Una vita sulla A22

A22Ho passato parte della mia infanzia sulla A22 del Brennero e tutt’oggi quando la percorro interamente, mi diverto moltissimo, sia che io guidi, sia che io sia il passeggero. Per me rappresenta un mondo: si parte da Modena, da casa, per arrivare prima al Brennero e poi a Monaco, mentre lungo il percorso il paesaggio, il clima e le persone cambiano gradualmente. È un viaggio spazio-tempo-culturale. Spaziale perchè, va da sè, si percorrono diverse centinaia di chilometri; temporale perchè, logicamente, si comincia il viaggio ad un dato momento e lo si termina ore dopo e culturale perchè si può osservare come usi, costumi e lingue parlate cambino durante la marcia. All’inizio, come dicevo, c’è aria di casa e tutto è familiare: il paesaggio con i campi e le balle di fieno, gli Autogrill, gli automobilisti con il macchinone che ti tallonano con gli abbaglianti accesi e pretendono che tu ti sposti immediatamente al loro passaggio e altre simpatiche amenità all’italiana. Per parecchi chilometri l’espresso resta ancora un buon caffè, per poi iniziare un lento e inesorabile declino dopo Trento e finire come una brodaglia allungata e imbevibile intorno a Innsbruck. Fino a Trento la lingua parlata e scritta ovunque è l’italiano e poco dopo inizia la compenetrazione del tedesco, coi cartelli e i segnali stradali bilingue. Man mano che passano i chilometri, la lingua germanica slitta in prima posizione, per poi soppiantare definitivamente l’italiano al confine tra Austria e Germania. Fin verso Vipiteno gli Autogrill hanno ancora il personale bilingue, poi si passa inesorabilmente al dialetto sudtirolese, quasi incomprensibile per i non indigeni. Mentre la macchina mangia l’asfalto, il paesaggio si fa più montagnoso; iniziano ad apparire casette, chiese e castelli in tipico stile montanaro-altoatesino e il clima si fa più freddo. In Austria spesso è ventoso e gelido, quasi di più che a Monaco. Se a Mantova si riesce a scendere dall’auto per un caffè senza la giacca a vento, verso Vomp, ad esempio, questo non è proprio possibile. Viaggiando, la luce del giorno diminuisce e i fari delle auto iniziano ad accendersi. La notte scende e a volte la noia o il mal di gambe incombono e così occorre fermarsi, magari per una cena, per poter spezzare la routine del viaggio e sgranchirsi gli arti inferiori. Se si è fortunati, si può ancora mangiare bene e leggero, così da poter riprendere il viaggio sazi e riposati. Nel frattempo si può notare di aver cambiato latitudine in quanto dalle compagnie chiassose e disordinate incontrate negli Autogrill dei primi chilometri, si sostituiscono le ordinate, silenziose e disciplinate famiglie tedesche pre-traguardo.
Credo che viaggiando sulla A22 si possa raccogliere materiale sufficiente per una tesi di laurea dal titolo “Studio sperimentale su usi, costumi, abitudini, stile di vita a confronto di italiani, austriaci e tedeschi meridionali. Differenze, similitudini, possibili punti di contatto e contaminazioni”. E si rischierebbe pure la lode!

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2 risposte a “Una vita sulla A22

  1. Devo dire però che venendo in giù, in una Raststation austriaca che non gli avrei dato un soldo di fiducia, facevano un espresso che non era affatto male…

  2. Mi piace. (come su FB)