paralisi al dito a comporre il mio numero? Temevi un crampo alla mano nel digitare i 160 caratteri del sms? Se proprio proprio non ce la fai, almeno, che ne so, quando sei sul tuo profilo di Facebook, mandami uno straccio di messaggio in bacheca: anche pubblico va bene, guarda. Però, per cortesia, non mi dire più “Ti assicuro, non ho proprio avuto tempo… Ma sapessi quanto ti penso!”.

 

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2 risposte a “The naked truth

  1. Secondo me è un atteggiamento tipicamente italiano.
    Infine, ho l'impressione che tale atteggiamento celi una sottile invidia di chi è rimasto "a casa" nei confronti di chi è emigrato. In breve, pensano che uno all'estero "se la goda" o abbia "fatto i soldi", soprattutto se sta in un Paese che ora va di moda come la Svezia. Cerca di spiegare loro che non è vero che qua si viva da ricchi, che ti smazzi tutto il giorno e che non sia tutto oro quello che luccica. Già, perché se da una parte è vero che nei Paesi angli e sassoni ci sono più possibilità, uno che viene da fuori è considerato pur sempre l'ultimo arrivato e deve fare fatica doppia, se non tripla, si ritrova spesso solo e magari gli/le farebbe piacere ricevere un sms.
    Io tanta gente proprio l'ho eliminata dalla mia vita.
    Alex

  2. Alex, non so se sia un atteggiamento tipicamente italiano, forse sì. Ma non credo sia dato dall'invidia o presunta tale, perchè io me lo sentivo dire spesso – e l'ho anche detto – da sempre, non solo da quando sono qui. È un modo per giustificarsi e metterci a posto la coscienza, sollevandoci dal senso di colpa per aver trascurato una persona cara.
    Comunque sul tuo discorso, concordo che non è tutto oro quello che luccica e che trasferirisi all'estero implica anche solitudine e fatica, specialmente i primi tempi. Su questo, per usare una frase fatta, non ci piove.