Tipi di expatriates

Lavorando in un’organizzazione internazionale, insieme ad altri stranieri come me, ho avuto modo di effettuare parecchie osservazioni di tipo antropologico e ho dedotto che esistono diversi tipi di expatriates, classificabili a seconda del grado d'integrazione nel paese di destinazione, in questo caso la Germania. Per semplificare, descriverò i principali. Grado 10: "mimetico" o “perfettamente integrato”. Questo personaggio abita in Germania da diversi anni e ormai fa parte del paesaggio. Parla benissimo il tedesco, o perlomeno ci prova, ha amici tedeschi e magari ha anche il partner teutonico. Col tempo ha fatto propri usi, costumi, tradizioni e abitudini del popolo mitteleuropeo, volente o nolente. Nel periodo dell’Oktoberfest si presenta in ufficio in Lederhosen o Dirndl (i tipici costumi bavaresi); mangia Brezen per merenda e spiccica anche qualche parola in dialetto bavarese. La Germania può piacergli oppure no, ma ormai ne fa irremediabilmente parte. Il passo successivo di solito è la richiesta di cittadinanza tedesca.
Grado 5: “un piede a casa mia e uno in Germania”. Questo tipo di expatriate non ha ancora deciso se un giorno tornerà in patria o se invece abiterà per sempre in Germania. Da una parte sente la nostalgia di casa, rimpiange i luoghi familiari, gli affetti e la tipica sensazione di familiarità che all’estero ancora non prova. S’impegna a studiare il tedesco, ma ancora non lo sente suo e si trova in difficoltà ad esprimere concetti complessi. D’altra parte sa che a casa sua, per un motivo o per un altro, non può tornare o non lo desidera fino in fondo e quindi si sente inquieto, insoddisfatto, fuori posto. Ogni tanto si butta nella ricerca di un lavoro nella madre terra, ma poi abbandona e dice a se stesso: “In fondo sto così bene qui”. Vive essenzialmente diviso.
Grado 0: il “pesce fuor d’acqua”. Egli (o ella) vive in Germania da pochissimo tempo, si parla ancora soltanto di settimane o mesi. È spaesatissimo, non capisce nulla di quanto gli capita intorno, non ha ancora amici, tende ad aggregarsi con gli altri expatriates e basta o addirittura soltanto con i connazionali. È perplesso di fronte ad abitudini che non comprende – come ad esempio per un italiano può essere la famigerata mancanza del bidet; non sa se ha fatto la cosa giusta trasferendosi all’estero e a volte piange di fronte a un Würstel, sognando di tornare a casa sua.
Grado 0 assoluto: “non ne voglio assolutamente sapere d’integrarmi”. Il personaggio vive all’estero ormai da anni, ma non ha la minima intenzione di prenderne atto. Non parla una parola della lingua locale e gli va benissimo così: tanto si arrangia con l’inglese o appoggiandosi sempre a qualcun’altro. Va dai medici che parlano la sua stessa lingua, non partecipa a feste locali e non è curioso affatto di conoscere la cultura del paese ospitante, di cui non gli potrebbe importare di meno. È tagliato fuori da tutto (non può andare nè al cinema, nè a teatro, nè partecipare alla vita sociale in generale), ma se ne bea allegramente. Oppure ne soffre, ma non fa assolutamente nulla per cambiare la situazione.
In mezzo, ovviamente ci sono diverse sfumature e l’elenco non è per nulla esaustivo. Per quanto riguarda me, come sempre, mi sento un ibrido. Ero già mezza tedesca prima di arrivare, ma ho sempre vissuto in Italia, quindi mi vivo più che altro come italiana; tuttavia quando ero in patria non mi sentivo completamente uguale agli altri e una buona parte del mio carattere è decisamente teutonica. Il mio spirito oscilla da sempre tra senso di appartenenza all’italico popolo e attrazione magnetica verso la Germania e dubito che supererò mai questa dualità. Ma in fondo questo è anche il mio bello, no?

Annunci

7 risposte a “Tipi di expatriates

  1. Se mi trasferissi, sarei di grado 7.5.

  2. Io sono decisamente grado 0

  3. Io sarei grado 8 (perché non so ancora bene lo svedese, ma mi sono ambientata piuttosto bene).
    Tutte la mattine a colazione vado di quotidiano svedese e di esercizi grammaticali e di pronuncia.
    L'ultima novità è che oggi il prof mi ha chiesto di scrivere il testo per l'esame in svedese… In realtà avrei il diritto di dare gli esami in inglese ma a volte accade che mi chiedano cose del genere, soprattutto se il corso è insegnato in svedese. Argh, speriamo di farcela.
    Alex

  4. Troppo brava, Alex. Scommetto che lo parli giá con scioltezza. Ma una cosa non ho capito: che cosa ci fai in Svezia?

  5. Magari lo parlassi con scioltezza, magari…
    Invece lo leggo e lo capisco solamente.
    In Svezia studio osteologia (umana e animale) applicata all'archeologia – normalmente detta bioarcheologia.
    Ah, dimenticavo che alcuni esami li do' in inglese, mentre il corso principale è in svedese (agli esami mi fanno le domande in svedese e io rispondo in inglese).
    Sono capitata qua quasi per caso, in realtà avrei preferito un Paese di lingua inglese – imparare da zero una lingua alla mia età non è semplice.

  6. Io mi sento grado 7.5: in Schwarzwald da 19 mesi, parlo la lingua con scioltezza, mi impegno a non prendere l´accento di qua, (tutto sch sch scht, terribile!). Frequento i corsi della Volkshochschule per ambientarmi sempre di più, però appena parlo con degli sconosciuti, dopo due battute mi chiedono subito da dove vengo… Che fastidio… È che la "R moscia" non mi viene e se mi sforzo, mi viene una pronuncia francese. Non so proprio come risolvere questo problema.
    Comunque mantengo un contatto continuo con l´Italia, con un viaggio al mese (400km), per stare con la famiglia e per fare la spesa. So inconsciamente che non tornerò più in Italia a vivere, ma non voglio ammetterlo ufficilamente. Arrivo a un 7.5?
    Elena

  7. Elena, fatti fare i complimenti! Bravissima e direi che ti meriti un 8 pieno, soprattutto per la scioltezza con cui parli la lingua! Un viaggio al mese? Mica male… Anche io finora ne ho fatti parecchi, ma direi che da qui a Natale più nulla… Sigh! Sigh! Oggi sono homesick 😦