Fratelli d’Italia…?

Sono profondamente antipatriottica. Forse sono anche antipatica, sicuramente atipica e magari politically poco correct, ma a me dei 150 anni dell’Italia, che festeggeremo a giorni, interessa poco o nulla. Per me il tricolore al massimo può rappresentare una tendenza delle sfumature più in voga nella primavera-estate 2011. Per quanto mi concerne, “Fratelli d’Italia” potrebbe essere il nome di un cocktail. Senso di appartanenza all’italica terra ne ho pochino, orgoglio nazionale quasi zero. Mi sento italiana? Solo in parte. Non credo nei confini nazionali, se non per necessità amministrative e gestionali. Non m’interessa difendere l’italianità a tutti i costi, nè sentirmi “io” rispetto a “te”, che sei non-italiano, in senso separativo. Sono legata alla mia terra? Certo. So dove sono nata, so di fare parte del mio paese e di avere le radici (anche) là e so che la mia lingua primaria è l’italiano. Ma non riesco in alcun modo a sentirmi „patriottica”. Attenzione: lo stesso dicorso vale per la Germania. Non sto dicendo: abbasso l’Italia, viva la Germania! Mi sento, come sempre, a metà. Ma non riesco a parteggiare per nessuna delle due nazioni in particolare. E per nessun’altra, in verità. O meglio, per tutte. Le esperienze più intense e ricche della mia vita sono avvenute in ambienti internazionali: istintivamente li ho sempre scelti, come se fossi attirata da una calamita. E mi ci sono sempre trovata, come dire, come un paperotto nell’acqua. Vuoi mettere l’apertura mentale e il divertimento di stare in mezzo a persone provenienti un po’ da dovunque? In aeroporto, ad esempio, dove ho lavorato anni fa, il massimo era osservare i diversi approcci al lavoro e al viaggio da parte dei vari equipaggi o passeggeri: si poteva studiare la natura umana molto meglio che in un documentario!
Non a caso oggi sono finita ancora a lavorare in un ambiente internazionale. Trovo assolutamente straordinario l’amalgama umano di cui ho l'onore di far parte ogni giorno; penso sia stupefacente il modo in cui si convive nel massimo rispetto reciproco, modulando le differenze per poter lavorare insieme in maniera armonica. Il mio cervello si nutre delle conversazioni con  i colleghi all’insegna del “Sai, nel nostro paese abbiamo una tradizione per cui ogni anno in questo periodo…” e “Ah ma davvero? Sai che noi invece…?” e ancora “Ma và, non ne sapevo nulla, racconta…”. È come viaggiare senza muoversi, è un’occasione continua di ossigenarsi e guardare il mondo con altri occhi. È come essere in un non-luogo e in tutti i luoghi allo stesso tempo… Una medicina per la mente, ma priva di effetti collaterali; l’uso è caldamente consigliato in tutte le circostanze e occasioni. Nessun rischio di sovradosaggio è previsto.

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5 risposte a “Fratelli d’Italia…?

  1. Mah non so. Dal punto di vista intellettivo posso anche darti ragione, ma io dal punto di vista emotivo non riesco. Le esperienze di vita così diverse tra me e uno straniero mi provocano sempre un distacco insanabile. Infatti non potrei mai innamorarmi di una straniera, ma so che su questo divergiamo perché tu te ne sei sposato uno!

  2. Condivido. Anzi, ri-condivido.

  3. Spinoza, per certe cose, io e te siamo speculari: credo infatti che non avrei mai potuto sposare un italiano! 🙂

  4. mmmm conversazioni del tipo 'nel mio paese facciamo cosi' e cosa''ve' devo dire la verita' dopo un po' annoiano…..son poi sempre le stesse 3 tradizioni….io le evito al piu' possibile…..mi fanno addormentare.

  5. A me non annoiano mai, ma de gustibus…. Eireen