Telefonini

Ma allora e' vero: non si tratta solo di leggende metropolitane, voci di corridoio o piu' semplicmente di luoghi comuni. Gli italiani amano stare attaccati al telefonino. Adorano questo oggetto-totem, lo amano visceralmente. O lo odiano, ma non riescono a farne a meno. Tutto cio' ha qualcosa a che vedere con la nostra imprescindibile necessita' di comunicare, sempre e comunque. Non possiamo, ad esempio, stare al gate d'imbarco in aeroporto senza comporre il numero di qualcuno sulla tastiera del cellulare, per poter dire "Ciao, sono qui al gate". Dopo pochi minuti, sull'autobus che ci porta verso l'aeromobile in attesa, ecco che sentiamo un bisogno impellente di dire: "Sono sull'autobus; tra poco parto". Saliti a bordo siamo costretti a spegnere, ma non appena l'aereo atterra, trac, dobbiamo per forza richiamare mamme, zie, nonni, cugine, amici, conoscenti, commercialisti per esultare trionfanti: "L'aereo e' atterrato!". Per non parlare della pessima abitudine di salire sui mezzi pubblici all'estero, ma anche in patria, e telefonare a voce altissima, come se nessuno potesse capire l'italiano (tanti quanti italiani vuoi che ci siano all'estero e vuoi che siano proprio su questo autobus? Ma noooo, dai….) o comunque sentisse. Ci piace mettere in piazza i cavoli nostri, ci proviamo gusto. Qui in Germania, invece, manco a dirlo, e' tutto l'opposto. Mi sembra di essere Alice in "Dietro lo Specchio": il mondo e' al contrario. Quasi nessuno telefona in pubblico e il cellulare e' visto veramente come un mezzo per le comunicazioni d'emergenza. Difficile vedere qualcuno sulla metro che discute a 100 decibel della ceretta o dei guai col consorte. Al lavoro in due mesi e mezzo non ho mai composto il numero di cellulare di nessun capo o collega, se non una volta, per prova. Perche' vige la mentalita' che, in merito al telefonino, cio' che non e' questione di vita o di morte, puo' attendere. E la collettivita' ne guadagnan in silenzio, pace e tranquillita'!

Annunci

11 risposte a “Telefonini

  1. devo dire che io odio questa mania degli italiani,io ho ridotto ai minimi termini, ma solo in germania quest'estate  mi sono resa conto di quanto stare senza telefonino sia salutare…nessuno che risponde al ristorante o di fianco a te alla cassa del spermercato, bloccando la fila perchè non riesce a pagare e parlare al telefono contemporaneamente o parla a gesti alla comemssa per chiedere la sportina..ammorbandoti con la sua conversazione..e quelli che rispondono in fila dal dottore " eh no alla fine guarda sono venuto dal medico perchè con queste emorrodidi…"(GRAZIE PREFERIVO RIMANESSE TRA TE E IL DOTTORE!!!)…
    In Italia siamo arrivati ai limiti massimi, per cui NON rispondere al telefonino per alcuni è segno di maleducazione…c'è addritttura chi con voce bassa e quasi con vergogna dice "scusami, sono impegnato TI DISPIACE se ti chiamo piu' tardi…"ma piano, che non ti senta nessuno…

  2. Concordo. Non sopporto quando son con qualche amico/amica e suona il cellulare e loro semplicemente rispondono: 'Ma non stavi parlando con me?' io mi chiedo…

  3. Io lo odio il cellulare, è proprio una mancanza di educazione rispondere in presenza altrui. A meno che non si tratti di lavoro – ma si tratta di casi rarissimi. Qui in Svezia tutti stanno al cellulare ma mai come da noi. Tuttavia si vedono sul bus e in metrò persone con l'auricolare che raccontano i fatti loro senza problemi per ORE. Il cellulare è ammesso pure durante la guida ma non il mandiare messaggi. Non capisco la differenza.
    La gente comunque non sta al cellulare in tua presenza o quando sta assieme ad altri (soprattutto in caso di fika – momento sacro!!)
    Alex

  4. Wow Alex, mi sa che la Germania e la Svezia si assomigliano molto per certi aspetti! Viva la discrezione nordica!

  5. Certo che sono simili, sono state nazioni amiche per tanto tempo. Qua la seconda lingua ufficiale era il tedesco, poi sono passati all'inglese. Dopotutto la Svezia ha radici germaniche nella lingua, e la lingua rappresenta la mentalità di un popolo.
    Ciao!
    Alex

  6. Mah, io tutto st'accanimento contro il cellulare non lo capisco. Perché dovresti sentirti offeso se uno risponde al cellulare in tua presenza? Non sei mica il centro del mondo. Anche se vai a casa di qualcuno, e suona il fisso, il padrone di casa non dovrebbe rispondere perché ci sei tu? Pensa a chi ti chiama e tu non rispondi perché sei casualmente vicino a uno dei 7 miliardi di persone del mondo…

    andiamo su, facciamo le battaglie giuste, non contro le sciocchezze

  7. Spinoza, così come rispetto tutte le opinioni diverse dalla mia, bisogna che ci sia rispetto da parte di chi è perennemente al telefono verso chi gli sta intorno. Io condanno gli eccessi: a me non sembra bello essere su un mezzo di trasporto pubblico e poi gridare ad alta voce a tutti i propri cavoli (l'ho visto succedere diverse volte). Un conto è rispondere velocemente al cellulare, un altro è stare al tel un tempo infinito, per di più gridando. E quelli che rispondono al cellulare durante le riunioni? Cafonissimi, si buttano sotto al tavolo e sussurrano "Non ti posso rispondere, sono in riunione!". E allora che cavolo rispondi??? Spegni, no?

  8. Sono d'accordo con te, ma infatti il problema come dici tu è "gridare" non "parlare al telefono". Gridare in pubblico è sbagliato sempre, sia che lo fai al telefono sia di persona. Parlare al telefono, con un tono di voce normale, non vedo che problemi debba dare a chicchessia. E' come quando sei in treno: se ti danno fastidio quello che parlano al telefono ti dovrebbero dar fastidio anche due amici che conversano di persona.

  9. E infatti mi dà fastidio. Sono decisamnte nordica in questo: apprezzo il silenzio e la discrezione intorno a me. Ma so che in Italia non faccio testo 😉

  10. Italiani: un popolo di santi,poeti, navigatori e … maleducati la maleducazione e la mancanza di rispetto verso il prossimo sono la nostra prerogativa.  L'uso del telefonino è il più classico degli esempi.
    Solo gli spagnoli possono batterci qualche volta nello "sport" della maleducazione.

  11. Concordo, ma chi sei? 😉 Ciao E.