Donne dududu (espatriate, ma non solo)

Quasi sempre quando si pensa all’espatrio al femminile si pensa a donne che, al seguito del marito trasferito all’estero dalla propria azienda, si trasferiscono anche loro e decidono che il loro lavoro da qual momento sarà la gestione pratica, organizzativa, sociale, amministrativa ed emotiva della famiglia, con o senza figli. Queste stesse donne sono disposte a ricominciare tutto da capo ogni qualche anno in un altro paese, senza perarltro poter scegliere quale sarà la loro destinazione. Ammiro sconfinatamente queste mogli o compagne coraggiose, audaci, flessibilissime, aperte, con un senso pratico e uno spirito d’avventura che definire invidiabili è davvero riduttivo. Eppure non ci sono solo loro e trovo sia giunta l’ora di dare una rinfrescatina all’immagine della donna expatriate. Sarei curiosa di sapere, infatti, quante hanno fatto come me. Invece di partire al seguito del marito, è il marito che è partito al seguito loro. Come me, sono loro che hanno cercato per anni e infine trovato, il tanto agognato lavoro all’estero avendo avuto (si spera) tutto il tempo il sostegno incondizionato e l’appoggio psicologico del consorte, che non ha smesso di credere in loro e nella riuscita del progetto comune, anche quando sembrava che persino la speranza fosse ormai defunta. Quante altre donne sono partite avendo già almeno un figlio,  casomai piccolo, ma avendo contemporaneamente un compagno disponibile a dare una mano, anzi tutte e due, nella gestione della prole, mentre lui imparava la lingua locale e cercava lavoro? Le espatriate al seguito del marito sicuramente incontrano parecchie difficoltà nella gestione di un quotidiano che, tra l’altro, appena collaudato, è solitamente da disfare e ricostruire da capo da qualche altra parte del pianeta; ma anche gli ostacoli che incontrano le expatriates “al contrario”, non sono da sottovalutare.  Nel mio caso, la fortuna enorme è, come detto, di avere un marito davvero eccezionale che, con un atto di coraggio secondo me non comune, è stato disposto a rivoluzionare tutta la sua vita ancora più di me. Io sono arrivata in Germania che conoscevo in parte la città, parlavo la lingua ed avevo (e ho) i parenti, mentre lui sta davvero ricominciando tutto da zero. Però, per concludere, non posso fare a meno di ammettere che un’ancora maggiore ammirazione la provo per tutte quelle donne che rimangono esattamente dove sono e non pensano minimamente a spostarsi altrove. Queste eroine affrontano sfide quotidiane che, ai miei occhi, appaiono titaniche, come ad esempio lavorare sempre nello stesso posto da decenni o di gestire il menage familiare senza grandi scossoni per anni e anni, con tutti i rischi che ciò comporta, come ad esempio la noia o la routine. Guardo con riverenza soprattutto quelle che resistono coraggiosamente in Italia, perchè hanno deciso che, anche se il loro Paese non gli va bene così com’è, è proprio il caso di rimanere e darsi da fare per cambiarlo in meglio. A tutte noi, qualunque scelta abbiamo fatto, va un “Brava!” d’incoraggiamento! (Sarà che sento l’arrivo dell’8 marzo, che mi è uscita tutta sta vena femminista?). 

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2 risposte a “Donne dududu (espatriate, ma non solo)

  1. Brava! Bravi!

  2. Beh, bravo anche tuo marito anzi, bravissimo!
    : )
    Alex