Antibiotico sì, antibiotico no

L’Italia è il paese degli antibiotici. I nostri medici hanno la mania di propinarceli a ogni cavolata, ogni minimo malessere o disturbo che ci viene. Certo ci sono i medici più restii, quelli più prudenti e anche quelli che prima di prescriverti un antibiotico, ti vogliono vedere agonizzante nel loro studio. Ma in generale, vi assicuro, noi italiani, e in generale i popoli del sud, abbiamo la cultura dell’antibiotico. Antibiotico come panacea, antibiotico la sera come aperitivo, antibiotico in insalata. Mi ricordo il primo pediatra del bambino bionico in Italia: quasi sempre lo visitava per telefono  – ve lo assicuro! – e più spesso che no, gli sbolognava un bell’antibiotico, a prescindere dal fatto che il b.b. avesse veramente un’infezione batterica o un virus (caso in cui l’ab. non serve a un fico secco). Depennato senza pietà il primo, abbiamo trovato un secondo pediatra che visitava davvero il pupo ed era più cauto con la prescrizione di farmaci. Qua in Germania la situazione è quasi opposta, ma indubbiamente migliore. Uno dei medici che mi ha visitata di recente, mi ha spiegato che più a nord si va, più la gente e i medici tendono a rifiutare l’ab. Se vai in Tunisia, se lo prendono anche per un'unghia incarnita; se vai in Finlandia, aspettano di avere la febbre a 40,5° per almeno una settimana, prima di valutare l’eventualità di assumerne; così, nelle generazioni, si crea meno resistenza che da noi e non é necessario inventarsi ab. sempre più forti e quindi alla fine dannosi, per sconfiggere i batteri.
L’ultima volta che il b.b. è stato malato, al terzo giorno di febbre alta ho contattato la pediatra, affinchè lo visitasse. Il mattino dopo gliel’ho portato in studio e lei gli ha fatto nell’ordine e seduta stante: esame del sangue, esame delle urine (col pupo febbricitante che non capiva perchè dovesse fare la pipì in un bicchiere di plastica e aveva già aperto il rubinetto dell’acqua, pensando di dovere bere un po’ per rinfrescarsi) ed analisi di un campione preso dalla gola. Venti minuti netti ed i risultati erano pronti. A parte che in Italia per fare la stessa cosa, ci sarebbero volute due settimane tra richieste, prenotazioni, analisi, ritiro referti, pagamento ticket e nel frattempo il bimbo sarebbe o guarito o morto, a seconda dei casi. Comunque vista l’impossibilità di fare tutto ciò in tempi ridotti, in patria, nel dubbio, gli avrebbero appioppato il famoso ab. Qui, constatato che si poteva trattare di un virus o di un battere (i risultati delle analisi erano “borderline”), mi hanno semplicemente consigliato di aspettare e dare l’ab. solo se la febbre avesse persistito ancora per due giorni. Inutile aggiungere che, come sempre, ero soddisfattissima di tutto il servizio, della velocitá, dell’efficienza, dell’organizzazione, dell'accuratezza. C’è poco da fare: a livello di sanità, la Germania ci batte alla grande. I tedeschi saranno freddi, si vestiranno male e non sapranno che cosa vuol dire mangiare bene, ma almeno ti curano alla perfezione. Ora il dubbio è: meglio eleganti, ma vittime della mutua oppure sanissimi, ma con Birkenstock e calzino ai piedi? A ciascuno la sua risposta.

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9 risposte a “Antibiotico sì, antibiotico no

  1. Birkenstock e calzino.
    Senza ombra di dubbio.

  2. Concordo.Oltretutto era già in auge in epoca romana.
    I romani in Britannia indossavano i calzini coi sandali!
    A questo punto la domanda dell'archelogo:
    "Furono i romani a importare il sandalo col calzino oppure presero ispirazione dagli usi e costumi 'barbarici' locali?"
    Seconda domanda che sorge spontanea: "Chi ha inventato i Birkenstock? I romani – infatti somigliano a delle caligae – oppure i romani perfezionaroono un modello già presente in loco?"
    Con questi importanti interrogativi sui Birkenstock con calzino ti saluto augurandoti buona serata ; )
    Alex

  3. Mah ho sentito pareri molto negativi sulla sanità tedesca. Tieni conto che secondo tutte le classifiche internazionali la nostra è migliore. C'è anche da dire che è basata su assicurazione privata, che io personalmente aborro. Per la serie, se hai i soldi ti curo sennò ti attacchi.

  4. Aborro anche io la sanitá privata, quando è come dici tu; come in America, ad esempio, dove c'è solo quella, almeno che io sappia. Ma qui ci sono entrambe: privata e pubblica e ciascuno può scegliere. Va da sè che alcuni non possono permettersi quella privata e devono per forza usare quella pubblica. E purtroppo, l'abbiamo già detto varie volte, alcuni medici, riservano trattamenti speciali ai privati. E questo è profondamente ingiusto (e lo dico da privata!). Non ho capito perchè devono essere curati "peggio" i pazienti pubblici. Non tutti i medici si comportano così, comunque. E in ogni caso questo è un problema che viene spesso denunciato dai media, che non passa sotto silenzio. Qualche tempo fa ho visto alla TV una trasmissione giornalistica sul tipo del nostro "Report", in cui l'argomento era proprio il favoritismo di alcuni studi medici verso i pazienti privati. I giornalisti facevano finte telefonate alle reception di questi studi, prima dichiarandosi pazienti della Krankenkasse (tipo mutua) e poi privati e verificavano che, da privati, ottenevano, tra le altre cose, gli appuntamenti più velocemente etc… Indecente.

  5. Non credo qui si possa scegliere… quando ho firmato il contratto di lavoro mi hanno obbligato a sottoscrivere l'assicurazione privata… mi hanno fatto scegliere quale, ma era comunque previsto l'obbligo di averne una…

  6. E comunque, in conclusione, secondo me è meglio eleganti E ben curati. Abbasso i sandaletten con calzini!

  7. Sì ma in teoria, Spinoza, tu puoi anche disidire la tua privata e passare alla pubblica (anche se non so se conviene, a livello di costi: andrebbe fatto un calcolo). E chi è pubblico, se vuole e può, puo`passare al privato. Non credo ci sia una legge che lo impedisce. Ma comunque m'informerò.

  8. Ultimo: certo che c'è l'obbligo di avere un'assciurazione. Altrimenti come ti curi se stai male? Se sei scoperto, ti tocca pagare tutto il trattamento di tasca tua e non vedo perché dovresti. D'altronde anche in Italia siamo in qualche modo "assicurati": siamo iscritti alla mutua, la paghiamo tramite le tasse e poi contribuiamo ai costi tramite il ticket.

  9. E dici niente… nelle sanita' private chi guadagna di piu' ha cure migliori, in quelle pubbliche tutti pagano secondo la propria disponibilita' ma anche un poveraccio puo' avere un quadruplo bypass… pubblica tutta la vita, per me.